Cosa manca a “Un anno di scuola”. Laura Samani a Venezia, confronto-scontro con Giani Stuparich
Passato in Orizzonti, alla Mostra 82, “Un anno di scuola” opera seconda di Laura Samani. Una rivisitazione del classico del triestino Giani Stuparich, attualizzata al 2007. Se la versione televisiva di Franco Giraldi del ’77 poteva cogliere anche le tensioni di quegli anni di battaglie per l’emancipazione femminile – tema centrale del testo letterario – qui l’elemento si perde con l’attualizzazione del racconto. In un contesto sociale poco approfondito, risalta un cast di giovanissimi molto affiatato. Uscirà in sala con Lucky Red …

Quando nel 1929, in pieno Ventennio, appare in libreria Un anno di scuola, quella ragazza dalle “parole dritte e un po’ fischianti” espressione di emancipazione e determinazione femminile, si distingue con evidenza nell’Italia fascista in cui le donne si vogliono unicamente moglie e madri.
L’eroina di Giani Stuparich, dal nome ibseniano di Edda, Edda Marty si muove infatti nella Trieste ancora asburgica (l’ambientazione del romanzo è appunto l’anno scolastico 1909-1910) quasi con la disinvoltura di una coetanea dei nostri giorni. Decisa così com’è ad andare all’università grazie alla legge asburgica, appena introdotta, che permette alle ragazze di frequentare l’ottavo anno di liceo, necessario ad accedere agli studi superiori.
È così che Edda si ritrova, unica donna, tra soli studenti maschi nel fatidico “anno di scuola” che cambierà la vita a lei e ai suoi compagni, oltre che consegnare alla nostra letteratura un grande classico. Un romanzo di formazione in cui, attorno alla protagonista “porta scompiglio” nel ristretto gruppo di amici – Antero, Pasini, Mitis – si avvicendano amori, lutti, delusioni e persino passioni politiche irredentiste e dannunziane tra i più.

Punto di partenza e di arrivo, però, è la volontà di emanciparsi di una ragazza dei primi del Novecento, alla ricerca di libertà e di parità con gli uomini. Mi avete “ricacciato nel mio sesso, mi avete costretto a restare donna perché vi facessi del male” è il rimprovero-confessione che Edda rivolge ai suoi compagni, accusandoli di non averla trattata alla pari. Nella versione televisiva firmata da Franco Giraldi per la Rai nel 77, nel percorso di emancipazione di Edda, mutatis mutandis, potevano quindi identificarsi le ragazze che proprio in quegli anni si battevano per l’aborto, il divorzio, la loro libertà sessuale.
Cosa ritroveranno oggi le coetanee di Fred, la Edda di Laura Samani nel suo Un anno di scuola trasportato nel 2007? Autrice molto apprezzata per il suo originalissimo esordio, Piccolo corpo, immerso in un mondo arcaico e tutto al femminile, la regista triestina firma qui la sua opera seconda, scritta con Elisa Dondi, approdando alla sezione Orizzonti del concorso veneziano.
Col volto della giovane Stella Wendick, svedese nella realtà come nella finzione (lo stereotipo di emancipazione anni Settanta è ancora in voga?), osserviamo la protagonista scontrarsi prima, ed entrare a farne parte poi dell’universo maschile dei tre amici, scatenando come la collega letteraria, amori, tradimenti e tentati suicidi.
Nella Trieste dell’altro ieri – siamo nel 2007, già detto – va da sé che il tema portante dell’emancipazione femminile perde quasi del tutto la sua forza. Mentre quello del maschilismo, prende la strada più contemporanea del bullismo e del sessismo. Poco c’è anche di contesto sociale (politico?) nonostante l’ambientazione triestina, un tempo città di frontiera e cuore di un’Europa che (non) verrà.
Anche il padre di Fred, venuto dalla Svezia per tagliare teste in fabbrica, non provoca azioni di nessun genere nel racconto, salvo un breve accenno alla diffidenza dei compagni di scuola nei confronti della ragazza. Da sottolineare, invece, con piacere, l’affiatamento reale tra i tre interpreti: Giacomo Covi, Pietro Giustolisi e Samuel Volturno. Come anche una delicata scena di sesso in cui a vivere “la prima volta” è un ragazzo, Antero, accompagnato alla scoperta della sessualità, con dolcezza, dalla protagonista. A riprova della sensibilità di un’autrice da tenere d’occhio.
Il film arriverà prossimamente in sala per Lucky Red.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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