Cannes 2026 definitivamente senza Italia. Come sono animate Quinzaine, Semaine e l’Acid con molto da leggere
Presentate le selezioni delle altre tre sezioni indipendenti del festival di Cannes (dal 12 al 23 maggio): Quinzaine des cinéastes, Semaine de la critique e l’Acid. Anche qui nessun film italiano. Diversi invece i titoli di animazione (c’è pure l’esordio nel genere di Quentin Dupieux ) e quelli letterari. Da “In Waves” cartone ispirato ispirato al graphic novel “A ondate”, al Diario di una cameriera (ri)portato al cinema dal rumeno Radu Jude e una Virginia Woolf nigerania. Poi la Carrosse d’or della Quinzaine alla grande Claire Denis e l’ultimo documentario di Alain Cavalier…

Per un film d’animazione che apre la Semaine de la critique, un altro chiude la Quinzaines des cinéastes. È proprio vero che l’edizione 2026 del festival di Cannes (dal 12 al 23 maggio), quella che sarà ricordata per l’assenza dell’Italia (e magari finalmente qualcuno si farà pure una domanda e non certamente sui tagli, ma per una volta, sulla qualità generale del nostro cinema contemporaneo), anche nelle sezioni collaterali, punta molto su quelli che una volta si chiamavano i cartoni animati.

E che spesso attingono al ricco e raffinatissimo mondo dei graphic novel, ormai a tutti gli effetti, una fetta importante del panorama letterario. È il caso per esempio di In Waves, appunto, che aprirà (il 13 maggio) la Semaine de la critique che per la prima volta nella sua storia affida l’apertura ad un film di animazione. Si tratta dell’ opera prima della regista franco-vietnamita Phuong Mai Nguyen, ispirata al l’omonimo graphic novel di AJ Dungo, surfista della Florida diventato celebre nel 2019 con questa storia d’amore in cui surf ed elaborazione del lutto si intrecciano in maniera esemplare. Il fumetto col titolo A ondate è stato portato in Italia da BAO Publishing.
Del tutto misterioso, invece, è Le vertige, debutto nell’animazione per il re del nonsense francese Quentin Dupieux in doppia versione quest’anno al festival: in chiusura (il 23 maggio) della Quinzaine, la sezione autonoma e più combattiva di Cannes (sorella de Le Giornate degli Autori veneziane) e tra le “séances de minuit” della selezione ufficiale con Full Phil.

Ad aprire la Quinzaine (il 13 maggio) sarà invece la consegna della Carrosse d’or, il prezioso riconoscimento assegnato ogni anno ai cineasti che con la loro libertà di sguardo hanno influenzato profondamente il cinema. Quest’anno a riceverlo sarà Claire Denis che “da Chocolat a Stars at Noon, da Beau Travail – si legge nella motivazione – ha esplorato ininterrottamente territori, geografici, intimi e politici, in cui si intrecciano relazioni di dominio, desiderio, memoria ed esilio”.
La decana del cinema del reale francese è stata protagonista dell’ultima edizione delle Giornate degli Autori di Venezia con Écrire la vie, dedicato all’intera opera di Annie Ernaux riletta, letteralmente, da studentesse e studenti delle scuole francesi. Il film ha ottenuto la menzione speciale della prima edizione del premio collaterale Bookciak al miglior film da opera letteraria.
E di letterario in questa selezione della Quinzaine ci sono diverse opere. Anzi quattro per l’esettaza. Il caso più diretto è quello di Clarissa, dei fratelli nigeriani Arie e Chuko Esiri, che prendono La signora Dalloway di Virginia Woolf e lo trapiantano a Lagos: stessa struttura di una giornata che si chiude con una festa, stesso personaggio femminile che attraversa il tempo e la memoria, ma ambientazione radicalmente diversa, con Sophie Okonedo nel ruolo della protagonista e un cast che comprende David Oyelowo e Ayo Edebiri.

Sébastien Laudenbach porta invece la Carmen, l’oiseau rebelle nel mondo dell’animazione, e lo fa nel momento più simbolicamente opportuno: il centocinquantesimo anniversario dell’opera di Bizet, che a sua volta era nata dalla novella di Prosper Mérimée del 1845. Un adattamento di un adattamento, dunque, con una catena di riscritture che attraversa quasi due secoli. Laudenbach, già autore de La Jeune Fille Sans Mains dall’omonima fiaba dei fratelli Grimm, affida la voce di Carmen alla cantante Camélia Jordana.
Il rumeno Radu Jude- la sua destrutturazione di Dracula è molto piaciuta alla critica – sceglie la strada più obliqua: il suo Le Journal d’une femme de chambre non adatta il romanzo di Octave Mirbeau del 1900 – già portato al cinema da Luis Buñuel nel 1964 -, ma lo inserisce come oggetto narrativo interno al film stesso. Una giovane romena che lavora in Francia entra a far parte di una compagnia teatrale amatoriale che sta mettendo in scena proprio il testo di Mirbeau. La letteratura diventa così specchio dentro lo specchio, e Jude, Orso d’oro a Berlino nel 2021, usa questa distanza straniante con la precisione che gli è propria.
Il quarto caso è diverso per natura della fonte: Atonement dell’americano Reed Van Dyk, alla sua opera prima, si ispira non a un romanzo ma a un lungo articolo pubblicato da Dexter Filkins sul New Yorker. La storia è quella del marine Lu Lobello, che porta con sé il peso di un incidente mortale avvenuto a Baghdad e che cerca Nora, l’unica sopravvissuta della famiglia di cui si sente responsabile.

Da segnalare in concorso alla Quinzaine anche l’utimo documentario di un grande autore come Alain Cavalier, Merci d’être venu.
Nella sezione L’ACID, quella in capo agli stessi cineati e dal gusto davvero militante, figura un altro film letterario e d’animazione, a riprova di un momento particolarmente fertile per il genere. Si tratta di Blaise, diretto da Dimitri Planchon e Jean-Paul Guigue, che porta sul grande schermo un personaggio già noto al pubblico transalpino attraverso due vite precedenti: prima come protagonista di una celebre serie di fumetti pubblicata su L’Écho des Savanes e poi raccolta in tre volumi da Glénat tra il 2009 e il 2012, poi come eroe di una serie animata di trenta episodi prodotta per ARTE nel 2016 e diretta dallo stesso Guigue.
Al centro della storia c’è Blaise, un ragazzo silenzioso e apatico, che osserva senza reagire il circo familiare e sociale che gli ruota intorno: genitori borghesi nevrotici, una nonna razzista, un presidente-dittatore, un idolo dello sport corrotto. La satira è feroce e grottesca, condotta con umorismo nero e senza risparmiare nessuno.
13 Aprile 2018
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