Se dal cielo piovono mucche. L’irresistibile commedia argentina dal destino multiculturale

È “Cosa piove dal cielo?”, commedia di Sebastian Borensztein premiata alla Festa di Roma 2011. Un divertito affresco  dell’Argentina multietnica in cui la memoria (quella di immigrati italiani comunisti) fa da sfondo alle inattese casualità della vita. Qui la recensione pubblicata su l’Unità nel 2012 al momente dell’uscita in sala del film…

Ci sono il tema dello scontro tra culture, l’immigrazione, la memoria, le casualità assurde della vita e persino l’Unità. Sì proprio il nostro giornale che fa la parte del «destino». Ma soprattutto c’è una travolgente ironia surreale così contagiosa da dare il benvenuto fin dalla prima sequenza, quando quella pioggia di mucche dal cielo sull’idilliaco villaggio cinese fa scatenare le prime risate.

Stiamo parlando, infatti, di Cosa piove dal cielo? il film che ha ricevuto un doppio premio allo scorso Festival di Roma (del 2011), mettendo d’accordo pubblico e critica.

A firmarlo è il cinquantenne regista argentino Sebastian Borensztein, un passato da pubblicitario e un padre celebre comico che, in questo suo terzo film, mette a frutto l’eleganza della fotografia con la pungente ironia di famiglia per raccontare questa storia di destini incrociati e di realtà che superano l’immaginazione, proprio come nelle storielle cinesi, da cui nasce il titolo originale, Un cuento chino.

Improbabile, infatti, è l’incontro tra Roberto (gli dà il volto lo straordinario Ricardo Darin, già protagonista del film premio Oscar, Il segreto dei suoi occhi, dal romanzo di Eduardo Sacheri), un ferramenta burbero e solitario di Buenos Aires e Jun, un ragazzo cinese, tenero e timidissimo, arrivato in Argentina in cerca dello zio.

Roberto è il classico burbero di buon cuore. Vive solo nell’appartamento di famiglia attiguo alla bottega. In camera ha una vetrinetta con la foto della madre morta giovanissima che riempie di animaletti di vetro soffiato. Le sue giornate sono tutte uguali. Il suo unico svago, anzi la sua vera passione, sono le notizie di cronaca, quelle incredibili che non sembrano vere. E che lui ritaglia meticolosamente dai quotidiani per conservarle nel suo album. E per viverle in prima persona mentre le legge. Proprio come quella, pazzesca, di un traffico clandestino di mucche in Cina a bordo di aerei russi, finito in tragedia col lancio dei pesanti quadrupedi sulla popolazione a causa di un’avaria del velivolo.

Un giorno, però, la sua solitudine tanto difesa si scontrerà con l’arrivo di Jun, scaraventato fuori da un taxi. Il ragazzo è impaurito e sperduto, non parla una parola di spagnolo e non sa dove andare. Ed è in cerca dello zio. Unica traccia, il tatuaggio che ha sul braccio con scritto un indirizzo di Buenos Aires.

Da lì comincia l’avventura, perché Roberto è burbero e solitario ma sa bene cosa sia la solidarietà, soprattutto nei confronti dei più deboli. Tanto da fare persino a botte col poliziotto del commissariato (un naziskin razzista e arrogante) che, in attesa di «garanzie» dall’ambasciata cinese, vorrebbe buttare in cella il ragazzo, come un ladro.

Inizia dunque la singolare convivenza tra i due, fra incomprensioni linguistiche e slanci di generosità reciproca. Insieme si avventurano per il quartiere cinese di Buenos Aires, in cerca dello zio, dove le nuove generazioni parlano meglio lo spagnolo che la loro lingua di origine. Dove l’integrazione non è più una scommessa ma una realtà, capace di portare con sé il cambiamento. E cambiare anche il destino del burbero ferramenta.

Il gioco dello scontro tra caratteri e culture opposti funziona alla grande. Riuscendo, sempre sul filo dell’ironia e della leggerezza, a scavare nell’animo di Roberto, fino a dirci di quella scelta di solitudine. Legata ad un passato che riguarda l’intera Argentina: l’«assurda» guerra delle Falkland che Roberto, come ogni giovane della sua generazione si è trovato a combattere. Lui figlio di immigrati italiani e comunisti (è suo padre che leggeva l’Unità) scappati in Argentina a loro volta per sfuggire alla guerra. In questo senso Cosa piove dal cielo? è davvero una storiella zen che parla di tolleranza, solidarietà e speranza. Tutta da ridere e tutta da gustare.