Il ritorno del commissario Maigret. Delitto tra “i vecchi signori” dell’aristocrazia secondo Pascal Bonitzer

Al cinema dal 24 settembre (per Lucky Red) “Maigret, l’amore e la morte” di Pascal Bonitzer interpretato da Denis Podalydès. Una nuova indagine del celebre commissario ispirata al libro “Maigret e i vecchi signori” (in libreria per Adephi) in cui Georges Simenon riflettendo sull’invecchiamento, ambienta il giallo tra aristogratici e diplomatici. Il regista trasporta l’azione dagli anni Cinquanta ai Duemila, proponendo un Maigret più contemporaneo capace anche di mettersi ai fornelli e sfornare manicaretti …

Un delitto in apparenza inspiegabile che affonda le radici in un amore platonico durato mezzo secolo attraverso lettere, rinunce e silenzi: Maigret viene convocato con urgenza al Ministero degli Affari Esteri per via dell’assassinio, con quattro colpi di revolver nello studio della sua elegante abitazione parigina, del conte Armand de Saint-Hilaire – nel film Berthier-Lagès – ex ambasciatore di alto rango ormai in pensione, appartenente a un mondo intriso di diplomazia, prestigio e antiche famiglie.

Maigret non si sente affatto a proprio agio tra questi “vecchi signori”: l’ambiente risveglia in lui ricordi dell’infanzia trascorsa a Saint-Fiacre, quando, da figlio dell’intendente di un castello, osservava la nobiltà da una posizione inevitabilmente distante.

Nell’interrogare nobili e diplomatici, persone abituate a determinati codici sociali, si trova dinanzi a figure sfocate, appartenenti a un mondo che sta progressivamente svanendo. Lontano dagli ambienti popolari nei quali si è sempre mosso con naturalezza, fatica a comprendere regole e linguaggio della vecchia aristocrazia parigina.

Con il film Maigret, l’amore e la morte, in arrivo il 24 settembre in Italia sul grande schermo, il regista Pascal Bonitzer propone una nuova rilettura di una delle figure più celebri della letteratura poliziesca, nata nel 1929 dalla prolifica penna dello scrittore belga Georges Simenon (1903 – 1989) e che ha dato vita a settantacinque romanzi e una trentina di racconti trasposti in numerose produzioni cinematografiche, radiofoniche e televisive, fra cui, negli anni ’60, la celebre serie televisiva italiana con Gino Cervi.

Bonitzer, nato nel 1946, sceneggiatore, scrittore, regista nonché attore francese, ha esordito nel 1976 nella sceneggiatura con Io, Pierre Riviere, avendo sgozzato mia madre, mia sorella e mio fratello…, tratto dal libro di Michel Foucault e ha diretto, fra gli altri Il quadro rubato (2024), descrizione umoristica dell’ambiente del mercato d’arte.

Ha adattato il romanzo Maigret e i vecchi signori (scritto nel 1960 e oggi disponibile per Adelphi nella traduzione di Barbara Bertoni, 143 pp.) riportando il personaggio dell’investigatore con protagonista Denis Podalydès della Comédie Française, con una scelta insolita rispetto agli interpreti che in passato hanno incarnato Maigret, il più delle volte caratterizzati dalla corporatura robusta e dall’andatura massiccia.

Podalydès è noto in ambito cinematografico come interprete, fra gli altri, di Nicolas Sarkozy nel film La conquête e di Albert Camus ne Il primo uomo diretto da Gianni Amelio (entrambi 2011).

Bonitzer evita di trasformare Maigret in un detective d’azione, ma resta fedele alla dimensione psicologica che ha reso celebri gli innumerevoli romanzi di Simenon in cui il mistero si risolve attraverso le conversazioni e la comprensione della personalità e dell’umanità dei diversi personaggi più che negli interrogatori; pertanto niente colpi di scena spettacolari che possono scaturire da un semplice meccanismo investigativo: per il commissario dietro un delitto c’è sempre una storia umana più complessa della sua soluzione.

Sposta inoltre l’ambientazione all’inizio degli anni Duemila, quindi in una società diversa da quella degli anni ’50 e ‘60’ cui aveva dato vita Simenon, senza rinunciare ai temi che da sempre caratterizzano le indagini del commissario. In un mondo ormai proiettato verso la modernità, Maigret rimane però legato ai metodi tradizionali, lontani dalle tecnologie e dei moderni sistemi investigativi.

Simenon scrisse Maigret e i vecchi signori in un momento di bilancio personale, in un periodo in cui rifletteva sull’invecchiamento, e i suoi pensieri trovarono sfogo proprio nella vicenda di un gruppo di anziani aristocratici capaci ancora di provare passioni intense.

E mai si era vista in una trasposizione di Simenon una Madame Maigret così affascinante, non solo casalinga, a cui il commissario dedica non poche attenzioni: vivendo nella nostra epoca, Maigret per la prima volta si mette ai fornelli e cucina per la consorte manicaretti come il coniglio alle prugne, impresa in precedenza impensabile per il personaggio “simeoniano”.

Maigret viene ben presto a scoprire che la vittima aveva intrattenuto per cinquant’anni una fitta corrispondenza amorosa con la principessa de Vuynes – Isabelle, detta Isi -il cui marito, forse per uno strano scherzo del destino, è deceduto proprio due giorni prima dell’assassinio dell’ex-ambasciatore.

Ed è proprio il tempo uno degli elementi più interessanti della storia: può davvero un amore rimanere segreto per cinquant’anni? E cosa succede quando una verità che sembrava ormai sepolta torna improvvisamente a galla?

Interrogando familiari – fra i quali il nipote della vittima, l’antiquario snob Mazeron (Micha Lescot) che disserta con leggerezza delle questioni più gravi – collaboratori e domestici, Maigret si addentra in un ambiente aristocratico apparentemente impeccabile, dove ogni rivelazione incrina l’immagine di rispettabilità costruita nel tempo.

Mentre si confronta con i membri di entrambe le famiglie e con il silenzio sospetto della fedelissima governante del diplomatico – Jacotte, un po’ sorda, riservata e laconica, cattolica fervente interpretata da Anne Alvaro – tutte le certezze cominciano a vacillare e ogni rivelazione conduce alla successiva, compresa l’ammissione di un “prete puzzolente”, per dirla con i collaboratori del commissario.

Come sempre, privilegiando l’atmosfera, i personaggi e la forza dei dialoghi rispetto all’azione, va alla ricerca del colpevole in un’indagine che, questa volta, attraversa segreti di famiglie alto borghesi e aristocratiche con le loro fragilità, rancori e passioni nonché verità rimaste nascoste per decenni.

© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581