Una Locarno un po’ italiana (e letteraria). In concorso “Alberi erranti” di Mereu e “Ketticè” di Tortorici
Annunciato il cartellone di Locarno 2026, dal 5 al 15 agosto. Quattro titoli italiani (anzi cinque con “Cercatori d’angeli” di Leopoldo Perscatore nella sezione Kds) di cui due in concorso: il letterario “Alberi erranti” di Salvatore Mereu da Alberto Capitta (Edizioni Maestrale) e “Kitticè”, opera seconda di Giovanni Tortorici. Valerio Mastandrea nei panni di un camionista in “Armony” di Dario Albertini (Piazza Grande) e il ritratto di Marco Bellocchio firmato dal suo fotografo di scena Fabio Lovino …

Il 79° Locarno Film Festival, che si terrà dal 5 al 15 agosto 2026, ha svelato la sua Selezione Ufficiale: 233 film in programma (151 lungometraggi, 81 corti e una serie), 103 prime mondiali, con un totale di 7.759 iscrizioni, in crescita del 21,75% sul 2025. Il direttore artistico Giona A. Nazzaro, in apertura cita Vittorini e Straub-Huillet per rivendicare il cinema come “difesa ultima del mondo”.
Sul fronte letterario, la conferma più solida è Alberi erranti di Salvatore Mereu, in Concorso Internazionale: il titolo completo del romanzo da cui è tratto, Alberi erranti e naufraghi di Alberto Capitta (Edizioni Maestrale), viene abbreviato per lo schermo. Il libro è ambientato in Sardegna nei primi anni Novanta e racconta le vicende intrecciate di tre famiglie: i Nonne, ruvidi, sbrigativi e cattivi fino all’inverosimile; gli Arca, romantici che vivono in armonia con la natura; infine la famiglia del notaio Branca. Dallo scontro tra questi universi nasce una favola che racconta la difficile ricerca della propria identità e della libertà di essere se stessi. Al centro della narrazione il conflitto tra generazioni, in particolare quello tra padri e figli, e la paura dell’altro, di ciò che è diverso. Ma anche la storia d’amore tra Giuliano e Maddalena, che di fuga in fuga li porta a migrare verso un futuro incerto, in cerca di un nuovo approdo: da qui il titolo, perché nel romanzo anche gli alberi “camminano”, migrano, a volte naufragano. È la terza volta che Mereu attinge alla letteratura sarda, dopo Bentu (dal racconto di Antonio Cossu) e Bellas mariposas (da Sergio Atzeni).
L’altro titolo di matrice letteraria è Rehmat di Gurvinder Singh, sempre in Concorso Internazionale, adattato dai racconti della scrittrice indiana Ajeet Cour. Il film si sviluppa in tre episodi intrecciati ambientati nel Punjab contemporaneo: una giovane donna nasconde e cura di nascosto uno sconosciuto ferito, sottraendolo alla polizia; una famiglia vive nell’ombra lunga di una scomparsa, con dei bambini cresciuti senza padre e un nonno anziano richiamato suo malgrado al ruolo di capofamiglia; un uomo anziano, interpretato da Naseeruddin Shah, arriva in un villaggio dichiarando di essere Dio: è Rashid Ali, la cui famiglia lasciò il Punjab poco prima della “Partition” del 1947 e che torna nella terra natale dopo una vita in Inghilterra. Il titolo, rehmat, è una parola passata dall’arabo al persiano, all’urdu e al punjabi, e significa compassione: per il regista evoca il flusso di idee e influenze culturali che da secoli attraversa la regione, tra mistici sufi erranti e conflitti mai sopiti.
Quattro i titoli italiani nella selezione principale (Piazza Grande e Concorso Internazionale). In Concorso Internazionale, oltre ad Alberi erranti di Salvatore Mereu, c’è Ketticè di Giovanni Tortorici, ambientato a Palermo, prodotto da Luca Guadagnino e interpretato, tra gli altri, da Monica Bellucci. Dopo l’esordio con Diciannove, Tortorici prosegue l’esplorazione del mondo giovanile con un’opera seconda che restituisce un ritratto intimo dei suoi protagonisti e che esplora la ricerca di sé, il distacco e il desiderio di libertà tipici dell’adolescenza. In Piazza Grande, il 6 agosto apre le danze italiane Armony di Dario Albertini, con Valerio Mastandrea nei panni di Armony, un camionista solitario che, dopo la scomparsa della sorella, si ritrova a prendersi cura della nipote di sei anni e delle persone che, in modo inaspettato, entrano a far parte della sua vita. Un racconto che esplora i legami familiari attraverso la solitudine, e mostra come l’inatteso possa far riflettere sul senso di responsabilità. Asia Argento, Clara Tramontano, Pamela Schettino e Ornella Muti, completano il cast. Il 13 agosto tocca a Il Cileno di Sergio Castro-San Martín, coproduzione Italia, Cile e Svizzera, con Camilo Arancibia, Sara Serraiocco, Andrew Bargsted, Gaetano Bruno e Lorenzo Richelmy.
Il film si ispira liberamente alla vera storia di Aldo Marín, figura simbolo dell’intreccio tra i movimenti rivoluzionari cileni e italiani degli anni Settanta. un film drammatico e storico, profondamente legato al nostro presente, in cui le tensioni sociali, culturali e politiche si intrecciano con nodi più intimi, quali maternità, sentimenti e vendetta. Siamo nel 1976 il minatore Aldo Marín fugge dal regime cileno e si rifugia a Torino, dove incontra Luciana, una dottoressa che pratica aborti clandestini, ma il suo tentativo di rifarsi una vita è minacciato da un talento che è anche la sua maledizione: costruire bombe.
Da segnalare, poi, il documentario Marco Bellocchio: la porta della realtà di Fabio Lovino, celebre fotografo si scena, che racconta l’autore e l’uomo in un ritratto esclusivo, attraverso interviste e immagini inedite dal set.
In Concorso Internazionale, oltre a Mereu, Tortorici e Singh, tornano Hong Sangsoo (Nun dul dega eomne / Nowhere to Lay My Eyes, con Kim Minhee) e Denis Côté, autore di Vic and Flo Saw a Bear, con Violence du corps de l’autre. Basil Da Cunha, che aveva già presentato Mango d’Terra a Locarno, porta O Jacaré con Carloto Cotta, coproduzione svizzero-portoghese.
Le onorificenze della sezione Histoire(s) du Cinéma coinvolgono diversi nomi di rilievo: Pardo d’Onore a Darren Aronofsky; Excellence Award a Isabella Rossellini, che cura personalmente una selezione di suoi cortometraggi; Vision Award a Rick Baker; e soprattutto il Life Achievement Award ad Asia Argento, accompagnato dalla proiezione di La muerte no tiene dueño di Jorge Thielen Armand (Venezuela, Canada, Italia, Lussemburgo) — un dettaglio non da poco, considerato che la stessa Argento è anche nel cast di Armony. Il festival si apre con un cine-concerto su The General di Buster Keaton e assegna il Leopard Club Award a Virginie Efira e il Raimondo Rezzonico Award a Sigurjón “Joni” Sighvatsson
10 Agosto 2015
Locarno/1: diario di una “intermittente” del cinema
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