Nell’hangar della tortura. Quando l’obbedienza diventa complicità nel libro che ha ispirato il film sul golpe cileno

Presentiamo il libro che ha ispirato il film attualmente in sala, “Hangar Rosso” del cileno Juan Pablo Sollato, dedicato alla sorte dei militari fedeli ad Allende durante il golpe del 1973. S’intitola “Disparen a la bandada”, ancora inedito in Italia: romanzo autobiografico dell’economista nonché giornalista e scrittore cileno Fernando Villagrán Carmona, ex ufficiale della Fuerza Aérea de Chile (FACH). Il libro si concentra sulle contraddizioni in seno all’esercito cileno, che provocarono l’incarcerazione, la tortura e talvolta l’esilio di non pochi graduati che si opposero al colpo di stato militare e furono repressi dai loro stessi commilitoni …

È un dramma morale che esplora il momento in cui l’obbedienza si trasforma in complicità, indagando la tensione tra dovere istituzionale e responsabilità individuale.

Nel libro autobiografico Disparen a la bandada [Sparino nel mucchio], non tradotto in italiano e apparso in una prima edizione nel 2002, l’economista nonché giornalista e scrittore cileno Fernando Villagrán Carmona, ex ufficiale della Fuerza Aérea de Chile (FACH), mette in luce il ritratto di un uomo intrappolato nella macchina del potere l’11 settembre del 1973, quando il golpe del generale Pinochet pose fine al governo socialista di Salvador Allende instaurando la dittatura militare e costringendo il protagonista Jorge Silva a scegliere da quale parte stare.

Il capitano dell’aeronautica Silva, paracadutista in gioventù, dirige un centro di addestramento per cadetti alle porte di Santiago. Esegue gli ordini dei superiori e mantiene la disciplina dei suoi sottoposti. Ma la mattina dell’11 settembre gli viene ordinato di aprire le porte della base militare per rinchiudere i tanti prigionieri politici arrestati durante il golpe.

Stretto tra le pressioni dall’alto e il senso di responsabilità per le reclute che lo guardano con ammirazione, Silva dovrà fare i conti rapidamente con i propri imperativi morali in quell’Accademia dove, come in tutto il mondo militare, la catena di comando è assoluta. Si trova a dirigere un centro di detenzione e tortura a cui sono costretti a prestarsi gli stessi cadetti, minacciati loro stessi di morte. Il tutto avviene con raccapricciante zelo in un hangar subito rinominato l’hangar rosso.

E proprio con il titolo Hangar rosso ci viene ora proposta del racconto di Villagrán la trasposizione sul grande schermo, dal 9 luglio con I Wonder Pictures nelle nostre sale, su iniziativa del regista e documentarista anch’esso cileno Juan Pablo Sellato.

Ispirato a fatti realmente accaduti e in maniera del tutto inedita, nel quadro di una storia senza precedenti, Villagrán si concentra sulle contraddizioni in seno all’esercito, che provocarono l’incarcerazione, la tortura e talvolta l’esilio di non pochi graduati che si opposero al colpo di stato militare e furono repressi dai loro stessi commilitoni.  Una vicenda rimasta segreta per decenni o dimenticata dai pochi che ne avevano avuto sentore.

Il libro prende forma a partire dall’incontro casuale dell’autore con il capitano Silva che, al momento del golpe ventotto anni prima, aveva salvato se stesso, l’amico Felipe Agüero e Villagrán da un’esecuzione sommaria. Emerge così, supportata da una rigorosa ricerca giornalistica, una storia tragica e commovente di cui il pubblico, all’epoca, aveva avuto solo una comprensione superficiale attraverso le informazioni distorte fornite dalla stampa controllata dal regime in merito al procedimento della corte marziale intitolato “Contro Bachelet e altri”.

Dopo un ampliamento dell’indagine sugli eventi e sui loro protagonisti in uniforme, è stato ripubblicato nel 2013, in concomitanza con il 40° anniversario del colpo di stato del 1973.

Si tratta un testo doloroso, che parla dell’assurda flagellazione della lealtà, dei capricci che umiliano l’umanità e dei crimini contro la nazione. Appare difficile ritenere veritieri alcuni dei brani sulla caccia alle streghe e sulla tortura, senza altra spiegazione se non gli ordini impartiti da una confraternita mossa dai propri interessi e da una irrealistica follia nei confronti di mentori e compagni.

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