La scomparsa di Mario Canale. L’artigiano-archivio del nostro cinema

È scomparso il 10 aprile a 77 anni Mario Canale, regista, sceneggiatore, autore satirico (“Il Male” e “Zut”) e, soprattutto memoria storica del nostro cinema. Le sue interviste, i backstage, i reportage dai festival sono un materiale enorme e prezioso che costituiscono il Fondo Canale dell’Archivio Luce, fonte imprescindibile per conoscere il cinema davanti e dietro le quinte di questi ultimi quarant’anni. Il saluto degli amici lunedì 13 aprile a Roma presso la chiesa Valdese di piazza Cavour…

Circa 500 backstage tra film italiani e stranieri, 2000 interviste a registi, attori, direttori della fotografia, costumisti, e decine di ore di reportage dai più importanti festival internazionali. In molti casi materiale non montato e per questo ancora più prezioso. E ancora ritratti doc dei grandi protagonisti del nostro cinema, da Gillo Pontecorvo a Marcello Mastroianni, dai frateli Taviani a Vittorio De Sica.

È scomparso il 10 aprile a 77 anni Mario Canale, autore-archivio di tutto quello di cui è fatto il cinema che, nei lunghi anni del suo lavoro da regista, sceneggiatore e autore di programmi tv, ha filmato sui set, raccontato dietro le quinte e attraveso le voci e i volti dei protagonisti e non solo, mettendo insieme un patrimonio vastissimo e preziosissimo.

Chi voglia oggi capire cosa sia stato il cinema italiano negli ultimi quarant’anni — i suoi nomi, i suoi riti, la sua energia umana prima ancora che industriale — può immergersi nel Fondo Canale dell’Archivio Luce (nel video è lui stesso a raccontarlo) e trovare tutto lì, ordinato e vivo, realizzato con lo sguardo limpido di un artigiano, quale Mario è stato prima di tutto, capace di entrare in ogni luogo con la sua discrezione intelligente e la sua ironia, che costituivano il suo lasciapassare. È stato tra l’altro redattore dei settimanali Il male e Zut, inarrivabili esempi di satira politica.

Nato a Ferrara nel 1948 Mario Canale ha attraversato anche la storia della tv italiana: da programmi come Babilonia, Première e Ciak, alle collaborazioni con Rai, Mediaset e le reti satellitari. Negli anni Novanta è tra i protagonisti degli esperimenti pionieristici di televisione tematica, curando La Televisione del Cinema alla Mostra di Venezia durante la direzione di Gillo Pontecorvo, e il magazine internazionale L’avventura.

Come regista, la sua filmografia è un catalogo affettuoso e rigoroso dei grandi del cinema italiano. Accanto alla compagna di lavoro e di vita Annarosa Morri, ha firmato ritratti indimenticabili: Marcello una vita dolce (presentato a Cannes nel 2006), Marco Ferreri il regista che venne dal futuro e Gillo le donne i cavalieri le armi e gli amori (alla Festa del Cinema di Roma nel 2007), Vittorio D. (alle Giornate degli Autori di Venezia nel 2009), Monicelli la versione di Mario (Venezia 2012, insieme a Felice Farina, Mario Gianni e Wilma Labate). E poi i Taviani, Francesco Nuti, Tonino Delli Colli — tutte figure restituite allo spettatore non come icone, ma come persone al lavoro.

I suoi film hanno percorso i festival italiani e stranieri fin dall’inizio: Notturni Diamanti a Salsomaggiore nel 1984, Maledetto Trussardi nel 1987, Mosca la città parallela ad Annecy nel 1990. L’ultimo progetto, Era Roma, risale al 2022: appassionato racconto della vitalità artistica della Capitale degli anni Settanta presentato alle Giornate degli Autori 2022.


Gino Santini

redattore

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