Il Piccolo America, il Metropolitan, la cementificazione di Roma. L’altra città possibile secondo Rifondazione
Contro la “Roma dell’asfalto e dei fondi immobiliari” il Piccolo America continua a raccogliere firme (illustri) del mondo del cinema e, il suo fondatore Valerio Carocci, annuncia la nascita di una lista civica — La Roma che non c’è — da contrapporre a Gualtieri alle comunali 2027. Alla base dello scontro col Comune Capitolino – e Regione Lazio -la riconversione dello storico cinema del centro di Roma, Metropolitan, nell’ennesimo spazio commerciale. E i «numerosi messaggi inaccettabili in un contesto democratico, da parte di una figura apicale del Campidoglio» che Carocci ha denunciato nei giorni scorsi. Di seguito l’intervento di Rifondazione Comunista che da anni si batte per impedire per legge il cambio di destinazione d’uso di tutti i luoghi della cultura e della socialità …

È gravissimo che una istituzione dello Stato faccia “pressione” su una associazione culturale – o su un suo rappresentante, o su chiunque – per impedire l’espressione di una opinione o di un dissenso politico. Qualunque sia il tema, qualunque sia il governo di quella istituzione, qualunque sia l’associazione che riceve finanziamenti pubblici. È successo di recente con “Più libri più liberi” da parte del governo Meloni, succede oggi a Roma nei confronti del “Piccolo America” da parte del Comune guidato dal sindaco Gualtieri.
Così come è stata grave la decisione del Comune di Roma e della Regione Lazio di trasformare lo storico cinema Metropolitan – nel pieno centro della città – in una sorta di centro commerciale dotato “anche” di una sala cinematografica. Ancora una volta, come ha fatto l’ex ministro Franceschini a livello nazionale, si mercifica tutto, anche ciò che non è mercificabile, cioè il sapere e la cultura. Tutto è “vendibile”, tutto deve essere assoggettato alle leggi di mercato, anche il governo di una città.
È importante che in difesa del Piccolo America si siano mobilitate alcune personalità del mondo dello spettacolo, come è importante che si esprimano contro la cementificazione e la mercificazione di Roma.
Rifondazione comunista da anni porta avanti – da sola – la battaglia per impedire per legge il cambio di destinazione d’uso di tutti i luoghi della cultura e della socialità: dalle sale cinematografiche, ai teatri, alle sale concerto, alle librerie, alle biblioteche, ai centri sociali che sono spesso ultimi presidi di democrazia, accoglienza, luoghi di diffusione e di produzione culturale. Così come sosteniamo la necessità del sostegno pubblico ai luoghi della cultura come “dovere” istituzionale. Naturalmente in piena trasparenza e senza discriminazioni o privilegi.
A Roma in questi anni molti di questi luoghi sono stati chiusi o costretti alla chiusura, molte sale sono state trasformate in supermercati o banche, sono sparite biblioteche e librerie, la cementificazione è andata avanti in modo irrefrenabile, alcuni centri sociali sono stati sgomberati – mentre Casapound pare intoccabile -, si sono spianati quartieri storici e distrutti monumenti. Purtroppo quasi sempre senza trovare solidarietà “importanti”.
E a Roma Rifondazione comunista lotta da anni in difesa di questi luoghi, così come contro gli sfratti e gli sgomberi delle case occupate, contro l’inceneritore, contro la gentrificazione, per il diritto alla casa, contro il potere degli immobiliaristi, per una città accogliente e antifascista, perché si rompa il legame con l’apparato industriale israeliano.
Perché per noi un’altra città è possibile e per questa ci battiamo.
Siamo sicuri quindi che i firmatari della lettera saranno al nostro fianco nelle lotte e per cambiare il governo della città.
18 Settembre 2015
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