| © BOOKCIAK MAGAZINE / TUTTI I DIRITTI RISERVATI

Appello a RaiMovie: soprattutto di questi tempi offriteci almeno un po’ di cinema d’autore



Quand’ero poco più che adolescente, nella stanza al piano sopra il mio, col pavimento che confinava col soffitto della mia camera da letto, c’era un ragazzo talmente pazzo per ogni tipo di western, che trascorreva le giornate mimando cavalcate, facendo tonfi ripetuti a terra “pistolettato” da nemici immaginari o sparando a raffica contro altrettanto immaginari indiani.

Bello come Paul Newman, ma di intelligenza non proprio come la sua.
Lo scrivo per pura cronaca, senza la minima intenzione di associare questo tipo di cinema ad uno scarso QI di chi lo ama alla follia.

Comunque una tortura indicibile per chi cercava di dormire o studiare, che non posso negare abbia determinato, per quanto mi riguarda, una certa ripulsa per il genere.

Ricordo questo episodio perché sono convinta che l’overdose di western che ci propina RaiMovie, quotidianamente, abbia portato alla nausea anche lui.
Come del resto i film cult, con quel cul di partenza spesso dovuto all’abbondanza di chiappe e tette all’aria che regalano agli occhi in pre o post cataratta che li seguono.

Risparmio Iris o altri canali privati che fanno programmazioni non dissimili per l’evidente ragione che la Rai è un servizio pubblico e i suoi intenti, all’origine, erano – e tutt’ora dovrebbero essere – ben diversi.

Ho avuto la fortuna di seguire bambina i primi passi della nostra tv quando la pubblicità era racchiusa tra tende aperte e poi chiuse del Carosello e i film o gli sceneggiati non erano interrotti in continuazione da pannoloni per perdite urinarie, collanti per dentiere, smalti per unghie deformate da micosi orripilanti e altre offerte deprimenti, anche se forse d’uso inevitabile per utenti terminali.

All’epoca, non essere costretti a questi strazi o spezzatini di film era di certo un lusso oggi improponibile, dunque il mio appello non è diretto ad escludere quello che sembra essere l’unico sostentamento delle trasmissioni Rai, ma in un momento di collettivi “arresti domiciliari” a cui un virus ci ha costretti, mi permetto di chiedere un approccio più umano di programmazione.

Non tutti, e soprattutto non tutti gli anziani, hanno in casa Internet, strumento che ti permette di attingere a Raiplay, Netflix o altre piattaforme dove si trova qualcosa di non male senza subire tormentoni deprimenti.

E dunque, a parte un buon film a settimana proposto senza ritagli da Rai5, non hanno, appunto, che RaiMovie.
Io davvero non credo che questa categoria di abbonati sia composta esclusivamente da dementi, chiedo per loro un piccolo sforzo di programmazione. Questo sì salutare per cuori e menti: rassegne di grandi autori da proporre ogni giorno alla stessa ora (per altro in uso e con successo nel secolo scorso) come una salutare medicina da fornire dopo pranzo e cena.

Non dico Ozu, non vorrei esagerare, ma, scrivo a caso, Truffaut, De Oliveira, Scola, Rohmer, Comencini, Bergman, Rossellini o mille altri, oppure film che hanno vinto negli anni Festival davvero importanti.

Sono suggerimenti davvero elementari.
Mettere per un po’ a riposo o per lo meno limitare, a parte i western, anche le serie Stanlio e Olio, Totò Peppino e le Malafemmene che conosciamo a memoria, e chiedere magari aiuto a registi come Amelio, perfetti nel raccontare la storia del cinema, qualche indicazione, per regalare alle categoria attualmente più a rischio, una stimolante distrazione, sarebbe non di poco aiuto.


Marina Pertile

giornalista