Lei, lei e l’altro. L’amore disobbediente tra gli ebrei ortodossi
In sala dal 25 ottobre (per Cinema), “Disobedience” del pluripremiato regista cileno Sebastián Lelio, ispirato all’omonimo bestseller di Naomi Alderman (Nottetempo). Nella chiusa comunità ebraico-ortodossa londinese l’arrivo dell’emancipata e anticonformista Ronit rimette in discussione le rigide regole religiose. E riporta a galla un sopito amore giovanile tra lei e la timida Esti, ora moglie di suo cugino. Con Rachel Weisz, Rachel McAdams e Alessandro Nivola protagonisti perfetti del triangolo amoroso. Da vedere …

Uscirà il 25 ottobre in Italia, distribuito da Cinema di Valerio De Paolis, il film Disobedience del pluripremiato regista cileno Sebastián Lelio (Gloria e Una donna fantastica). Il film è tratto dall’omonimo libro dell’ebrea londinese Naomi Alderman, pubblicato per la prima volta in Italia nel 2007 e ora ristampato da Nottetempo (il titolo italiano è Disobbedienza), già vincitore dei premi Orange Award for New Writers 2006 e Sunday Young Writer of the Year Award 2007.

Si tratta di una sofferta storia d’amore a tre, fra l’emancipata e anticonformista Ronit, figlia del rabbino di un sobborgo londinese che torna nella capitale inglese per i funerali del padre, la più timida e riservata Esti, con cui Ronit aveva avuto un amore giovanile e che l’ha avvisata del lutto, e il cugino Dovid, marito di Esti e ora candidato a prendere il posto di nuovo rabbino capo della comunità.
Ronit è una fotografa di successo che vive a New York. Il suo ritorno a Londra, seppure per i pochi giorni delle celebrazioni funebri e delle incombenze ereditarie, getta scompiglio nella ultra conformista e ortodossa comunità, che si era ben guardata dal comunicarle l’avvenuto decesso del padre al fine di non riesumare lo scandalo di cui era stata protagonista. Ma la passione di Esti per Ronit, ricambiata e mai del tutto sopita, non tarda a riaccendersi con la stessa intensità di prima, mettendo in crisi un matrimonio fino a quel punto, apparentemente, felice e rinfocolando la reazione scandalizzata della comunità.
Il film è recitato con grande intensità da Rachel Weisz, Rachel McAdams e Alessandro Nivola, tutti perfetti nelle loro parti. Ma una menzione speciale va all’attore statunitense di origini italiane, assai credibile nelle vesti dell’aspirante rabbino diviso tra l’amore per la moglie e i precetti di una religione che sembra lasciare pochi spiragli al libero arbitrio, a meno di una rottura netta con le tradizioni e i vincoli che hanno cementato la sua comunità.
In questo senso il film, pur affrontando un tema non nuovo (basta ricordare Witness, Il testimone, con Harrison Ford e Kelly McGillis) è di strettissima attualità, se solo si amplia lo sguardo dalle comunità ebraiche in Occidente – che certo hanno una loro peculiarità e si prestano a molte suggestioni cinematografiche e letterarie – a tutti i generi di conformismo dettati dalla comune appartenenza a una comunità.
E tuttavia non è tanto la “morale” del film a lasciare il segno, quanto l’intensità di una storia d’amore scevra da ogni intento pruriginoso, precisa nella descrizione d’ambiente e profonda nei suoi risvolti psicologici. Merito di un regista che sa tenere viva la tensione sotterranea di una sceneggiatura e del libro da cui è tratta magistralmente. Ma merito soprattutto di un cast impareggiabile, sia nella scelta dei protagonisti, sia nella scelta dei caratteri secondari, che formano un quadro d’insieme del tutto credibile e veritiero.
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