La scomparsa di Carlo Cecchi. Gigante a teatro e volto e voce inimitabili del cinema d’autore

A teatro è stato un gigante, di quelli del Novecento. Al cinema ha caratterizzato quello d’autore, con quella sua fisicità elegante, e la voce baritonale che, a volte nei suoi film, è perfino difficile comprendere le parole per una sua precisa scelta di essere « autore » di sé stesso.

È morto a 86 anni, il 23 gennaio, Carlo Cecchi. Nato a Firenze il 25 gennaio 1939, è stato trovato morto nella sua casa di Campagnano, alle porte di Roma. Una scomparsa improvvisa.

Il cinema lo ha accolto inizialmente in modo laterale e sperimentale: esordì nel 1966 con A Mosca cieca di Romano Scavolini, seguito da La prova generale, La sua giornata di gloria di Edoardo Bruno e I dannati della terra di Valentino Orsini nel 1968, incarnando personaggi astratti e inquieti nel clima del cinema politico e underground degli anni Sessanta. Dopo una lunga centralità teatrale, tornò al cinema nel 1991 con Morte di un matematico napoletano di Mario Martone, dove interpretò Renato Caccioppoli: un ruolo che segnò una svolta nella sua carriera cinematografica e gli valse un David speciale, imponendolo come volto simbolo del nuovo cinema d’autore degli anni Novanta.

Da allora lavorò con alcuni dei principali registi italiani: Cristina Comencini (La fine è nota), Ricky Tognazzi (La scorta), Pupi Avati (L’arcano incantatore), Bernardo Bertolucci (Io ballo da sola), Ferzan Özpetek (Il bagno turco), Tonino De Bernardi (Appassionate), Emidio Greco (Milonga), Antonello Grimaldi (Un delitto impossibile) e ancora Antonio Capuano (Luna rossa) fino a Valeria Golino (Miele) e Pietro Marcello (Martin Eden), suo ultimo film, che considerava un’opera affine alla propria visione artistica. La sua presenza sullo schermo, austera e rarefatta e la recitazione antinaturalistica ne hanno fatto un attore riconoscibile e fuori dai modelli dominanti.

Parallelamente, Cecchi è stato anche regista per il cinema televisivo, dirigendo per la Rai L’uomo, la bestia e la virtù da Pirandello e Finale di partita da Beckett. La sua carriera cinematografica attraversa tre stagioni chiave: l’avanguardia degli anni Sessanta, la rinascita del cinema d’autore negli anni Novanta e l’emergere di una nuova generazione di registi dal respiro internazionale.

Carlo Cecchi era legato da una lunga amicizia alla scrittrice Elsa Morante, di cui è stato custode dell’eredità letteraria, occupandosi dei diritti delle opere e della pubblicazione di testi inediti, oltre alla donazione dei manoscritti alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

A teatro, attraverso il suo fecondo sodalizio artistico con le opere di Cechov, la sua formazione espressiva che va dalla lezione di Eduardo De Filippo (suo maestro dopo il diploma al’Accademia Silvio d’Amico) alla creazione della compagnia Granteatro nel 1971, Cecchi è diventato un punto di riferimento come intellettuale raffinato al servizio del pubblico.

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