Che eroina la nuova Lisbeth, sarebbe persino capace di far funzionare la metro di Roma

Passato in anteprima alla Festa di Roma, “Millennium- Quello che non uccide”, versione cinematografica di Fede Alvarez del quarto volume della saga da 86 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Un cocktail d’azione tra “Mission impossible” e Superman in cui la nostra eroina, Lisbeth Salander, ha il volto di Claire Foy. E se non avete letto i libri lasciate perdere ogni pretesa di capire qualcosa della trama. Arriverà in sala il 31 ottobre (per Warner Bros) …

Mettete un terzo di James Bond, con relativa caccia a congegno-fine-di-mondo che non deve cadere nelle mani sbagliate; un terzo di Tom Cruise di Mission impossible, con relativi maghi che col computer fanno tutto, ma proprio di tutto tanto che sarebbero capaci perfino a far funzionare la metropolitana di Roma, per dire della difficoltà; un terzo di Superman, uomo d’acciaio che non si rompe, non si graffia, non sente il dolore, che esce indenne senza una ecchimosi anche se resta travolto da un tir; aggiungete qualche goccia di Freud, rapporti interfamiliari, padri padroni e via introspettando; impacchettate il tutto con scene mozzafiato, colonna sonora fracassona, grandi panorami, effetti speciali, sparatorie, inseguimenti con automobili indistruttibili, et voilà! Gustatevi il cocktail di Millennium-quello che non uccide, in sala dal prossimo 31 ottobre, con anteprima alla Festa di Roma.

Distribuito dalla Warner Bros, per la regia di Fede Alvarez (Man in the dark), è la versione cinematografica del quarto volume della saga Millennium, un successo planetario che ha venduto ben 86 milioni di copie in tutto il mondo.

Prima di andare avanti bisogna sapere se fate parte di coloro che questi libri li hanno letti o no. Se non li avete letti e non sapete niente di Millennium, lasciate perdere ogni pretesa di capire qualcosa della trama, dei personaggi che sono inquadrabili e comprensibili nel loro agire solo da esperti che li sanno collocare sulla scacchiera.

Una gentile signora, seduta accanto a me durante la proiezione per la stampa, dopo un po’, frastornata, ha abbandonato la sala con un malinconico “non capisco niente”. Quindi, consiglio, andate a vederlo e godetevi il videogioco, sequenza per sequenza, stupiti dei miracoli cui assistete: ad esempio una splendida moto Ducati (moto continuamente guidata fuori giri dalla nostra eroina) che corre a perdifiato su un lago ghiacciato senza nemmeno uno scodinzolamento. Stupitevi di una Lamborghini (viva il made in Italy!) che vola sulla neve che manco un fuoristrada 4×4. Di auto che ne fanno di ogni, inversioni di marcia senza nemmeno rallentare, derapate su qualunque terreno come fossero sempre guidate da campioni di rally.

Se invece siete parte della tribù degli eletti informati, tutte queste mirabilia hanno un qualche senso. Ma ricominciamo daccapo. La saga di Millennium è stata creata dallo scrittore svedese Stieg Larsson fra il 2005 e il 2007. I tre volumi (Uomini che odiano le donne; La ragazza che giocava col fuoco; La regina dei castelli di carta, usciti in Italia per i tipi della Marsilio) furono pubblicati postumi perché, quando si dice la scarogna, il poveretto è morto senza sapere di aver scritto un capolavoro che ha reso straricchi gli eredi.

Dai libri sono stati tratti tre film di successo con Noomi Rapace e Michael Nyquist, più un quarto film, remake del primo della serie con Daniel Craig e Rooney Mara. Una vera gallina dalle uova d’oro. Che, hanno pensato tutti quelli che delle uova avevano beneficiato, non doveva morire. Ed eccoci allora alla operazione Lazzaro. Ovvero il morto che risuscita. O se preferite, “il romanzo del morto vivente”, operazione zombi insomma. E così è arrivato un nuovo autore che ha continuato a spremere il limone: David Lagercrantz, che ha prodotto due nuovi episodi: Quello che non uccide (da cui il film di cui ci stiamo occupando) e L’uomo che inseguiva la sua ombra che, c’è da giurarci, seguirà presto il film.

Ma di che parliamo? Tutto ruota attorno a due personaggi, un giornalista, Mikael Blonkvist (oggi interpretato da Sverrir Gudnason) leader riconosciuto della rivista Millennium, coraggioso giornale d’inchiesta e una strana hacker, Lisbeth Salander (ora col volto di Claire Foy, la regina Elisabetta della fortunata serie The Crown), che è in realtà il personaggio chiave di tutta la intricatissima storia.

Non è possibile sintetizzare in poche righe quattro volumi ognuno lungo quasi come Guerra e pace. Diciamo che i due sono i buoni, anche se spesso sembrano i cattivi e lei in particolare sembra cattivissima mentre, in realtà, è un’altra giustiziera che fa giustizia extra legem con modi piuttosto spicci. Poveretta, coinvolta fin dall’infanzia da un padre misterioso in una storia più grande di lei, fatta di agenti segreti, di segreti di stato, di personaggi perfidi. Le fanno di tutto, la stuprano, la chiudono in manicomio, le sparano, per non parlare delle botte. E poi ci credo che diventa cattivella e quando riesce a vendicarsi non va per il sottile. Aggiungiamo che è lesbica, che è un mago dei computer, maestra nel combattimento corpo a corpo e insomma ha proprio tutto del supereroe.

Avete capito qualcosa? No? Perfetto, perché tutto questo è sullo sfondo, in questa quarta puntata. Qui c’è lo scienziato che si pente di aver progettato una cosa tremenda che fa gola a tutti, ai servizi segreti svedesi, alla Nsa americana e a una banda di cattivi che, guarda caso, sono gli eredi dei cattivi a suo tempo complici del padre contro i quali la nostra Lisbeth, di cuoio nero vestita, tatuata e piena di piercing come una vera dark di venerata memoria, aveva lottato nei tre episodi precedenti. Inutile dire che il bene, alla fine, trionfa. Svelare di più sarebbe criminale.

Attenzione però, perché per mantenere la continuità con lo storione pregresso, riemergono anche le vicende private di Lisbeth: l’ombra di quel porco delinquente che era stato suo padre e – sorpresa, sorpresa! – esce fuori anche una sorella di cui non avevamo avuto sentore. Una bruna una bionda, una……
Basta. Vedetevi il film e buon divertimento.

Lorenzo Scheggi Merlini

Giornalista

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