Mario Martone, quanto gli è dolce naufragar nel mare di Capri

In sala dal 20 dicembre (per 01) “Capri-Revolution” di Mario Martone, produzione di punta RaiCinema, rimasta a bocca asciutta alla scorsa Mostra di Venezia. Due ore di teatro, danza e musica (e tanta bella gioventù) a fare da cornice alla gara d’erudizione tra un dottorino socialista e interventista e un pittore tedesco, guru, vegetariano, pacifista e bonazzo, impegnati rispettivamente nella difesa delle opposte fazioni del materialismo e dello spiritualismo. Nel mezzo una pastorella che lascia gli stazzi per seguire l’allegra comune di artisti …

Da Leopardi il ribelle alla guardiana di capre, ribelle anche lei e desnuda, migrata dalla famiglia di bifolchi all’allegra brigata new age che a inizio Novecento ha popolato l’isola di Capri, al seguito del pittore spiritualista tedesco Karl Wilhelm Diefenbach.

Mario Martone chiude la trilogia storica, cominciata coi giovani carbonari – ribelli per antonomasia – di Noi credevamo, portando in concorso a Venezia 75 il film che Raicinema avrebbe voluto sul podio, ma che è rimasto fuori dal palmarès, con gran scorno per la critica plaudente, la solita diciamo, poco avvezza ormai al dissenso.

Parliamo di Capri-Revolution, avrete inteso, due ore di teatro, danza e musica (e tanta bella gioventù nudista) a fare da cornice alla gara d’erudizione tra un dottorino (Antonio Folletto) socialista e interventista (siamo alla vigilia della Grande Guerra) e il suddetto pittore tedesco, guru, vegetariano, pacifista e bonazzo (l’olandese Reinout Scholten Van Ashat), impegnati rispettivamente nella difesa delle opposte fazioni del materialismo e dello spiritualismo.

Nel mezzo la giovane pastorella Lucia (l’indivisibile qui divisa Marianna Fontana), innamorata del dottorino ma che non disdegna le grazie, evidenti, del bel pittore. Analfabeta, rustica, schiava dei due rozzi fratelli, incapace persino di parlare l’italiano, dopo il corso di aggiornamento presso la comune di Seybu, dove si pratica il teatro danza, la musica sperimentale e il libero amore, la ritroveremo che capisce l’ inglese, legge Tolstoj, è diventata vegetariana e si gode nuda il sole di Capri.

Terminato il suo processo di emancipazione, dunque, ai due “estremismi” Lucia preferirà  la nave in rotta per l’America, sola di fronte alla sua libertà. Indicando insomma la terza via, che in estrema sintesi suona così: né coi fricchettoni né con la sinistra ideologica. La strada per il futuro sta nel mezzo ci indica Martone. Guardando ancora una volta alla storia per parlare del presente, come negli altri film della trilogia. E come del resto ci ha insegnato il grande cinema dei Taviani, inarrivabile in questo caso.

Le increspature della storia, le stratificazioni d’epoca, il regista napoletano le insegue per mettere in scena anche la sua storia artistica e generazionale, dal teatro, suo primo amore all’arte, di cui quel Seybu a capo della comune è l’evidentemente incarnazione di Joseph Beuys, anche lui pittore guru, riferimento degli ambientalisti e tra i fondatori dei Fluxus. La sua opera Capri-batteria, capace di estrarre energia dai limoni ed esposta a Napoli nell’80, era stata scelta da Martone come primo titolo del suo film, dove tra l’altro appare in uno dei “simposi” tra il dottorino e il pittore. A indicarci che l’arte è armonia tra uomo e natura, e in questo senso è rivoluzionaria.

La stessa rivoluzione invocata e mancata da Florian Henckel von Donnersmarck, nel suo soporifero biopic sul grande pittore tedesco, Gerhard Richter (Opera senza autore) dove mette in scena anche lui il personaggio di Joseph Beuys

Sorprende, alla fine, che tra i veri e presunti “rivoluzionari” passati alla scorsa Mostra, l’unico autentico ribelle si confermi un giovanotto tedesco di 86 anni, Alexander Gluge, che a cinquant’anni dal Leone d’oro per Artisti sotto la tenda del circo: perplessi, torna ad offrirci (alle Giornate degli autori) il suo dissacrante e ironico sguardo sul mondo col suo cinema, il suo sì, rivoluzionario. Mentre per Martone è dolce naufragare nel mare di Capri.

Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e del premio Bookciak, Azione!. E prima, per 26 anni, a l'Unità.

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