Scrittori, il cinema vi vuole (ancora) così

Da “Ritorno alla vita” di Wim Wenders a “Padri e figlie” dell'”americano” Gabriele Muccino (in sala dal 1° ottobre), due film incentrati sulle vite tutto tormento e poca estasi di due autori di successo, coi volti dei divi James Franco e Russell Crowe…

Schermata 2015-09-24 alle 19.12.25 Una vita normale, no? La famiglia, il lavoro, le vacanze al mare o in montagna… Lo scrittore al cinema deve essere tormentato. Magari non “letteralmente” come il povero Paul Sheldon segregato dalla sua fan psicopatica perché  Misery non deve morire… O il furioso Jack Torrance – indimenticabile Jack Nicholson! – di Shining pronto a sterminre l’intera famiglia, però…

Si, qualche “problemuccio” lo scrittore al cinema lo deve avere per forza, altrimenti addio creatività. Eccoli, infatti, i due nuovi autori che irrompono in coppia e quasi in simultanea sugli schermi italiani: James Franco, bello e impossibile, nei panni in 3D di Tomas per Wim Wenders in Ritorno alla vita (già in sala per Teodora) e Russell Crowe, in quelli sofferenti di Jake Davis, per Padri e figlie, il terzo film a stelle e strisce di Gabriele Muccino, ancor più strappalacrime dei precedenti, nei cinema dal 1° ottobre (per 01).

Ebbene cominciamo dal ritorno al cinema di finzione del regista tedesco, dopo il ben più felice ritorno a quello della realtà coi magnifi ritratti della danzatrice e coreografa Pina Bausch (Pina e qui sì l’uso del 3D ha un senso evidente ) e del grande fotografo Sebastião Salgado (Il sale della terra).

In Ritorno alla vita Wenders si lascia affascinare (il soggetto non è suo) dalla storia di uno scrittore americano in crisi creativa – guarda un po’ – di cui seguiamo i tormenti, i sensi di colpi, e la sue difficoltà affettive nel corso di dodici anni, narrati – inutilmente – in 3D. Incontriamo Tomas (James Franco) quando ancora non è famoso e vive con la sua compagna, innamoratissima e “qualunque”. Lui si ritira in solitudine in cerca d’ispirazione, lei accetta la lontananza sostenendolo fedele. Ed è allora che accade l’incidente fatale: in una landa innevata investe col suo suv due fratellini sullo slittino. Uno dei due muore sul colpo.

Come sopravvivere a tanto dramma? Anche perché la mamma dei piccoli, la bella e enigmatica Charlotte Gainsbourg, nella sua isolata casa sui monti, diventa per Tomas una sorta di ossessione, ma allo stesso tempo anche il rifugio per i suoi sensi di colpa.

Intanto gli anni passano. Il fratellino superstite cresce e Tomas diventa finalmente famoso: il dramma vissuto gli è servito per sbloccare la sua creatività. E pure la sua vita affettiva: lasciata la vecchia compagna ha messo su famiglia con una bella editor e la sua bambina. Una pace apparente, però, presto interrotta dalla comparsa in scena del ragazzo superstite che cercherà l’incontro-scontro con Tomas, pronto a quel punto a rimettere in gioco il suo tormento, per uscirne definitivamente. Lasciando lo spettatore freddino e interrogativo sulla “spinta” creativa di Wenders.

Ma niente al confronto con Padri e figlie, fatalità, anche questo costruito su un arco temporale di 25 anni. L’età stessa della fglia dello scrittore americano di successo Jake Davis – Russell Crowe, pure in veste di produttore esecutivo del film – la cui tragica esistenza è ricostruita dai continui ricordi della ragazza  (Amanda Seyfried), diventata da grande una bella assistente sociale nei quartieri a rischio di New York, ma attraversata da terribili turbe autolesioniste, che in questo caso si traducono in sesso compulsivo  “da una botta e via”.

A sconvolgere la tranquilla vita dell’uomo è stata molti anni prima – siamo negli Ottanta e si usa ancora la macchina da scrivere – la morte accidentale della moglie. In preda a gravi disturbi che lo porteranno in una clinica psichiatrica, Jake dovrà combattere non solo contro i critici che stroncheranno il suo nuovo romanzo, ma anche e soprattutto con la famiglia della moglie decisa a strappargli il suo unico bene: la bionda e tenera figlioletta per la quale farebbe ogni sacrificio.

Senza più un dollaro, sempre più malato, Jake da vero “gladiatore” metterà insieme le ultime forze per scrivere il suo capolavoro, Padri e figlie, terminato un attimo prima di morire, ma consacrato dal Pulitzer postumo. Mentre la figlia ormai grande e orfana, imparerà finalmente ad amare, sconfiggendo la paura dell’abbandono. Che ne dite?