Orgia tragica. Gli ultimi libertini di Albert Serra, premiato a Cannes

Premio speciale della giuria di Un certain regard (capitanata da Nadine Labaki) a “Liberté” dello spagnolo Albert Serra. Nuovo tassello del radicale percorso artistico di un fuoriclasse (da festival) che stavolta porta in scena i libertini del Settecento per interrogarsi sull’ossessione del desiderio attraverso “un cruising storico” , in cui ritrovare il trash contemporaneo. Un’operazione estrema e radicale, sicuramente non per tutti. Ma il suo cinema è così, prendere o lasciare …

 

Albert Serra è l’autore che porta scompiglio, che divide il pubblico, che scatena i sentimenti forti: l’amore o l’odio. E così è stato anche a questo Festival di Cannes dove, “posizionato” strategicamente al fianco del concorso, l’artista e regista catalano sì è aggiudicato il Premio speciale della giuria di Un certain regard, facendo tanto parlare di sè le folle dei festivalieri.

Spiazzante, infatti, è sicuramente Liberté, sesto tassello di un percorso artistico complesso, in cui arte, filosofia, storia, pittura e letteratura, più che in altri autori contemporanei, diventano insostituibili compagni di viaggio, anzi vere e proprie ossessioni. Lo vediamo fin dal suo esordio “donchisciottesco” (Honor de cavalleria, 2006) e a seguire, attraverso le peregrinazioni dei Re magi (El cant dels ocells, 2008), la fine di Casanova (Historia de la meva mort, 2013), la morte del Re Sole (La mort de Louis XIV).

E qui, tanto più, in Liberté nato come testo teatrale di successo (il debutto nel 2018 al Volksbühne di Berlino, durante il festival) ora consegnato alla libertà creativa del suo cinema, ancora una volta rivolto alla storia, quella del secolo dei Lumi, suo luogo di ricerca preferito, dove rintracciare fuochi o fallimenti che ci riportino al nostro contemporaneo.

Il filo conduttore stavolta è il piacere, il desiderio, indagato attraverso gli occhi dei libertini, qui figli dell’illuminismo, contro ogni dogma religoso, convenzione sociale (la famiglia ovviamente), autorità costituita e falsa morale. Li troviamo scacciati via dalla corte puritana di Luigi XVI, Madame di Dumeval, il Duca di Tesis e il Duca di Wand e altri, mentre si rifugiano in Germania col favore del leggendario Duca di Walchen, seduttore tedesco e libero pensatore al cui cospetto si riuniscono con l’obiettivo di “esportare il libertinaggio”, facendo in questo caso nuovi proseliti tra le novizie di un vicino convento.

Ecco, le due ore o poco più di film, sono contenute in questa “performatica” notte di libertinaggio nel cuore di un’oscura foresta. Dove, al desiderio soltanto evocato dell’incipit segue la ricerca, la messa in scena frontale ed esplicita dell’ossessione. Il piacere cacciato nel fitto della foresta dove, come predatori affamati o anime in pena, i corpi dei protagonisti si intrecciano, si sovrappongono, si dilaniano, si brutalizzano fra di loro, in un crescendo sado-maso ipnotico ed estenuante, buono sicuramente per i palati più forti (o molto molto cinefili).

Albert Serra, si sa, coi corpi e tanto più quelli iconici è abituato a giocare da gran maestro. E come col truffottiano Jean-Pierre Léaud trasformato nel morente Luigi XIV, qui stessa sorte riserva al viscontiano Helmut Berger, stremato volto fantasmatico del Duca di Walchen. Davanti all’obiettivo e ancor più spesso fuori – campo, attraverso il sonoro – il regista tenta la rappresentazione dell’irrazionale, dell’impossibilità di appagare il desiderio, accompagnandoci fino alle estreme conseguenze di questa orgia tragica, di cui sul finale scrutiamo le “macerie”, tra uomini impotenti (dai falli di cuoio, o impossibilitati ad avere erezioni) e donne costantemente insoddisfatte (c’è chi si arrangia sui tronchi del bosco).

Tra i protagonisti, tra gli altri, anche Sade, Casanova e due interpreti della pittura barocca come François Boucher e Jean-Honoré Fragonard, paesaggisti e cortigiani.  “Volevo rappresentare un cruising storico, un luogo di caccia sessuale – confida lo stesso regista nelle note di regia – interrogare il desiderio, attraverso gli occhi dei libertini del ‘700 per arrivare fino all’oggi, al trash contemporaneo”. Quello, spiega ancora, che si può trovare in certe discoteche di Berlino o in tanti altri luoghi del mondo. Questo è Liberté, ossia il cinema fuoriclasse di Albert Serra. Prendere o lasciare.