“Le cose non dette” e quelle già viste. La scrittrice americana non si addice a Muccino (o viceversa)
In sala dal 29 gennaio (per 01 Distribution) “Le cose non dette” di Gabriele Muccino dal romanzo “Siracusa” (Fazi Editore) dell’americana Delia Ephron (firma la sceneggiatura e la produzione esecutiva), sorella della ben più nota Nora di “C’è posta per te” e “Insonnia d’amore”. Sullo sfondo di una vacanza a Tangeri due coppie in crisi, ciascuna a suo modo, con arrivo inatteso della giovanissima amante del professore di filosofia e finale thriller. Più che di cose non dette, insomma, si tratta di cose già viste. Davvero troppe.

Immaginatevi Stefano Accorsi nella sua espressione più intensa parlare di Kant e Kierkegaard ai suoi studenti (è prof di filosofia); con occhio languido citare Simone de Beauvoir alla sua (futura) amante (una sua studentessa, stupitevi); evocare Socrate scherzando coi suoi amici. Mentre la moglie, tradita che ancora non lo sa, allegerisce con Italo Calvino mostrando i verdi occhi innamorati di Miriam Leone (esaltati da deliziosi orecchini in pendant).
Già in principio le cose dette sono fin troppe. Dopo 114 minuti di telenovela, prima a Roma poi a Tangeri e un finale thriller (annunciato, ci mancherebbe), chiedersi dove sono finite Le cose non dette del titolo è davvero l’ultima cosa che vi passerà per la testa. Assicurato.

Gabriele Muccino, il regista degli ultimi baci tra coppie che scoppiano, dei grandi numeri al botteghino e dalla carriera americana, si ripete stavolta con la complicità di chi, negli States, della commedia sentimentale e giù di là ha fatto un marchio di fabbrica. Anzi di famiglia.
Parliamo di Delia Ephron, sorella meno nota della più celebre Nora, di cui bastano due titoli da regista, C’è posta per te e Insonnia d’amore (nonché Harry, ti presento Sally da sceneggiatrice), per evocare storici successi hollywoodiani illuminati dalla coppia Tom Hanks e Meg Ryan. E magari facciamoci pure una domanda sul perché da noi sono Stefano Accorsi e Miriam Leone ad essere le star.
Delia Ephron da sceneggiatrice ha al suo attivo le collaborazioni con Nora e titoli meno da antologia: Avviso di chiamata di Diane Keaton, per esempio, dal suo omonimo romanzo tradotto in Italia da Fazi nel 2019. Stesso editore che, l’anno prima, ha pubblicato Siracusa, il titolo fonte de Le cose non dette di cui la scrittrice newyorkese è parte dirigente, sia come sceneggiatrice – con Muccino -, che produttrice esecutiva. Leone Film Group con RaiCinema producono.
Per esigenze finanziarie (magari maestranze a minor costo) o artistiche, chissà, l’ambientazione della vacanza passa dalla Sicilia al Marocco. Da Siracusa a Tangeri. E sorvoliamo sull’effetto cartolina dei paesaggi. È qui che ritroviamo la (prima) coppia in crisi: Carlo-Stefano Accorsi, docente universitario e scrittore in cerca d’ispirazione ed Elisa-Miriam Leone il cui ritratto di giornalista (anch’essa in cerca d’ispirazione) forse avrebbe retto trent’anni fa quando i giornali ancora contavano qualcosa, così come le loro “firme” contese fra le testate. Elisa accolta dal suo boss che le suggerisce “un cambio di prospettiva” per poter ritornare sulla cresta dell’onda (cosa che accadrà, ovviamente) con i suoi articoli apprezzati anche all’estero, ha la stessa credibilità delle storie di Topolino. Ma tant’è.
Ad accompagnare la coppia in crisi è la seconda coppia in crisi con prole, gli amici di tutta una vita: Paolo-Claudio Santamaria, ristoratore ed Anna-Carolina Crescentini, madre nevrotica ed ossessiva (al limite della caricatura) dell’adolescente Vittoria (la giovanissima Margherita Pantaleo).
Completa la comitiva l’ospite inattesa: Blu (Beatrice Savignani in perfetta sintonia col talento degli altri colleghi) l’amante ventenne del prof che piomba in mezzo al gruppo in vacanza in veste di Bellona, irresistibile giovinetta e dea della guerra. Dal triangolo si passa al pentagono (volendo con la P maiuscola). Dalla soap opera al drama. Tutti coinvolti negli affari loro. Compresa la figlia adolescente in preda alle tempeste ormonali che aggiungerà sussurri e grida alla già consumata vicenda. Più che di cose non dette, insomma, si tratta di cose già viste. Davvero troppe.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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