I conti in tasca. Karim Aïnouz “riveste” Bellocchio con “Rosebush pruning” al cinema

Al cinema dall’8 luglio (per MUBI) “Rosebush Pruning, la rilettura del brasiliano Karim Aïnouz de “I pugni in tasca” di Marco Bellocchio. A scrivere la sceneggiatura è il greco Efthimis Filippou, che sceglie la strada del grottesco per stupire il pubblico, trasformando però la storia in una vacua e sanguinosa faida familiare aristocratica. Presentato in concorso alla Berlinale 2026 …

Pochi giorni prima della sua première alla Berlinale, Mubi, la piattaforma streaming d’autore diventata ormai uno studio vero e proprio, aveva diffuso alcuni secondi di Rosebush Pruning, il nuovo film del brasiliano Karim Aïnouz. Era un pranzo di famiglia in cui si discuteva se il vestito indossato da Elle Fanning fosse o meno della collezione di un grande marchio. Probabilmente dovevamo capire lì che il soggetto che immaginavamo era stato rivoltato completamente.

Va da sé che vacuità del genere non esistono nel film a cui Aïnouz si ispira, l’esordio del 1965 di Marco Bellocchio, I pugni in tasca. Non solo perché allora l’alta moda doveva ancora strutturarsi o perché ci trovavamo in Val Trebbia, anziché in una lussuosa villa spagnola. Più semplicemente perché Aïnouz e Bellocchio vogliono atterrare su terreni diversi: il secondo su domande dolorose, il primo su un superficiale gusto dello choc.

A scrivere Rosebush Pruning è stato Efthimis Filippou, sceneggiatore greco che ha già messo la sua firma su molti lavori del connazionale Yorgos Lanthimos, soprattutto i suoi film più surreali. Qui ha scelto questo titolo, “sfoltendo il cespuglio di rose”, spiegandoci rapidamente il perché: ogni persona è una rosa, ogni famiglia è un cespuglio, ogni cespuglio va potato. Già un evidente smarcamento dall’originale, in cui la “sfrondatura” nasceva dall’esasperazione e non era certo un naturale andamento delle cose.

Aïnouz e Filippou vogliono sostanzialmente mettere a disagio e il modo in cui ci provano è calcando la mano lì dove la storia da cui sono partiti seminava appena accenni. L’incesto ad esempio, non più solo suggerito ma ampiamente sdoganato con un particolare gusto del grottesco. In questa nuova riproposizione infatti non cambia molto l’assetto dei quattro figli: tre maschi, di cui uno epilettico, e una ragazza. Nuove invece sono le dinamiche tra loro e la presenza del padre, cieco come lo era invece la madre per Bellocchio.

Non mancano, va detto, anche intuizioni vincenti. La passione verso il sangue, per citare la più riuscita, ossia l’elemento che tiene insieme la famiglia sia come fatto biologico che, poi, come fatto fisico quando i legami tra i membri inizieranno a oscillare. Allo stesso modo il cambio di classe sociale della famiglia apre un ventaglio molto diverso di prospettive. Certo è che ci dice molto del pubblico contemporaneo il fatto che questa storia, per tornare di tendenza, debba diventare una faida tra ricchi invece che l’angosciosa realtà di una famiglia piccolo borghese emiliana.

Il cast è lo specchio della metamorfosi. Vediamo la già citata Elle Fanning, nominata agli Oscar grazie al film di Joachim Trier, Sentimental Value. Ma anche Callum Turner, divo dei tabloid che si vocifera come il prossimo James Bond. C’è persino, ormai rinata dopo anni di invisibilità, Pamela Anderson in un ruolo del tutto nuovo. Tante scintille per una storia in cui, appunto, ci si domanda non a caso se un capo porti la firma di questo o quello stilista.

Rosebush Pruning infatti diventa in buona sostanza un quasi thriller, un litigio familiare per questioni di eredità. Un dramma del profitto e non della famiglia come istituzione. Curioso che entrambi i nomi di maggior peso del concorso berlinese si siano andati a chiudere in storie di aristocratici annoiati e avari, oltre ad Aïnouz infatti anche l’ungherese Kornél Mundruczó ha esplorato un ambiente simile nel suo poco riuscito At the sea.

Resta un certo dispiacere nel vedere un film fondamentale per il dopoguerra italiano ed europeo trasformarsi in un’innocua storia di rese dei conti tra sesso e sangue. Stupire è una dote importante, ma farlo solo per il gusto non lascia quasi nulla, se non la vaga etichetta di film d’autore. Non che la moda non abbia il suo valore, ma fare il regista è ben diverso dal fare lo stilista.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

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