Dentro il pub degli uomini soli. “The Singers”, l’inno alla musica che unisce nel corto letterario da Oscar

Un corto da Oscar dai racconti dello scrittore russo Ivan Turgenev (1818 – 1883). È “The Singers” di Sam A. Davis disponibile su Netflix. All’interno di un pub, pieno di uomini soli e dalle vite alla deriva, una esplorazione raffinata della mascolinità, l’orgoglio e la difficoltà di esprimere le emozioni con umorismo spavaldo e sincerità disarmante, quando una improvvisa gara di canto dimostra che la musica può fare da ponte verso l’altro…

 

È una commedia musicale sensibile e potente, fra rivalità amichevole e vulnerabilità maschile: uno straordinario cortometraggio musicale della durata di soli 18 minuti, con titolo The Singers, ora disponibile sulla piattaforma Netflix. È valso l’Oscar 2026 per Il Miglior Live Action al regista, produttore cinematografico e montatore statunitense Sam A. Davis.

The Singers trae ispirazione dal racconto pubblicato nel 1852 in Memorie di un cacciatore (traduzione di Maria Rosaria Fasanelli, Garzanti 1991), dello scrittore e drammaturgo russo Ivan Turgenev (1818 – 1883), noto in particolare per Padri e figli (1862), considerato una fra le creazioni meglio riuscite della letteratura russa dell’800: vi descrive la struttura familiare della sua epoca e i rapporti interpersonali al suo interno, con il primo diffondersi delle prime idee rivoluzionarie nel Paese.

E anche in I cantori – come in tutta la raccolta Memorie di un cacciatore, basato sulle osservazioni fatte dallo stesso autore durante le battute di caccia agli uccelli e alle lepri nella tenuta materna di Spasskoe – ha inteso fornirci un ritratto corale della società del tempo, unendo realismo e profonda sensibilità romantica.

La storia si svolge in una serata di calura estiva in una taverna del villaggio di Kolotovka, dove si tiene una suggestiva e struggente gara di canto tra due contadini: Jashka il Turco e il sagrestano di Zhizdra.

E anche la pellicola di Davis esplora con estrema sensibilità la nascita di un legame umano profondo e inaspettato, scaturito da una gara canora improvvisata, ma stavolta non nella Russia dell’Ottocento, ma in un pub isolato e desolato della provincia statunitense dei nostri tempi.

I protagonisti, tutti uomini, esausti dal quotidiano, stanchi della vita e frustrati, scelgono per affrontarsi non la violenza, ma il canto. Tra una birra e l’altra inizia quindi una sfida musicale che finisce per trasformarsi man mano in un momento di verità: in ogni interpretazione emergono fragilità, rimpianti e un bisogno profondo di riconoscenza.

Il film, fra commedia e malinconia, esplora con finezza la mascolinità, l’orgoglio e la difficoltà di esprimere le emozioni con umorismo spavaldo e sincerità disarmante, dimostrando che la musica può fungere da ponte verso l’altro.

E sul finale canta anche il barista di colore, tutti si abbracciano e mentre il pub delle solitudini diventa comunità, il grassone stonato che cinguettava nel sotterraneo per non farsi sentire libera una gran voce da tenore. Tutti trovano una forma di riscatto personale attraverso il canto.

Il regista, già candidato all’Oscar nel 2024 per il documentario breve Nai Nai & Wài Pó, ha scelto per The Singers dei protagonisti inesperti ma noti ai social: buskers, musicisti e cantanti diventati virali su TikTok, YouTube e Instagram. Dai veterani dell’esercito ai tenori, fino a celebri voci blues, ognuno porta con sé una storia vera che alimenta l’improvvisazione dei dialoghi, con spontaneità e autenticità.

“Volevo riadattare il racconto di Turgenev con talenti inattesi, cantanti incredibili che spuntano all’improvviso nei video sui social,” ha spiegato, e “riempire un pub con questi ‘geni grezzi’ mi è sembrata la chiave per raccontare l’odierna solitudine maschile”.

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