SIC 41 «Ogni film è politico». Da Pirandello e Ovidio alla Tunisia distopica (e dantesca)

Beatrice Fiorentino, alla direzione della Settimana Internazonale della Critica, ha presentato i titoli della sezione autonoma e parallela di Venezia 83, al Lido dal 2 al 12 settembre. Apre “Il grande Giaffa”, esordio pirandelliano a tinte noir di Marco Santi, chiudono Roan Johnson e il compositore Davide Pavanello con “Rider”. I corti di SIC@SIC inaugurati da “Les metamorphoses, au féminin”, che rilegge Ovidio in chiave antipatriarcale. L’Italia in concorso tra lungometraggi con lo spaccato padano “Prima della guerra”, debutto di Tommaso Usberti con echi di Bertolucci e Pasolini. In gara anche il distopico «viaggio dantesco» di “The H@llow Man” (dalla Tunisia) e tre titoli latinoamericani, fra capitalismo coloniale, I.A. e identità queer…

«In un mondo che cambia, scegliere quali storie mostrare non può mai essere un atto neutrale», afferma Beatrice Fiorentino, Delegata generale e Direttrice artistica della 41ma Settimana Internazionale della Critica, sezione autonoma e parallela (fondata da Lino Micciché e organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI) della Mostra del Cinema di Venezia, attesa al Lido dal 2 al 12 settembre nella Casa della Critica (che per l’occasione cambia location).

E saranno forse fischiate le orecchie a chi, in un 2026 che toglie all’umanità la terra sotto i piedi (polverizzata da una bomba, sciolta da un’ondata di calore o acquistata da un rapace fondo immobiliare), rivendica il presunto diritto-dovere di artisti e operatori culturali a non schierarsi. Fiorentino cita piuttosto il Wim Wenders di una volta, quando il regista di Paris, Texas «diversi anni prima della clamorosa contro-sterzata all’ultima Berlinale» rimarcava nel saggio La logica delle immagini (1991) che «ogni film è politico».

L’assioma vale tanto più per i titoli selezionati alla SIC (dove, come in tutte le altre sezioni al festival veneziano, gli adattamenti da libri concorrono per il Premio Bookciak miglior film da opera letteraria): 9 lungometraggi e altrettanti corti «a partire da una mappa di provenienze che è di per sé una possibile indicazione di rotta». Includendo «un’Italia in vertiginosa trasformazione». Dove non mancano le suggestioni pirandelliane, nel caso de Il grande Giaffa, esordio di Marco Santi e apertura della selezione: narrando, anticipa Fiorentino, «la tragedia di un uomo senza qualità disposto a tutto pur di essere visto», nell’Odissea noir «di un’esistenza invisibile che mette a rischio sé stessa pur di abitare l’illusione di un altro». Nel cast Edoardo Pesce, Carlotta Gamba e Barbara Chichiarelli.

Dal canto suo la rosa di SIC@SIC, tutta dedicata ai film brevi, prenderà il via con una ricognizione antipatriarcale delle Metamorfosi di Ovidio, ne Les metamorphoses, au féminin di Maria Giménez Cavallo (già montatrice per Abdellatif Kechiche): dal poema antico, una professoressa estrapola e legge ai suoi alunni i brani che rappresentano scene di abusi sulle donne, mostrandoci il lato più controverso del classico e facendone lo specchio di un mondo contemporaneo ancora infestato dalla violenza di genere.

Cineletterario è poi il background di Roan Johnson (tra i suoi romanzi Prove di felicità a Roma Est Dovessi ritrovarmi in una selva oscura), che chiude la SIC con Rider, il suo nuovo lungometraggio (dopo I primi della lista, Fino a qui tutto bene, Piuma e State a casa, oltre a serie quali I delitti del BarLume e Monterossi) co-diretto assieme al compositore Davide Pavanello alias Dade, vincitore del David di Donatello alle musiche di Gloria! (in coppia con Margherita Vicario, guest-star di Rider come Claudio Santamaria). In sala per I Wonder Pictures dal 24 settembre, il film di Johnson e Pavanello riporta la Settimana della Critica, dopo Anywhere Anytime (2024), sulle affannose due ruote dei corrieri nell’Italia odierna, attraverso la vicenda di Sami, che deve recapitare una cospicua quantità di sushi in una villa lussuosa a nord di Milano.

