La scomparsa di Moritz de Hadeln. Tra i tanti festival ha diretto anche la Mostra di Venezia

Anche i vertici della Biennale di Venezia si uniscono al cordoglio del mondo del cinema per la scomparsa di Moritz de Hadeln, morto il 4 luglio a Nyon, in Svizzera, all’età di 85 anni. Tra i più autorevoli direttori di festival internazionali di cinema, de Hadeln è stato direttore artistico delle edizioni 2002 e 2003 della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Di formazione cosmopolita (nato in Inghilterra, cresciuto tra Italia e Svizzera), personalità colta e pragmatica, abile tessitore di relazioni con autori, artisti e produttori, è stato fondatore e direttore del Festival del documentario di Nyon, direttore del Festival di Locarno, direttore per oltre vent’anni del Festival di Berlino e infine del Festival International du Film de Montréal.

Ha curato due edizioni della Mostra di Venezia ricche di qualità artistica e di talenti da ogni parte del mondo. Tra i principali titoli selezionati al Lido: Frida di Julie Taymor, Lontano dal paradiso di Todd Haynes, Era mio padre di Sam Mendes, Full Frontal di Steven Soderbergh, Ken Park di Larry Clark, Piccoli affari sporchi di Stephen Frears, Oasis di Lee Chang-dong, Velocità massima di Daniele Vicari, The Magdalene Sisters di Peter Mullan (Leone d’oro) nel 2002; nonché Lost in Translation di Sofia Coppola, 21 grammi di Alejandro G. Iñárritu, Anything Else di Woody Allen, Prima ti sposo, poi ti rovino dei fratelli Coen, Zatōichi di Takeshi Kitano, La moglie dell’avvocato di Im Sang-soo, Goodbye, Dragon Inn di Tsai Ming-liang, Le cerf-volant di Randa Chahal Sabbag, Buongiorno, notte di Marco Bellocchio, The Dreamers di Bernardo Bertolucci e Il ritorno di Andrey Zvyagintsev (Leone d’oro) nel 2003.

Nel 2002 attribuisce il Leone d’oro alla carriera a Dino Risi, e nel 2003 a Omar Sharif e a Dino De Laurentiis, valorizzando il ruolo creativo del produttore anche con la retrospettiva L’industria dei prototipi.

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