Più Libri Più Liberi e il “patentino antifascista”. La polemica, Meloni, e l’invito della presidente Malato

Per partecipare alla prossima edizione di Più Libri Più Liberi — la Fiera nazionale della piccola e media editoria promossa dall’Associazione Italiana Editori, in programma alla Nuvola dell’Eur di Roma dal 4 all’8 dicembre — gli editori dovranno sottoscrivere una dichiarazione aggiuntiva al Regolamento generale della manifestazione.

Tra gli impegni richiesti, quello di “riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell’ordinamento democratico della Costituzione italiana”: una formulazione che esplicita, secondo gli organizzatori, principi già impliciti nel regolamento vigente, ma che ha innescato una polemica di proporzioni inattese.

La nuova clausola ha una genesi precisa: nell’edizione 2025 la partecipazione dello stand della casa editrice Passaggio al Bosco — realtà dichiaratamente di ispirazione fascista — aveva generato polemiche, contestazioni e defezioni tra gli espositori. Per il 2026 gli organizzatori hanno scelto di rendere esplicito nel regolamento ciò che ritenevano già implicito nei valori fondativi della manifestazione, introducendo l’obbligo di sottoscrivere l’adesione ai principi antifascisti su cui si fonda l’ordinamento costituzionale italiano. Una scelta che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto chiudere la questione. Ha prodotto l’effetto opposto.

Fino all’edizione precedente, il Regolamento si limitava a richiedere l’adesione ai valori espressi nella Costituzione italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’UE e nella Dichiarazione universale dei diritti umani. La nuova clausola — introdotta in una stagione in cui la Fiera ha rinnovato governance e team curatoriale — ha trovato un primo critico in Francesco Giubilei, editore di Historica e Giubilei Regnani, e ha rapidamente raggiunto i piani alti della politica: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta su X parlando di “censura”, trasformando quello che la Fiera definisce un aggiornamento tecnico-regolamentare in un caso politico nazionale.

A rispondere è la presidente di Più Libri Più Liberi, Annamaria Malato, che in una conversazione con l’ANSA respinge l’accusa e rilancia con un invito diretto: «Sarebbe molto bello se la premier venisse a vedere con i suoi occhi che alla Fiera ci sono editori, stand, giornalisti di ogni colorazione politica e di ogni orientamento. Lo dico non con intento polemico, ma per dimostrare che si tratta di un grande fraintendimento». La Fiera investirà il Comitato di Indirizzo per un approfondimento, pur ribadendo la «bontà del proprio operato, testimoniata da 25 anni di storia».

Malato allarga poi lo sguardo su una polarizzazione che travalica la singola manifestazione — dai casi Erri De Luca a Salerno Letteratura alle pressioni su Eshkol Nevo al festival Il Libro Possibile — con una riflessione che suona quasi come un manifesto: «La caratteristica del libro è articolare il pensiero, la riflessione, l’approfondimento, non fermarsi agli slogan».

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