Tutti insieme appassionatamente. Il cinema doc che fa bene ai sogni


C’è un aspetto che colpisce profondamente nel film documentario prodotto e diretto da Tino Franco Percepire l’invisibile, scritto dagli utenti del Dipartimento Salute Mentale del centro diurno di via A. di Giorgio (Asl Roma 1), presentato in anteprima alla casa del cinema di Roma il 1° aprile e già recensito su queste pagine web da Silvia Vessella.

Occorre un certo tempo prima di capire se le persone che intervengono a dire la loro nel film sono pazienti o sono operatori, se sono tecnici o sono attori, dato che la qualifica che ne accompagna il nome (sceneggiatore nel caso dei pazienti) non aiuta a risolvere l’enigma, almeno inizialmente.

Ed è proprio questa parità e indistinzione dei ruoli a costituire il punto di forza di un film che vuole demolire i confini tra normalità e disagio mentale, tra normalità e follia se vogliamo; perché il disagio e la follia appartengono a ciascuno di noi e la “normalità” è patrimonio comune, specie per chi non crede ai muri e allo stigma.

Non a caso lo specchio è uno dei luoghi simbolici su cui gioca il film, lo specchio che non riflette nessuna immagine come nelle migliori rappresentazioni dell’uomo invisibile, oppure che riflette un’immagine in cui non ci riconosciamo. E il gioco di specchi è anche quello del film nel film.

Quando scorrono i titoli di coda del primo (presentato peraltro un anno fa al cinema Farnese di Roma), scattano immediati gli applausi del pubblico, che non capisce l’inganno e magari sarebbe rimasto a godersi ancora un po’ lo spettacolo; poi, inaspettatamente, il film riprende con i commenti dei pazienti e degli operatori nei dieci minuti che mancano ai titoli di coda finali, quelli davvero finali.

Sembrano trovate da vecchi cineamatori. E magari lo sono, dato che la passione per il cinema è uno dei motivi che hanno spinto gli utenti del centro di salute mentale, il regista e gli operatori a dar vita a questo progetto, che si avvale del finanziamento della Regione Lazio e del forte sostegno della Asl Roma1.

Percepire l’invisibile, dare voce a chi non ce l’ha, coinvolgere gli utenti e gli operatori in un lavoro collettivo in cui si annullano le diversità e in cui ciascuno ridà senso ai propri desideri, ai propri sogni: non è a questo che mirano gli sforzi della riabilitazione psico-sociale? Di più: ma non è questo il senso vero del cinema?


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore


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