Un “Effetto notte” che sarebbe piaciuto a Pirandello. Patierno alla Festa sorprende con Camus
Passato in concorso alla Festa di Roma “La cura” di Francesco Patierno. Una rilettura de “La peste” di Camus ambientata ai giorni nostri nella Napoli del Covid. Un riuscito cocktail tra realtà e finzione, un “effetto notte” che sarebbe piaciuto a Pirandello. Una città ritratta come un dopoguerra di Sironi. Da vedere …

A proposito di Nobel, Pirandello, a cento anni esatti di distanza dai suoi Sei personaggi in cerca d’autore, avrebbe molto apprezzato, anche se inevitabilmente esente da dolente ironia, questa versione attuale de La Peste di Albert Camus, Nobel appunto anche lui nel 1957.
Il film si chiama La Cura, tratto liberamente, ma anche molto fedelmente, dall’opera dello scrittore franco algerino, da Francesco Patierno, regista più che prolifico visto che in nove anni ha già girato undici apprezzati film e dopo questo, nel 2022, ne ha già sfornati altri due: Improvvisamente Natale e Svegliami a Mezzanotte.
Patierno ha scritto la sceneggiatura con Andrej Longo e Francesco Di Leva che è anche protagonista nel ruolo del dottor Bernard, insieme ad Alessandro Preziosi in quello di Tarrou, Margherita Romeo, moglie di Bernard, Andrea Renzi il Prefetto, Cristina Donadio Cottard, Antonino Iuorio Grand, Beppe Lanzetta padre Panelouk e Francesco Mandelli in quello di Rambert e di Mandelli.
Già perché il tutto è un riuscito cocktail tra realtà e finzione.
Con un’idea che stupisce non sia venuta ai francesi, Patierno trasloca la Peste degli anni ’40 da Orano, all’epoca Algeria francese, a Napoli dove una troupe sta girando un film tratto da La Peste in pieno primo lockdown, con mascherine chirurgiche ancora non FFP2, dovuto da quella attuale: la Covid pandemia.
Insomma un film sul film e non solo.
L’effetto notte in questo caso è ancor più spiazzante: talmente fuso tra realtà e finzione da confonderti. E dove l’unica realtà documentaria – dovuta alle incredibili immagini di una delle città più rumorose e piene di voci e colori, una Napoli deserta, autostrada compresa – sembra una finzione. Un dopoguerra di Sironi. Nonostante rispecchi una situazione vissuta in quell’epoca, solo un anno e mezzo fa, nella maggior parte delle metropoli del mondo.
Perché si fa molto presto a dimenticare.
Quello che invece non si dimentica è che non è per niente vero che in questi casi terribili “Nulla hanno da temere i giusti e tremano i malvagi” come sbraita Lanzetta, il padre Panelouk, in una chiesa deserta o con microfono su un tetto sotto una pioggia torrenziale. Perché in queste occasioni, com’è noto, i malvagi godono quasi sempre e fanno affari.
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