“Le assaggiatrici” di Hitler illuminate da Silvio Soldini. Anteprima al Bif&st di un grande film
Presentato al Bif&st di Bari, arriva al cinema il 27 marzo (per Vision Distribution) “Le assaggiatrici” di Silvio Soldini. Adattamento dell’omonimo romanzo di Rosella Postorino (Feltrinelli 2019) dedicato, come dice il titolo, alla vera storia di quelle donne “obbligate” alla tavola di Hitler. A riprova che i dittatori temendo di essere ammazzati fanno assaggiare a chi di solito mette assai poco sotto i denti, tutto il loro menu. Un film bellissimo, semplice e commovente con un cast tedesco perfetto ….

La casalinga ammirata guarda il suo divo preferito che si carezza la corposa chioma esente da forfora. “Non ce l’ho – la rassicura il gagliardo giovanotto dal balcone di fronte – la prevengo”.
Forse è anche questa la differenza, tra ieri e oggi, per dittatori di ogni tipo. Invertire il metodo. Usare l’avvelenamento, che per secoli è stato lo strumento di guerra dei deboli contro il potere, per fare fuori col veleno chi si oppone al regime.
Sistema usato, come ben sappiano, spesso durante viaggi all’estero, su oppositori al regime dal bellicoso aspirante zar di bassa lega che governa la Russia. Uno che a tavola seduti, a prescindere dal pranzo, non invita il presidente di una terra che ha invaso nemmeno per trattare un’ipotesi di pace. E a questo punto mi permetto una digressione. Per calo d’intelligenza, probabilmente, ma davvero non riesco a smettere di continuare a sbalordirmi del fatto che un grande popolo come quello russo con alle spalle una clamorosa rivoluzione si affidi ora ad assetati oligarchi senza storia se non quella di accumulare senza scrupolo denaro, imbrogli, potere e morti.
Tornando agli anni quaranta del secolo scorso, per l’esattezza alla Prussia orientale nel 1943, grazie al romanzo della Postorino (edito da Feltrinelli e coronato da Campiello nel 2018), che mi stupisce non sia già finito in mano a Netflix, Sky, Now o altro per una appassionante serie tv, arriva finalmente in sala Le assaggiatrici di Silvio Soldini.
L’immagine scelta per la pubblicità, le giovani donne (7 non 10 come nel romanzo) piene di fame e terrore a tavola nella Tana del Lupo, non so perché, anche se esplicita, non mi aveva convinto. Temevo il film non mi piacesse.
L’ho trovato bellissimo e semplice, usando il termine nella sua accezione positiva. E commovente.
Perfetta la dura ma non invasiva musica di Mario Pagani che scandisce i capitoli. Perfetta la scelta di mantenere il tedesco (ovviamente con sottotitoli italiani) delle attrici magnifiche a cominciare da Elisa Schlott (Rosa la protagonista) e Alma Hasun (la misteriosa Elfriede) e poi Ziegler (Max Riemelt), tutti attori tedeschi che l’interpretano (ovviamente con sottotitoli italiani).
Perfettissimi i poveri costumi dell’epoca (Marina Roberti) con quei golfettini fatti a mano da chi ha ben poco, oltre la fantasia, per crearli. Perfetti immagini (Renato Berta) e tempi delle stagioni. Perfetto il montaggio (Carlotta Cristiani e Giorgio Garini). Perfetta la povera scenografia di Paola Bizzarri. E, ovviamente, la regia di Soldini.
Sappiamo tutti che il passaggio, dal libro al film, comporta delle differenze inevitabili, adattamenti che a volte alzano anche il livello del racconto, ma in questo caso c’è solo un punto, una scelta di sceneggiatura (di Doriana Leondeff, Silvio Soldini, Lucio Ricca, Cristina Comencini, Giulia Calenda, Ilaria Macchia) che non condivido e mi ha fatto sobbalzare: il passaggio brusco, anticipato dalla masturbazione di Rose, al rapporto di sesso col nemico, momento di risveglio alla vita che la Pastorino ha reso più credibile grazie anche all’incontro di Rose con l’ufficiale SS al castello della baronessa Maria Freifrau von Midernhagen che, come spesso si permettono di fare le bizzarre nobili, aveva invitato al ricevimento la nuora del suo amato giardiniere e l’aveva fatta cantare. Che nel film è stato abolito.
Il film, prodotto da Lionello Cerri e Cristiana Mainardi che hanno subito comprato i diritti, dopo il Bari International Film Tv Festival sarà nelle sale. Ma come mai non è stato presentato né a Berlino e né a Venezia?
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