Il dibattito sì. “Non sarò mai vegano” è in sala il doc che risponde alle vostre domande

È in sala “Non sarò mai vegano” (per NFilm) il documentario del britannico Thomas Pickering dedicato a falsi miti e benefici dell’alimentazione vegana. Il film è distribuito in collaborazione con VEGANOK e Assovegan. Dopo ogni proiezione il dibattito con esperti ed esperte per continuare il dialogo con il pubblico. E tra chi è scettico e chi è possibilista c’è chi chiede: “Ma lo spritz se sono vegano lo posso bere?”

 

“Mamma perché non mangiamo carne?” È la prima domanda che il regista britannico Thomas Pickering pone a sé, agli spettatori e alle spettatrici, la prima di molte altre che segnano la forza del documentario Non sarò mai vegano. Nelle sale dal 30 marzo, con la distribuzione di NFilm in collaborazione con VEGANOK e Assovegan, il film si pone da subito come un dialogo tra il narratore e chi guarda, costellando il racconto di piccoli innocenti (all’apparenza) quesiti che ognuno di noi almeno una volta nella vita ha rivolto a chi segue una dieta vegana.

Le domande diventano il mezzo per compiere diversi viaggi, tante strade che portano dal microscopico al macroscopico: dalla sofferenza di un singolo pollo alla distruzione del pianeta. Nel ruolo di guida, il regista e narratore ci svela l’atroce percorso che gli animali devono affrontare negli allevamenti intensivi, alternando questo racconto alle imprese di tre atleti professionisti vegani: l’ultra runner Mike Coppock, la campionessa di power lifting Sophia Ellis e l’ultra atleta ottantaquattrenne Paul Youd. Ognuno di loro sfiderà non solo se stesso e se stessa a battere un record, ma procederà anche a demolire tutti quei falsi miti sulla pericolosità del veganesimo per il corpo umano.

Ad aiutare i tre sportivi in questa seconda missione ci sono statistiche, esperti ed esperte di ogni settore che confutano tutte le domande (spesso retoriche) rivolte unicamente a sminuire questa scelta alimentare – come le accuse di carenza di vitamina B12 o proteine – ridimensionando grazie ai dati la realtà delle cose, evidenziando i benefici di una dieta vegana rispetto a quella onnivora. Fare attenzione a come e cosa mangiamo diventa un modo per fare la propria parte, uno strumento per rendere più sana la nostra vita, quella degli animali e del pianeta.

Ma può un singolo cambiare davvero le cose, diventando vegano? Una domanda simile se la pone anche il regista e ci mostra che, sebbene per contrastare il cambiamento climatico siano necessari ben altri interventi di rewilding (pratica che punta a ristabilire ecosistemi selvatici diminuendo drasticamente la presenza dell’uomo in quegli ambienti) o anche la chiusura degli allevamenti intensivi, per la vita degli animali basta davvero una persona per salvarne molti dal mattatoio.

Domande che portano altre domande. La stessa distribuzione (di Francesco e Luca Notarangelo), infatti, quasi a voler continuare il dialogo aperto da Pickering con il film, sta accompagnando le proiezioni con incontri e dibattiti, in cui il pubblico continua a chiedere, a ragionare con professionisti, professioniste, attivisti e attiviste.

In sala, tra dubbi divertenti come “Ma lo spritz se sono vegano lo posso bere?” (che apre comunque una parentesi sulla produzione di vino e alcolici vegani) o dilemmi sulle amicizie tra vegani e non vegani, emergono questioni più serie legate piuttosto alle case farmaceutiche, all’eccessiva presenza di antibiotici negli animali allevati, causa dell’aumento dell’antibiotico-resistenza nei pazienti carnivori, ma anche l’enorme impatto ambientale causato dalle aziende produttrici di carne e dagli stessi consumatori. Tutti elementi che contribuiscono al surriscaldamento globale.

Se anche voi volete avere risposte e porvi domande, trovare tutte le proiezioni qui.


Valentina Scarfò

Tirocinante Università La Sapienza

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