Il corpo delle donne sullo schermo tra stereotipi ed inclusione. Un focus a “Le giornate della luce”

Con Silvia Scola, Oreste De Fornari, Domiziana De Fulvio, lo spagnolo Artur-Pol Camprubí e Gabriella Gallozzi appuntamento venerdì 13 giugno a Spilimbergo (ore 11 cinema Miotto) nell’ambito de “Le giornate della luce” per il focus dibattito, “A corpo libero- Le donne raccontate nell’audiovisivo tra stereotipi e inclusione”. Riflessione a più voci sui cambiamenti dei canoni di bellezza negli anni, fino al superamento del tabù nel tabù: la disabilità del corpo femminile. Incontro a cura di Bookciak Magazine …

 

Passionale e fatale, torbida e tentatrice. Francesca Bertini, prima diva italiana consacrata dal cinema muto, è anche il primo esempio – programmatico – di come le donne, di lì a venire, saranno rappresentate dal cinematografo.
Quella settima arte che, a parte rari casi – la pioniera Elvira Notari, in quegli stessi anni, per esempio – è sempre stata appannaggio degli uomini. Che le donne le hanno raccontate dal loro punto di vista.

È questo è il cuore di “A corpo libero- Le donne raccontate nell’audiovisivo tra stereotipi e inclusione”, focus-incontro a cura di Gabriella Gallozzi e Silvia Scola che si terrà venerdì 13 giugno (ore 11) a Spilimbergo nell’ambito de Le Giornte della luce. Partecipano all’incontro anche Domiziana De Fulvio, regista e d intimacy coordinator, Artur-Pol Camprubí regista e direttore della fotografia spagnolo ed Oreste De Fornari, critico cinematografico presente con video testimonianza.

La riflessione a più voci si propone come indagine sui cambiamenti dei canoni di bellezza negli anni, influenzati dal contesto sociale e politico. Le maggiorate dei Cinquanta per esempio (Gina Lollobrigida, Sophia Loren, Silvana Mangano, Silvana Pampanini, Sandra Milo) che riempivano letteralmente le sale tra bersagliere e amori e fantasia, proponendo agli spettatori italiani un’immagine femminile sempre più lontana dalla realtà e ridotta a mero oggetto del desiderio, (maschile, ça va sans dire) a suggellare la fine del Neorealismo che proprio Clara Calamai, invece, aveva trasformato in eroina tragica di Ossessione.

Passando poi attraverso i Settanta delle infermiere, professoresse, zie (Gloria Guida, Edwige Fenech, Laura Antonelli) e oltre, icone di malizie e desiderio (ancora una volta solo maschile). Gli Ottanta delle vacanze di Natale, dove tra camere da letto, piste da sci o spiagge ai Caraibi, le disinibite e yuppies co-protagoniste (Carol Alt, Barbara De Rossi, Elena Sofia Ricci, Nancy Brilli & Co.) principalmente bone ma qui più intelligenti delle loro ‘predecessore’, sono artefici di tradimenti, scappatelle e trame monotematiche perlopiù inqualificabili.

Non poco avevano fatto le neonate tv di Silvio Berlusconi, con i Drive-In e Cappelli sulle ventitré, vetrine di portatrici sane di cosce e tette con cui inondare i piccoli schermi, chiamate simpaticamente veline, che facevano fare un balzo indietro al cammino delle donne verso l’uguaglianza, come si diceva prima delle “pari opportunità”, e che con la discesa in politica del Cavaliere, avremmo poi ritrovato anche in Parlamento.

Bisognerà aspettare l’avvicinarsi del primo decennio degli anni duemila per assistere a dei cambiamenti. Quelli del resto, che il cinema d’autore, aveva già introdotto. Uno per tutti: Antonio Pietrangeli che le donne le conosceva bene e ancor meglio le raccontava insieme ai suoi sceneggiatori Ruggero Maccari ed Ettore Scola.

Imma Tataranni su Rai1 è tra le prime a rompere decisamente il canone di bellezza e botox con (la brava e bella) Vanessa Scalera, fino a Monica Guerritore baciata dal successo per Inganno dove mostra senza veli il suo corpo di donna agée e sensuale. Superando così anche l’altro tabù assoluto della vecchiaia (anche sessuata in questo caso) che imponeva alle donne (e alle attrici) di uscire di scena superati i cinquanta. Fino ad arrivare al superamento del tabù nel tabù, la disabilità del corpo femminile. Se la serie di Canale 5 I fantastici 5, racconta di un’atleta (Chiara Bordi, attrice disabile) con una gamba amputata, nella serie culto britannica Adolescence, un’insegnante qualsiasi e non un personaggio disabile, è interpretata da un’attrice con una focomelia ad un braccio. Quasi nessuno spettatore se ne accorge. Superare il tabù, infatti, significa renderlo normale.

L’incontro è realizzato in collaborazione con Bookciak Magazine.

 


Gino Santini

redattore

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