Se bruciano i libri in piazza (a Roma). Ma scatta la gara di solidarietà


La cronaca: sabato 9 luglio alle 5,15 del mattino un incendio viene dolosamente appiccato alla storica bancarella di libri di piazzale Flaminio, a Roma.

Tutti i seimila volumi che in quel momento si trovano sotto il telo verde che li ricopre durante la notte si riducono in cenere. Un uomo, incastrato dalle telecamere, viene fermato il giorno dopo ed è ora indagato in quanto sospetto autore del misfatto. Forse è lo stesso piromane che nei giorni scorsi ha provocato incendi in varie parti della città, magari su istigazione di qualcuno che ne trae profitto.

Anche se rimane difficile collegare la distruzione intenzionale di cassonetti, sfasciacarrozze e discariche – per la quale si possono ipotizzare ragioni di tornaconto politico, motivazioni economiche o il ricorso al fuoco come minaccia, arma di ricatto o mezzo di scambio – con quella dei libri.

L’incendio di libri ricorda piuttosto Fahrenheit 451, il classico di fantascienza scritto da Ray Bradbury nel 1953 da cui François Truffaut trasse l’omonimo film del 1966 (nelle foto). E ricorda anche le campagne contro i libri “maledetti” che accompagnano la storia dell’uomo dopo l’invenzione della stampa, dall’Indice dei libri proibiti voluto da papa Paolo IV nel 1559 alla Bücherverbrennungen, i roghi organizzati nel 1933 dalla Germania nazista.

Ed ecco la bancarella come appare oggi 13 luglio, data di stesura di questo articolo: si direbbe che sia tornata quella di prima se non fosse per i sacchi di libri bruciacchiati ancora ammassati a un lato del marciapiede (Ama, se ci sei ancora, batti un colpo) e per l’atmosfera tipica delle attività che stanno cercando di riprendere la routine.

Un po’ di frenesia, un po’ di straniamento, i passanti che ancora esitano ad avvicinarsi. E comunque è davvero incredibile vedere una bancarella risorta dalle proprie ceneri – è il caso di dirlo – in così breve tempo. Una quantità di libri con copertine nuove e di recente pubblicazione appaiono ben ordinati sul banco, il che stride un po’ con lo studiato disordine, le copertine datate e i prezzi ancora in lire che prima del rogo facevano la gioia di lettori, collezionisti e bibliomani. Per terra giace una serie di pacchi ancora incartati, pieni di volumi provenienti da ogni parte d’Italia. La gara di solidarietà è stata davvero notevole, commovente, significativa.

Quella di piazzale Flaminio non è una bancarella come le altre, che offre mercanzia da quattro soldi, opuscoli e souvenir per turisti di passaggio o avanzi di magazzino per i lettori della domenica. Nonostante il punto strategico in cui è collocata, a due passi da una delle fermate d’autobus e metro più affollate di Roma, all’anticamera di piazza del Popolo e in un trafficatissimo crocevia pedonale e automobilistico, la bancarella è sempre stata una rivendita di libri di qualità.

Non a caso è gestita da un “Professore”, quell’Alberto Maccaroni che così ha dichiarato davanti alle telecamere che lo intervistavano il giorno dopo l’incendio: “Non mi capita mai, ma mi sono commosso perché ho visto il disastro. Ma siamo gli uomini del dopoguerra e sappiamo che le cose bisogna affrontarle, riflettere e ricominciare”.

Certo viene il sospetto che il Professore e la sua bancarella dessero fastidio a qualcuno che mira ad appropriarsi con tutti i mezzi di un punto così strategico. Le cose belle, autentiche e di valore culturale faticano a sopravvivere in un mondo sempre più dominato da soldi facili, volgarità e banditismo organizzato. Per questo commuove e fa ben sperare la solidarietà – anche quella di insospettabili case editrici allineate e coperte nel mercato editoriale – che subito si è mobilitata per ricoprire la bancarella di libri nuovi o semi-nuovi. Auguri Professore. Se li è meritati!


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore


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