Libri, teatro, cinema. Quanto “materiale emotivo” nell’omaggio di Castellito a Scola che arriva in sala

Nelle sale dal 7 ottobre (per 01 Distribution) “Il materiale emotivo” omaggio di Sergio Castellitto ad Ettore Scola. Da una sceneggiatura dell’autore di “C’eravamo tanto amati” (“Un drago a forma di nuvola” scritta con la figlia Silvia e Furio Scarpelli). Una libreria antiquaria a Parigi, un libraio (Castellitto) con la figlia malata (Matilda De Angelis), un’attrice di teatro ( Bérénice Bejo) e tanti sentimenti. Il film ha aperto il Bif&st di Bari (dal 25 settembre al 2 ottobre) …

Un dragon en forme de nuage

Si può dire che Il materiale emotivo, film italo-francese diretto da Sergio Castellitto (distribuito nelle sale italiane dal 7 ottobre da 01 Distribution), sia per molti versi debitore alla parola scritta. Lo è perché tratto da una sceneggiatura di un film mai girato, scritto da Ettore Scola insieme a Furio Scarpelli e Silvia Scola, per il quale il regista aveva pensato a Gérard Dépardieu come protagonista (e a Massimo Troisi per la parte poi affidata a Clementino nel film di Castellitto).

Scola lo aveva poi affidato alla matita di Ivo Milazzo, il quale ne ha tratto un graphic novel dal respiro poetico pubblicato nel 2014 con il titolo Un drago a forma di nuvola. “Era una normale storia moderna che non aveva sviluppi straordinari e priva di azione – ha scritto Milazzo a proposito del testo sul quale Scola gli aveva lasciato piena libertà e che non aveva ancora un titolo definitivo – quasi come un testo teatrale. Ma le vicende narrate con pochi personaggi arrivavano dritte al cuore”!

Tre anni fa, prima del Covid, la premiata ditta Sergio Castellitto-Margaret Mazzantini hanno ripreso l’idea e scritto una sceneggiatura nuova di zecca, con la volontà dichiarata di rendere omaggio al regista scomparso e di mantenere intatto il nocciolo della storia.

Doppiamente debitore quindi alla scrittura, Il materiale emotivo lo è ancora di più ai libri e al teatro.

L’antiquario che doveva essere Dépardieu si trasforma qui in Pierre, libraio interpretato dallo stesso Castellitto che gestisce il negozio nel cuore di una Parigi interamente (e magistralmente) ricostruita nel Teatro Cinque di Cinecittà.

La sua è una libreria dal sapore antico, intrisa di sane abitudini e buona letteratura. Nella sovrastante soffitta vive quasi in segregazione la figlia di Pierre, costretta sulla sedia a rotelle e priva della parola dopo un incidente.

Il padre le legge un libro ogni sera, il cui titolo rinvia spesso ai contenuti del film o almeno ne ha la presunzione. Un bel giorno di pioggia un’attrice che recita nel teatro dirimpetto ed è sempre sull’orlo di una crisi di nervi fa irruzione nella libreria. Da quel momento nulla sarà più come prima nella vita sofferta ma ordinata di Pierre.

Il film riesce ad emozionare, come il titolo suggerisce, grazie soprattutto alla prova superlativa di Bérénice Bejo, l’attrice di teatro, e ai risvolti di una storia che sembra scritta apposta per toccare le corde facili della commozione: il padre che stravede per la figlia costretta all’immobilità (interpretata da un’intensa ma ancora acerba Matilda De Angelis), una Parigi da cartolina con un Pont Noeuf che sembra disegnato per le scene madri del cinema (non manca naturalmente la citazione da Le notti bianche di Luchino Visconti), la vita che si confonde con il teatro e infine la più prevedibile delle storie d’amore.

Qualche caduta di tensione qua e là e un po’ di autocompiacimento nella parte finale non intaccano la gradevolezza del tutto.