La scomparsa di Mario Vargas Llosa. Tutti i film dai libri del premio Nobel peruviano

“Il simbolo della libertà in una società è sempre la letteratura. Quando c’è libertà la letteratura fiorisce e quando viene meno soffre moltissimo”. Mario Vargas Llosa, tra i più grandi della grande famiglia letteraria sudamericana, premio Nobel per la letteratura nel 2010, è morto il 13 aprile a Lima all’età di 89 anni.
La letteratura come impegno civile, di conseguenza, è stata sempre la sua fede, sicuro che la scrittura abbia in sè la forza di poter trasformare la visione della realtà. Ed è così che intraprende la sua prolifica attività di scrittore.
A soli 27 anni, nel 1963, con La città e i cani raggiunge già il successo internazionale, tradotto in molte lingue. Centrale nella storia la traumatica esperienza vissuta da ragazzo nell’accademia militare, dove suo padre l’ha spedito, certo di dargli una formazione più adatta ad un uomo che la scrittura a cui si dedicava già da giovanissimo. “Prima di conoscere l’autortarismo politico avevo già conosciuto quello paterno – dirà più tardi-. Il mio ingresso nella letteratura è stato il mio modo di resistere”.
È del 1985 l’adattamento del fortunato romanzo. A portarlo al cinema è il regista peruviano di origini italiane Francisco “Pancho” Lombardi che ne fece un successo da festival (premiato a quello di San Sebastián). Come nel libro la vicenda è ambientata nella comunità di cadetti della rigidissima Scuola Militare di Lima. Quattro ragazzi che imparano un unico cinico principio: annientare per non essere annientati.
Dello stesso regista è anche Pantaleon e le visiatrici, dall’omonimo romanzo del 1975, di cui esiste anche una versione cinematografica firmata dallo stesso Vargas Llosa. Questa di “Pancho” Lombardi è una coproduzione Spagna-Perù del 2000 che, fedele al romanzo, torna a prendere di mira, con comicità grottesca, la cieca osservanza alle regole dell’esercito. Siamo in un campo militare nella foresta amazzonica e i superiori, per raffreddare l’ardore della truppa, incaricano il sottoposto Pantaleón di andare alla ricerca di disponibili “visitatrici”. Ma la situazione ben presto diventerà molto complicata. Angie Cepeda, star delle soap-opera peruviane, sarà lanciata internazionalmente dal film.
La denuncia delle dittature, i soprusi, il colonialismo, del resto, saranno il filo rosso di tanta della produzione letteraria di Vargas. L’”autopsia delle dittature” come le definisce. Vissuta da lui stesso quella del Péru, dal 1948 al 1956, sotto il generale Odria raccontata in uno dei suoi capolavori, Conversazione nella Cattedrale del 1969, o quella imposta da Trujillo dopo il colpo di stato del 1930 nella Repubblica Domenicana.
Centrale, quest’ultima, ne La festa del caprone, altro suo romanzo portato al cinema dal cugino Luis Llosa, apprezzato regista di action movies. È una coproduzione internazionale con Isabella Rossellini nei panni della protagonista che torna dopo 30 anni nell’isola natia. Sarà l’occasione per fare i conti coi fantasmi del passato legati, appunto, alla feroce dittatura di El Chivo, il caprone.
Disinvolto sperimentatore di generi, già da giovanissimo, lo scrittore peruviano è riconosciuto anche per il carattere erotico e sensuale della sua scrittura. Spesso legata ad esperienze di vita vissuta. Lo è per esempio quell’amore giovanile per la sensuale zia Julia che diventerà uno dei suoi romanzi più celebri: La zia Julia e lo scrobacchino del 1977. Anche questo diventerà un film, nel 1990, per la regia del britannico Jon Amiel, ribattezzato La zia Julia e la telenovela. L’azione si sposta a Detroit nel 1950 dove il giovane Martin scrive testi per una piccola radio. L’arrivo dell’avvenente zia metterà pepe alla storia pronta a sovrapporre la vita vissuta con la telenovela. Con Keanu Reeves e Peter Falk.
Della grande famiglia latino-americana, l’amico argentino Julio Cortazar, il messicano Carlos Fuentes e, soprattutto, il colombiano Gabriel Garcia Marquez, Mario spiegò che la scoprì una volta arrivato a Parigi – è qui che conosce Jean-Paul Sartre a cui dedicherà le sue ultime fatiche – , prima “credevo di essere solo peruviano”.
Con Marquez resta nella leggenda il loro litigio sulle differenti posizioni politiche (o forse a causa di una donna). Comunista e fedelissimo della rivoluzione cubana, Vargas a differenza di Gabo, se ne allontanerà presto in polemica con Fidel Castro. Per arrivare via via ad abbracciare la destra estrema (compresa una candidatura alle presidenziali del 1990) con prese di posizioni pubbliche a favore Keiko Fujimori, contro il candidato della sinistra Pedro Castillo, nel 2021 in Perù, così come a favore di Bolsonaro e contro Lula alle presidenziali brasiliane.
Nella sua lunga vita piena di vita Mario Vargas Llosa, a 78 anni, ha voluto anche calcare le scene come attore. È del 2015 infatti il suo esordio a teatro ne Les Contes de la peste adattamento curato da lui stesso del Decameron di Boccaccio.
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