Altri nodi e luoghi caldi dell’attualità scorrono nelle sette opere prime in concorso, che si contenderanno, tra i riconoscimenti, il Premio IWONDERFULL al miglior film, assegnato dalla giuria internazionale, il Premio del pubblico e il Premio Luciano Sovena al miglior produttore indipendente. L’Italia è in gara con Prima della guerra, dove secondo Beatrice Fiorentino il regista Tommaso Usberti unisce «il respiro visivo» della fase iniziale di Bertolucci «alle vibrazioni tragiche di stampo pasoliniano». Protagonista il ventitreenne padano Guido, spinto dall’incontro con l’immigrata kosovara Sonia a mettere in discussione il codice misogino e razzista con cui è cresciuto.

Spostandoci all’estero, il tunisino The H@llow Man di Kamel Laaridhi promette un «labirintico viaggio dantesco», nella cornice di un 2059 distopico dove biochip impiantati controllano e sopprimono ricordi ed emozioni, mentre «la poesia si fa ultimo atto di resistenza».

E non può non saltare agli occhi la forte presenza dell’America Latina, in un momento particolarmente cupo per il continente, tra la riscossa delle destre estreme e la stretta imperialista degli USA. Due i titoli provenienti dalla Colombia e uno dal Brasile: il Paese dove l’esperimento progressista di Gustavo Petro ha ceduto anzitempo il passo al filotrumpiano e filoisraeliano Abelardo de la Espriella porta in concorso The End of Times, di Bibiana Rojas Gómez e Juan David Cárdenas, e Meteorite di Sebastián Múnera. Nel primo i cineasti si muovono nel materiale d’archivio con l’ausilio dell’I.A., mettendo in luce i soprusi del capitalismo coloniale dietro il dolore di una madre; il secondo segue un contrabbando di cellulari tra un carcere e un parco a tema, edificato sull’ex tenuta di Pablo Escobar. Porta avanti la bandiera queer già cara alla SIC il brasiliano London di Márcio Pucioli e Victor Di Marco, quest’ultimo anche interprete nei panni di un ragazzo disabile che fa il dominatore in una fetish house.

Una Cina che rielabora la lezione di Michelangelo Antonioni nell’epoca di internet e del gaming è invece quella di Zoom In, Zoom Out di Dong Jie, al centro l’indagine su una persona scomparsa tra metropoli materiali e virtuali. Dall’India, e dalla prospettiva delle generazioni più giovani, osserviamo infine la gabbia globale del neocapitalismo in Our Share of Sand di Shalini Adnani: la dodicenne Maya si ricongiunge col padre, imprenditore nell’estrazione della sabbia, salvo scoprire, anche attraverso l’incontro con un operaio e un drammatico incidente, la rete di sfruttamento e false verità in cui è coinvolta la propria famiglia.

E gli spunti critici sulla realtà possono arrivare, come sempre, anche dai corti di SIC@SIC. In una competizione dove prevalgono nettamente gli sguardi femminili troviamo Dove le lacrime aspettano di Caterina Bertini e Blu Diego Fasoli, E-I-E-I-O di Noemi Arfuso, Granchità di Anaïs Landriscina e Chiara Toffoletto, Gusci di Elisa Chiari e Francesca Trovato, Se mai le cose di Giulia Cosentino, Puca di Sara Scalera e Revolver di Paoli De Luca. Chiude fuori concorso Un breve incontro di Liryc Dela Cruz (suo Come la notte), mostrandoci la condizione di chi, come la lavoratrice italo-filippina Kath, deve moderare i contenuti digitali nell’oceano oscuro del web.


Emanuele Bucci

Libero scrittore, autore del romanzo "I Peccatori" (2015), divulgatore di cinema, letteratura e altra creatività.

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