Iperrealismo socialista. Ritratto di Craxi da vecchio, secondo Amelio

In sala dal 9 gennaio (per 01 Distribution), “Hammamet” l’atteso film di Gianni Amelio su Craxi con un Favino iperreale, con la faccia, il portamento, i movimenti e la voce che corrispondono perfettamente al leader socialista post Mani pulite. Gli ultimi 6/7 mesi di vita nel suo rifugio in Tunisia, il rapporto con i figli e soprattutto la vecchiaia, ancora una volta tema centrale per il regista settantacinquenne che tuona: “Il mio non è un film contro Mani pulite”. Produce Agostino Saccà ex direttore generale Rai di era berlusconiana …

Lui non si chiama Bettino, ma solo Il Presidente, la figlia Anita e non Stefania, la moglie cinefila solo la moglie del Presidente, come del resto anche Bobo, anche lui senza nome, ma solo il figlio del Presidente.

Di tutta questa non corrispondenza anagrafica tra vero e falso, solo due aspetti corrispondono iperrealmete alla realtà: il luogo, la villa di Hammamet che è davvero quella, lontano dal mare tra gli ulivi, dove ha vissuto gli ultimi anni della sua vita; e la faccia, il portamento, i movimenti e la voce che corrispondono perfettamente – grazie al trucco magnifico e l’interpretazione di perfezione commovente di Pierfrancesco Favino – al Craxi post Mani pulite.

L’ Hammamet di Gianni Amelio, dal 9 gennaio in 430 copie nelle sale italiane, anche se parte dal trionfo di garofani rossi del 45° congresso del PSI col Presidente in apparente piena forma, incorniciato da un triangolo di suggestione divina, si svolge tutto in quegli ultimi 6-7 mesi di fuga e vita di questo uomo politico del Paese della Politica, come Goffredo Parise, nell’82, in piena epoca della Milano da bere, chiamava la nostra Italia.

Ma come gli è venuto in mente all’autore di Colpire al cuore, suo film d’esordio, girato appunto nell’’82, di affrontare un argomento di questo genere? “Per caso – tiene a farci credere –, ero con i produttori del mio ultimo film La tenerezza. Saccà, della Pepito produzioni, che ha il pallino per Cavour, mi ha proposto la storia del suo rapporto interessante e molto intenso con la figlia. Perché allora non Craxi? Gli ho buttato la’, giusto per liberarmi di Cavour, anche a lui sua figlia è stata molto vicina nei suoi ultima anni di vita. Eppoi, dopo vent’anni di silenzio dalla sua morte, pensavo fosse arrivato il momento almeno di stimolare una riflessione sulla sua vita. La mia attenzione però non è incentrata sulla sua politica, ma su un essere umano, sull’agonia di un personaggio di grande potere che ha perso lo scettro e per orgoglio va’ verso la morte. Si ammala lì, tra gli ulivi, in quell’eremo dove il passato e le catene della colpa ritornano, dove coltiva il suo rancore, i suoi rimpianti e desideri, l’orgoglio e l’ostinata presunzione di essere nel giusto, convinto che, a giudicarlo, doveva essere non il Tribunale, ma il Parlamento”.

Già, a proposito: i giudici. Perde le staffe Amelio quando, a fargli una domanda, è Barbacetto de Il fatto quotidiano. “Spero vivamente che il suo giornale faccia marcia indietro – gli grida il regista alterato – Il mio non è in nessuna immagine un film contro Mani pulite. Mi aspetto e accetto una stroncatura, dopo aver visto Hammamet, ma è cattiva informazione fare una stroncatura preventiva, come è successo mesi fa, sostenendo questo. La mia non è un’opera di propaganda. Quando un regista gira un film non è obbligato a condividere le idee del suo protagonista e per essere ancor più esplicito su questo, quando il Presidente esprime le sue idee politiche, ho usato due formati sullo schermo il 16:9 e il 4:3. Le sue opinioni sono viste così dall’obiettivo di una telecamera, come virgolettate”.

In ogni modo, politico o no, il cuore di questo lavoro mi sembra proprio batta altrove: nella vecchiaia soprattutto che, del resto, con la speranza che Amelio non si offenda, è un’età che appartiene, e dunque sente bene, anche l’autore di Hammamet.

Batte su sentimenti che riguardano l’eredità, in tutti i sensi, che stiamo per lasciare; i rapporti padri e figli (a proposito, il direttore della fotografia è Luan Amelio Ujkaj, figlio adottivo del regista); la fine di una generazione che reprimeva la propria emotività anche con loro.

Nel caso del rapporto del Presidente con Anita (il nome scelto per la figlia, interpretata da Livia Rossi, è quello della donna amata da Garibaldi, eroe amato da Craxi), il conflitto affettivo, come a volte succede con gli anziani genitori, era questo: lei voleva regalare tempo alla sua vita, lui preferiva di gran lunga regalare vita al suo tempo.

A puro titolo di cronaca, Bobo, il vero figlio di Craxi, pur riconoscendo a Favino uno “stato di grazia” ha dichiarato che il film l’ha fatto arrabbiare. Troppo romanzato. Forse non gli è piaciuto che il figlio del Presidente (Alberto Paradossi), strimpellasse con la chitarra una canzone di Dalla, e soprattutto che il Presidente fosse attratto di più da un altro misterioso e ombroso giovane, Fausto (Luca Filippi) che ha preso il nome, non a caso, dell’interprete di Colpire al cuore.


Marina Pertile

giornalista


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