Aiutare a morire per amore della vita. “È andato tutto bene” il libro che ha ispirato il film di Ozon

È nei cinema “È andato tutto bene” film di François Ozon con uno splendido André Dussollier nei panni del padre che chiede alle figlie l’eutanasia. Qui vi presentiamo il libro a cui è ispirato il film: sesto romanzo molto “vissuto” della scrittrice e sceneggiatrice francese Emmanuèle Bernheim (1955 -2017). Una riflessione senza schieramenti sul tema del fine vita, con una domanda a cui rispondere ciascuno a suo modo: come rifiutare a un padre di accontentarlo un’ultima volta nel suo letto d’ospedale? …

È il sesto, e forse il più intenso e “vissuto” romanzo della scrittrice e sceneggiatrice francese Emmanuèle Bernheim (1955 -2017): È andato tutto bene (apparso nel 2013 e tradotto da Einaudi nel 2015 da Margherita Botto, 162 pp., 18 euro). Presente in questi giorni nell’omonimo film di François Ozon, con cui l’autrice ha collaborato a più riprese.

Emmanuèle Bernheim, figlia del collezionista d’arte André Bernnheim e della scultrice Claude de Soria – autrice fra gli altri di Il coltello a serramanico (1985) e di Una coppia (1988), scrive libri brevi, controllati, caratterizzati da uno sguardo lucido, spesso impietoso sui personaggi, quale la protagonista di Sua moglie, apparso per Rizzoli nel 1994, che rappresenta la donna ossessionata non dall’amante e dal loro amore, ma dalle proprie fantasie sulla “rivale”.

In È andato tutto bene una telefonata l’avvisa che l’ottuagenario padre André ha avuto un ictus: panico immediato, per lei e la sorella Pascale. Al suo risveglio dal coma il genitore rimasto paralizzato si rivolge alle figlie con una richiesta che le lascia a dir poco sgomente: aiutarlo a morire.

E fra lucidità e terrore, Emmanuèle e Pascale navigano a vista nel dramma. Si erano ripromesse di esaudire qualunque desiderio lui avesse espresso dal letto d’ospedale, ma questa le travolge.

Emmanuèle Bernheim ci regala una storia tragica ma al tempo stesso piena di grazia, malinconia e umorismo; una storia vitale di cuori che devono essere forti quando niente è semplice, e di sentimenti umani: “non voglio lacrime intorno a me”, ordina l’anziano. Che ama troppo la vita e i suoi piaceri per accettare il declino.

Ma in Francia, allora come adesso, l’eutanasia costituisce un reato. Ci si deve quindi recare in Svizzera: lui ci andrà, e berrà “la prima pozione, e poi la seconda”, che trova amara e preferisce lo champagne, e si addormenterà ascoltando una sinfonia di Beethoven.

L’infermiera che gli ha tenuto la mano telefonerà alle figlie per annunciare che “È andato tutto bene”.
È dunque così semplice? In ciò consiste l’argomento centrale del libro, che non si schiera né pro né contro l‘eutanasia, ma si presenta come un invito a riflettere: come rifiutare a un padre di accontentarlo un’ultima volta nel suo letto d’ospedale? E come condividere e accompagnarlo nella sua scelta? Dinanzi alla sofferenza del padre, al suo sgomento e perdita di dignità, non resta loro che accettarne la decisone.