“La bambina con la valigia”. Una fiction fiction per il Giorno del ricordo di Rai1
In onda su Rai1 nel Giorno del ricordo (10 febbraio) “La bambina con la valigia”, fiction tratta dall’omonimo libro autobiografico di Egea Haffner, scritto con Gigliola Alvisi (edizioni Piemme) per la regia di Gianluca Mazzella. Dopo “La rosa dell’Istria” di Tiziana Aristarco (sempre da un libro) dello scorso anno, ancora una storia che, attraverso gli occhi di una bambina, racconta il dramma dell’esodo giuliano-dalmata seguito a fine seconda guerra mondiale, quando i partigiani di Tito han fatto piazza pulita soprattutto di italiani. Fascisti o no. Una fiction fiction coi volti della fiction. Eccezion fatta per Sandra Ceccarelli che rimpiangiamo nei film di Piccioni …

Non lo poteva sapere la piccola Egea che, all’epoca in cui giocava nel giardino della sua bella villa bianca di famiglia, il palloncino che teneva in mano sarebbe stato, nei tg-tv di 80 anni dopo, protagonista, insieme a tanti altri, tutti bianchi, adottato dai giovani come puntuale compagno di quasi tutti i funerali di coetanei. Morti ammazzati o da ogni tipo di incidenti stradali.
Vola anche il suo rosa chiarissimo, quando a Pola piombano minacciosi aerei e il padre la solleva in fretta per portarla al sicuro dalle bombe. Ed è questa l’immagine emotiva che più conserva l’Egea Haffner ormai anziana, a Rovereto, dopo l’esilio a Bolzano, anche se il libro autobiografico, che ha scritto insieme a Gigliola Alvisi, La bambina con la valigia (edizioni Piemme), porta un’immagine ben più famosa: quella di lei bambina con valigia, appena fuori casa, in una foto che sua nonna Maria le ha fatto fare il 6 luglio del 1946, prima di incaricarla di scaraventare in mare, il più lontano possibile, le chiavi della villa e del loro negozio di gioielleria, per ricordare il dramma del loro esodo.

Che è stato di tanti altri in Istria a guerra finita, quando i tedeschi se ne sono andati e i Titini, i partigiani di Tito, han fatto piazza pulita soprattutto di italiani.
Fascisti o no.
Come il padre, che l’ha difesa dalle bombe, finito come altri nelle foibe.
Proposto da Rai1 appunto il giorno dedicato, per non dimenticare, al ricordo degli orrori delle foibe e degli esuli Giuliani, il film tv, tratto dal libro, sceneggiato da Andrea Porporati e prodotto da Gabriella Buontempo (fresca di nomina alla presidenza del CSC) e Massimo Martino di Clemart, in collaborazione con RaiFiction col sostegno del Friuli Venezia Giulia, è diretto da Gianluca Mazzella, più che rodato aiuto regista di Ozpetek, ma soprattutto di altre numerose fiction tv.
Frequentatrici molto conosciute, sempre di fiction tv, sono anche in buona parte le interpreti della storia, come Claudia Vismara che veste il ruolo della madre di Egea di professione parrucchiera, dunque per l’epoca di rango meno allettante soprattutto per l’austera&snob signora gioielliera – Sandra Ceccarelli che rimpiangiamo nei film di Piccioni – che alla sua nipotina svela ben due forse frivoli segreti: che il marito, il defunto Haffenr, arrivato dall’Ungheria a Pola dove ha aperto in pieno centro una bella gioielleria, era in grado di trasformare l’acqua in champagne, e che per questo in suo ricordo lei ne beve ogni sera un bicchierino, e inoltre che una donna affascinante deve sempre farsi un po’ aspettare.
Mentre la figlia, Sara Lazzaro, ha il ruolo della affettuosa e materna zia Isle di Egea. Sempre con gli occhi un po’ sbarrati e inquieti, le farà da mamma nell’esilio a Bolzano perché la madre parrucchiera in cerca di professionale indipendenza andrà al Sud in Sardegna dove, oltre al lavoro, troverà un nuovo amore, mentre al Nord la nonna austera saprà prendere le redini di casa difendendo la nipotina da una orrenda madre superiora bolzanese.
Ed ecco invece le due interpreti della bambina con valigia: la piccola Petra Bevilaqua e la giovane adulta Sinéad Torhnill, entrambe assai graziose. La piccola ben piazzata nel ruolo di acuta intelligenza, l’adulta in quella di affettuosa dimestichezza affettiva. Entrambe star o quasi star di fiction tv.
Per quanto invece riguarda le location, solo un’immagine aerea ci fa vedere Pola e il suo magnifico teatro romano, perché la troupe, per rappresentarla, ha girato a Grado. Mentre Gorizia, che proprio sabato scorso ha festeggiato con gran gioia l’apertura in nome dell’arte e la fine dei muri o sbarramenti tra la vecchia e la nuova, mentre qualche coglione, di cui purtroppo qualche madre come sempre è rimasta incinta sfregiava la foiba di Brasovizza, è servita per le location di Bolzano, dove da tempo, per altro, la libertà e il piacere soprattutto economico turistico di convivenza e libero passaggio è stra-rodato.



