La favola (vera) di mrs. Bloom e famiglia. Storia di una rinascita con cucciolo di gazza

In sala (per Lucky Red), il film Netflix “Penguin Bloom”  per la regia di Glendyn Ivin, tratto dall’omonimo romanzo (tradotto in Italia da Fabbri) di Bradley Trevor Greive scritto col marito della protagonista Cameron Bloom. Si tratta, infatti, di una storia vera. Quella della signora Bloom e famiglia che, a seguito di un incidente che la costringe sulla sedia a rotelle, troverà la forza di uscire dalla depressione prendendosi cura di un cucciolo di gazza ferito. Una favola vera, piena di belle immagini e ritmi televisivi …

“Sono importanti i film che parlano delle persone handicappate”. Questa la bizzarra
frase pronunciata da una sottosegretaria francese durante la montée des marches dell’appena concluso Festival di Cannes.
Non lo mettiamo in dubbio.

E che lo siano – e che da sempre siano considerati attraenti per attori ed agenti, visto che spesso hanno portato anche importanti riconoscimenti a chi li ha interpretati – è noto a tutti.

Ma non sempre riusciti. Intendo, esclusivamente, sotto un profilo puramente di valore cinematografico.
Il Penguin Bloom tratto dal molto apprezzato romanzo autobiografico, nel senso che a scriverlo è stato uno di famiglia, il signor Cameron Bloom (marito di Sam Bloom, protagonista della sventura narrata in questa storia) insieme a Bradley Trevor Greive, mi è sembrato appartenere a questa seconda categoria.

Nonostante la misteriosa coincidenza che è capitata mentre mi stavo per gustare il film diretto da Glendyn Ivin e interpretato con indubbia e sofferente partecipazione da Naomi Watts .
Mentre aprivo il computer, ho visto sul pavimento del poggiolo un piccolo ma paffuto uccello in elegante bianco e nero. Sembrava morto.

Come a volte succede, e direi sempre di più, andando a sbattere contro gli ambiti vetroni di cristallo che ci regalano il dentro e fuori delle case moderne.

Era la prima volta che mi capitava e non c’era alcun dubbio che fosse un cucciolo di gazza, finito davanti ai miei occhi mentre mi stavo preparando a vedere una storia che, appunto, raccontava il benefico aiuto che proprio un cucciolo di gazza riuscì a portare a una donna. La coincidenza mi è sembrata strabiliante.

Un po’ inquietante, ma anche benaugurante visto che, dopo un po’, riprese tutte le sue forze post shock, la gazza ha preso il volo.

Penguin è il nome che la bimbetta, primogenita della ex più che felice famigliola Bloom, da’ alla gazzetta cascata giù da un nido. Noah la adotta, cura e impone in casa. Un modo anche per distrarsi da un nodo di dolore che la tormenta. È lei che, in viaggio vacanza in Tailandia con genitori e fratellini, ha trascinato con entusiasmo, tenendola per mano, la sua mamma a vedere la splendida terrazza sopra il loro appartamento. La madre si è appoggiata felice a una ringhiera malconcia ed è finita di sotto, perdendo completamente l’uso delle gambe.

Il film si apre con una splendida visione dell’Oceano. Siamo in Australia.
Il mare è la passione di tutta la famiglia a cominciare dai loro genitori che tra le onde si sono conosciuti e amati.
Per una giovane donna sportiva, indipendente, vivace e comunicativa, finire su una carrozzella, dipendere dagli altri in tutto e per tutto, non può portare che al buco di una tremenda depressione, nonostante l’amore evidente del marito accudente (Andrew Lincoln noto ai più per la serie The Walking Dead), dei suoi bambini, della mamma, delle colleghe ed amiche.

Sarà l’arrivo casuale della piccola gazza giovane, scatenata e prepotente, ma anche lei con un handicap non da poco (non riesce ancora a volare) a “stanarla” pian piano dalla sua disperazione. A riportarle la voglia del contatto col mare e lo sport. Come da subito avrebbe fatto il nostro Zanardi.

Una favola vera, piena di belle immagini e ritmi televisivi. Distribuita da Lucky Red e proposta, appunto, da Netflix, oltre che nelle sale. Adatta a grandi, specie se appassionati di Pet Therapy, e piccini.

L’unico rischio è che vedendo quel che fanno i tre piccoli Bloom li vogliano imitare. Il loro gioco preferito è scatenarsi sul tetto senza ringhiere della casa e poi buttarsi giù a capofitto su un materasso per saltare.
Curiosa scelta, direi terrorizzante, per dei bimbi con mamma su sedia a rotelle.