Confessioni di un assassino di bambini. Con “Naza” Venezia scopre la macchina del genocidio palestinese

A Venezia 83 è il giorno più atteso, quello di “Naza”, il documentario degli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor sul funzionamento dei raid a Gaza. Un’inchiesta cruda e semplice, girata sui tetti di Tel Aviv con 24 fonti anonime a raccontare la spaventosa macchina di morte dell’esercito israeliano utilizzata sistematicamente contro la popolazione di Gaza. Una discesa nel baratro del genocidio da cui non si esce indenni. Prodotto dal quotidiano britannico “The Guardian” il film fa anche riflettere sul ruolo fondamentale della stampa indipendente e sulla sua difesa in tempi bui come i nostri…

Sono cose che succedono di notte. Tanto le confessioni quanto gli omicidi. Sono soprattutto cose che sono successe nella notte morale in cui è piombato il mondo dal 7 ottobre 2023. A Venezia 83 si torna a parlare di Gaza e del genocidio commesso da Israele. Ma a farlo è proprio l’esercito israeliano, che si racconta sotto copertura a Yuval Abraham e Rachel Szor, il duo israeliano del fu quartetto di No other land. Il risultato, Naza, era il più atteso tra i titoli della corsa ai leoni.

Assomiglia più a un’inchiesta che a un documentario, non a caso a produrre, oltre a Jonathan Glazer (regista dello splendido La zona di interesse), c’è il quotidiano britannico The Guardian. Abraham e Szor dànno appuntamento a 24 fonti interne all’esercito israeliano sui tetti di Tel Aviv, mentre la capitale intorno va quietamente a dormire. Si fanno raccontare come funziona nel pratico il massacro, quali sono le logiche e gli strumenti.

Iniziano però, sapientemente, da un dato di fatto. Prima ancora che le loro fonti raccontino il ruolo essenziale dei telefoni per scegliere gli obiettivi dei raid, i due registi proiettano le immagini d’archivio dell’inaugurazione della linea telegonica a Gaza negli anni ’70. Spiega uno degli anonimi interlocutori che Israele, già allora, pretese di costruirla da sola: era l’unico modo per sapere perfettamente come funzionava. Oggi quella rete è diventato il più essenziale strumento di controllo.

Di più, è diventato la fonte primaria per mappare interamente la Striscia. L’esercito conosce tutti gli edifici, tutti gli appartamenti, la composizione di tutte le famiglie. Ci riesce proprio grazie ai telefoni e alle loro connessioni. Sanno così dove vanno a dormire alla sera i miliziani, se hanno o meno una famiglia, chi altro c’è nell’edificio e di cosa si parlano prima di andare a dormire. Conoscono al dettaglio ogni centimetro della terra che martoriano. Ogni vittima, quindi, è accuratamente calcolata. Sono loro i “Naza” del titolo, le vittime innocenti di ogni attacco, “gli effetti collaterali” come si diceva una volta. Per ogni azione contro Hamas ci possono essere anche 500 Naza, come racconta un testimone. E anche tanti, tantissimi neonati, sono stati Naza individuati e colpiti dai droni israeliani.

Le confessioni consegnate ad Abraham sconcertano per la loro semplicità ma anche e soprattutto per la loro consapevolezza. Dei 24 oratori, nessuno prova a nascondere la realtà. Sanno benissimo che ad ogni attacco ci sono vittime civili. E non sono neppure i militari a prendere la decisione se sparare o meno, spiegano, lo fa un’intelligenza artificiale, programmata proprio per mettere insieme tutti i dati raccolti e calcolare se sia il caso o meno di buttare giù un edificio. E i Naza, in questo caso, non sono mai un ostacolo.

Le testimonianze risalgono al 2023, ma viste oggi, soprattutto a pochi giorni dalla pubblicazione dell’inchiesta di Haaretz che accusa Netanyahu di essere stato a conoscenza dell’attacco del 7 ottobre e, a pochi mesi dalle elezioni in Israele, acquistano un peso ancora maggiore. Il primo ministro israeliano appare dalle televisioni dei grattacieli che circondano le interviste, lo vediamo riproporre con il viso fermo le formule spaventose degli ultimi anni. Ma solo pochi secondi dopo avergli sentito dire che la luce vincerà sulle tenebre, un membro del suo esercito spiega che gli ordini sono colpire di notte per fare più vittime.

In Naza trovano poi conferma ufficiale le posizioni che quella piccola parte di comunità internazionale ad avere ancora una coscienza ha gridato per mesi. Israele è consapevole di commettere crimini di guerra e si preoccupa di screditare chi li denuncia, vuole distruggere ogni edificio per impedire il ritorno dei gazawi, ha cecchini appostati per uccidere chi si avvicina al poco cibo entrato nella Striscia. Sono cose che suonano conosciute, ma qui a dirlo è l’esercito stesso e questo non era mai accaduto.

Abraham e Szor dosano con moderazione il materiale d’archivio, lo chiamano in causa solo per illustrare quanto la radice di ciò che vediamo oggi sia profonda decenni. Oltre al passaggio della linea a Gaza, vediamo la fondazione di Tel Aviv, riuscita buttando a terra villaggi palestinesi, e un giovane Netanyahu, che per un’amarissima ironia della sorte, definisce terrorista chiunque attacchi civili per fini politici.

Soprattutto portano il nostro sguardo con insistenza sui grattacieli della capitale israeliana, sulla vita quotidiana serena che chi li abita porta avanti. È la critica più dura, quella che mostra con una semplice panoramica un’esistenza serena mentre a pochi kilometri si sta consumando un orrore indicibile, che persino chi lo commette non è in grado di confessare senza coprirsi il volto.

«Ti sto risparmiando i dettagli», dice a un certo punto una fonte ad Abraham, come se gli stesse facendo una gentilezza. Nella voce non c’è pentimento o vergogna, ma quasi un orgoglio. È la conferma definitiva che la disumanizzazione delle vittime, testimoniata dal conio di una nuova parola per loro, porta inevitabilmente alla disumanizzazione anche dei carnefici. Di umano non è rimasto più nulla e a luci accese, in sala, si fa fatica anche a guardarsi negli occhi.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581