Una ballata per Limonov a Cannes. Col racconto di Emmanuel Carrère e lo sguardo di Kirill Serebrennikov

Passato in concorso “Limonov-The ballad” di Kirill Serebrennikov, dedicato al celebre scrittore russo così come lo racconta Emmanuel Carrère nella sua biografia (pubblicata in Italia da Adelphi) che fa da traccia al film. Ma non è un biopic, piuttosto è il “mistero Limonov”, poeta punk, romanziere, provocatore ma non dissidente, anti-sovietico e anti-Occidente secondo le fasi e fondatore del Partito Nazional-Bolscevico.  “Che ci diede – spiega il regista – un piccolo assaggio del fascismo, di quello che sarebbero diventati i fascisti russi”.

Tra i capitoli più riusciti di Limonov di Kirill Serebrennikov, c’è una New York anni ’70 più autentica di quella vera, magicamente ricostruita in studio, con la sporcizia, i rifiuti, i ratti, resa con la fotografia “indy” dell’epoca e col corredo acido dei Velvet Underground reinterpretati da un gruppo russo, gli Shortparis. Sono i classici: Take a Walk on the Wild Side, I’m Waiting for My Man, Sunday Morning, roba perfettamente affine al racconto e che fa sempre un gran piacere ascoltare. Il regista usa tutti i formati: quadrato e in b/n per raccontare l’Unione Sovietica, largo e colorato per gli Usa.

New York è una tappa della vita spericolata, per dirla con Vasco, di Eduard Limonov, all’anagrafe Eduard Veniaminovich Savenko (1923-2020), poeta punk, romanziere e molto altro, sessualmente a corrente alternata, provocatore ma non dissidente, anti-sovietico e anti-Occidente secondo le fasi, al culmine della sua tempestosa esistenza fondatore del Partito Nazional-Bolscevico, che sventolava confuse idee di opposizione ma aggregava soprattutto skinheads.

Limonov deve gran parte della sua fortuna in Occidente alla curiosità che il controverso personaggio ha ispirato allo scrittore Emmanuel Carrère e al romanzo che gli ha dettato (Limonov, Adelphi in Italia). Carrère, con cui il regista russo si è a lungo confrontato, appare nel film in un breve cameo. Scritto dal Pawel Pawlikowski del magnifico Cold War e in concorso a Cannes, il film arriverà in sala a settembre con Vision Distribution.

Racconta Serebrennikov che da ragazzo leggeva “Limonka”, il foglio di agitazione culturale e politica ricalcato sul nome d’arte di Limonov e al tempo molto popolare tra i giovani. Racconta anche che in seguito, quando ha cominciato a seguire la sua evoluzione politica, la sua prospettiva è cambiata:”Il Partito Nazional-Bolscevico fondato da lui nel 1993 ci diede un piccolo assaggio del fascismo, di quello che sarebbero diventati i fascisti russi.“

Poeta operaio a Char’kov, a Mosca in bolletta ma accolto dai circoli culturali, dropout sui marciapiedi di New York e rockstar letteraria a Parigi e in patria, Limonov è interpretato da un efficace (con qualche eccesso) Ben Winshaw di Skyfall, Spectre e The Lobster. Non è un biopic, è il “mistero Limonov” mediato dallo sguardo di Carrère, un antieroe senza registro morale, di cui Sebrennikov registra i molti amori con una pennellata di porno-soft.

Il vero pregio del film sono i testi dello scrittore, in prosa e poesia, onnipresenti. E alcuni sono notevoli, anche se nei suoi romanzi Eduard Limonov non ha mai avuto, per estrema coerenza, altro soggetto al di fuori di se stesso.

Fonte Huffington