“Perfect Day”, il nostro film di Natale. Non perdetelo!

La guerra dei Balcani raccontata con graffiante ironia attraverso lo sguardo degli operatori umanitari. Il 10% degli incassi del 25 dicembre andranno ad Emergency. Benicio Del Toro e Tim Robbins tra i protagononisti…

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C’è un libro anche dietro Perfect Day, uno dei più bei film di questo 2015 ormai agli sgoccioli. È Dejares Llover della spagnola Paula Farias, scrittrice ma soprattutto volontaria di Medici senza frontiere. La sua esperienza di responsabile delle emergenze mediche durante la guerra dei balcani, infatti, è il tema di questo nuovo lavoro di Fernando Leon De Aranoa, il Ken Loach spagnolo per intenderci, che a inizio 2000 conquistò la ribalta internazionale con I lunedì al sole, gioiello d’ironia e “militanza” sulla crisi del lavoro.

9788467017021Non stupisce, infatti, che De Aranoa, dopo un percorso d’autore ormai consolidato anche nel documentario sociale, sia rimasto colpito da questo romanzo che proprio con l’arma dell’ironia racconta la follia della guerra e i suoi quotidiani paradossi.

Con un cast internazionale, e che cast: Benicio Del Toro, Tim Robbins, Olga Kurylenko e Mélanie Thierry, il film è un po’ una sorta di omaggio  – a suo modo, s’intende – al lavoro degli operatori umanitari, presenti ormai su ogni fronte bellico.

Qui siamo in Bosnia, nel 1995, all’indomani degli accordi di Dayton che avrebbero dovuto metter fine ad uno dei conflitti più atroci e sanguinari degli anni recenti. Ma certamente nulla è come prima e il caos regna sovrano. In questo scenario si muovono Mambrù (Benicio Del Toro), responsabile di una ong e il suo collega B (Tim Robbins), l’uno inguaribile dongiovanni ma serio e determinato nell’agire, adrenalinico e fuori di testa l’altro.

In squadra con Mabrù c’è la giovane ed idealista Sophie (Meélanie Thierry), esperta di purificazione delle acque. Insieme, infatti, devono “bonificare” un pozzo: il cadavere di un ciccione, buttatoci dentro ad hoc, rischia di avvelenare l’unica fonte di approvvigionamento della vasta area montuosa. Il film inizia da qui: Mambrù che tenta di tirare su il morto quando, improvvisamente…. la corda si spezza.

Il resto del film è la ricerca di una nuova corda da parte di Mabrù & Co. Ecco allora che come in una ballata  piena di ritmo, vediamo i nostri fare su è giù per la zona a bordo dei loro suv, incrociando la brulicante umanità che popola il caos di questo teatro dell’assurdo.

Le truppe Nato che con kafkiano diletto mettono i bastoni tra le ruote ai cooperanti, invece di agevolarne gli interventi. Il circo mediatico. I combattenti ancora in stato di guerra che continuano a fare posti di blocco e, dove possibile, stragi fratricide. I civili che non collaborano in alcun modo, anzi. Sentinelle messe a guardia del nulla. Ragazzini dalle famiglie sterminate dai loro vicini di casa. Case fatte saltare in aria con le bombole del gas, interamente distrutte, così da non permettere più il ritorno di eventuali proprietari, secondo la folle legge della pulizia etnica (uno dei pochi momenti drammatici del film e il più alto). Insomma, la guerra.

Quella dei Balcani la più folle, la più cruenta che Aranoa ci racconta sul filo dell’ironia e dello humour nero, tra metafore e non, attraverso una scrittura ad orologeria che sicuramente guarda ad un illustre precedente: Non Man’s Land del bosniaco Danis Tanovic, che per primo ha saputo raccontare il ridicolo di una guerra atroce.

Perfect Day, film rivelazione di Cannes 2015, è in sala per Teodora dal 10 dicembre. E il giorno di Natale la distribuzione ha deciso di devolvere il 10% degli incassi ad Emergency, la storica associazione italiana impegnata da oltre vent’anni nell’aiuto delle vittime civili delle guerre. Proprio come i protagonisti del film. Un bel modo, insomma, di augurare buon Natale!

 

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

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