Tanto rumore per nulla. “Le cose nuove” di Paolo Genovese buone per far la Festa al cinema italiano

Favorendo ancora una volta il Made in Italy, la Festa del cinema di Roma apre con “Il rumore delle cose nuove” di Paolo Genovese, dal suo omonimo romanzo del 2023. Un nuovo film corale dedicato ai suoi temi d’elezione: segreti, bugie e paure attraverso i destini incrociati di sette personaggi. Ma stavolta senza il Genovese touch dell’abile orchestratore. Nelle sale dal 12 novembre, con 01 Distribution …

A tre anni dalla pubblicazione dell’omonimo romanzo, Il rumore delle cose nuove (Einaudi, 2023) approda sul grande schermo con una rilettura che, come racconta lo stesso Paolo Genovese, tiene conto delle sensibilità mutate nel tempo. Come se, nel frattempo, i personaggi avessero continuato a vivere, evolvendosi insieme al mondo intorno a loro.

Il cuore del racconto, però, resta lo stesso: le paure, i segreti e la difficoltà di affrontare ciò che preferiamo tenere nascosto. Quanto conosciamo davvero le persone che abbiamo accanto? E quanto sono condizionate le nostre relazioni da omissioni, bugie e verità mai confessate? Per proteggere un segreto bisogna inventare altre menzogne, modificare i propri comportamenti e finire, giorno dopo giorno, per avvelenare il rapporto con chi ci sta vicino.

Temi e storie in cui Paolo Genovese si muove da sempre con grande disinvoltura, come dimostrano i successi di Perfetti sconosciuti o Follemente. Eppure, nonostante la sua ormai collaudata capacità di esplorare relazioni umane e coppie che scoppiano, stavolta il film fatica e affatica, non riuscendo a trovare una forma narrativa fluida e convincente. In cui soffrono gli stessi personaggi, tre coppie che incroceranno i loro destini sullo sfondo di una Milano di solitudini contigue, perdendo profondità e naturalezza, nella messa in scena di una ronde dal ritmo discontinuo, dove dramma e commedia non sempre trovano un equilibrio.

Sette personaggi, per l’esattezza. C’è Andrea – Stefano Accorsi, fotografo che vorrebbe un figlio, e sua moglie Andreina – Vittoria Puccini, che dopo un aborto spontaneo non se la sente più di restare incinta. Ci sono Ralph – Lino Musella, produttore di suoni che vorrebbe spiazzare aprendo il film in tacchi a spillo rossi, e sua moglie Viola – Claudia Pandolfi, aspirante attrice frustrata e reginetta delle bugie.

E poi ci sono Umberto e Alba, che lasciano il segno per una storia dolorosamente vicina alla cronaca quotidiana. Lei dolce, quasi infantile, aggrappata al ricordo di un amore lontano, che continua a sperare che qualcosa in casa possa cambiare. Lui che in ospedale si dedica alla clownterapia, regalando sorrisi ai piccoli pazienti oncologici, tra le mura domestiche, invece, è il marito violento di tanta cronaca nera. A dargli il volto, magistralmente, è Edoardo Pesce, con quella sua faccia così cinematograficamente maledetta da farci sospettare il peggio persino quando veste i panni di Topolino. Prima o poi dovrà interpretare un biopic su sant’Antonio da Padova, giusto per aiutarci a resettare la nostra percezione della sua cattiveria.

Niente paura, comunque. A salvare Alba ci penserà Elio (Claudio Santamaria), costretto sulla sedia a rotelle, che vive nella polvere e con i quadri storti alle pareti. Perché quelli dritti, come dice lui, «gridano IKEA»!

Le cose nuove fanno rumore, insomma, quando incrinano una quiete che credevamo rassicurante. Ma non basta che qualcosa accada perché tutto cambi davvero ci suggerisce pensosamente Paolo Genovese: senza il coraggio di riconoscere ciò che non vogliamo vedere, le stesse dinamiche rischiano di ripetersi e la violenza di imporsi ancora. È forse questa la contraddizione più amara del film: aspettare che sia il destino a cambiare le cose. Perché il rumore, da solo, non garantisce alcuna redenzione. E, in questo caso, forse neanche la riuscita del film.

 

© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581