“Canto e canterò ancora”. Ballata per la Palestina per voci (Lo Cascio e Ovadia) e immagini (della Piccola Scuola di Cinema di Tor Pignattara)

Pubblichiamo la nuova produzione firmata dalla Piccola Scuola di Cinema di Tor Pignattara di Roma, partner dell’edizione 2025 del nostro premio Bookciak, Azione! nel cui ambito, per la sezione speciale LA CASA EDITRICE DELL’ANNO E LA SCUOLA DI CINEMA DELL’ANNO, hanno realizzato il bookciak Etonne-moi, liberamente ispirato al romanzo La teoria del salto di Corrado De Rosa (minimum fax 2024).

In questo nuovo video è protagonista la Palestina, la resistenza del suo popolo e la solidarietà internazionale che l’ha accompagnata negli anni. Alla base Canto e canterò ancora, una ballata civile contemporanea – come si legge nel comunicato della scuola –  “scritta da Canio Loguercio per le voci di Moni Ovadia e Luigi Lo Cascio. Il testo attraversa luoghi-simbolo della Palestina – il mare, Hebron, il Negev – e dà voce alle madri, ai figli, alle donne e agli uomini schiacciati dall’occupazione e dalla guerra.
È un viaggio nella memoria e nella resistenza: tra case distrutte, confini che si sciolgono “come sale nell’acqua” e voci che continuano a cantare nonostante l’assedio del tempo e della storia. Il brano intreccia parola recitata e canto, unendo poesia e musica popolare”.

Si tratta di un videoclip collettivo della Piccola Scuola di Cinema di Torpignattara, diretta da Alessandro Scippa, in collaborazione con
l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.
Le immagini d’archivio, provenienti dal Fondo Monica Maurer conservato presso AAMOD, sono tratte dal documentario Giornata della Terra – Um el Fahem, Sakhnin e Nazareth, 1981.

“Gli studenti della Piccola Scuola di Cinema di Tor Pignattara, che per l’occasione hanno firmato collettivamente la regia del videoclip, hanno lavorato con tutti quei materiali d’archivio conservati da AAMOD in cui veniva raccontato il popolo palestinese, con le sue tradizioni, i suoi balli, i suoi costumi, e con il suo forte legame con la terra. – sottolinea Alessandro Scippa -. Ci siamo detti da subito che non volevamo mostrare il già noto e cioè la sistematica distruzione di questo popolo, ma che per una volta sarebbe stato bello provare a raccontarne l’identità. È stato per tutti un importante percorso di conoscenza e consapevolezza, e di questo siamo grati a Canio che ce ne ha dato l’opportunità.”

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