Aspettando Bookciak, Azione! 2021 cominciamo dai libri. Quei pesciolini tra poesia & ironia antidoto al dolore

In attesa di Bookciak, Azione! 2021 (la premiazione alle Giornate degli Autori veneziane il 31 agosto) presentiamo uno dei quattro libri che faranno da traccia ai bookciak. È “Pesci di vetro” del fiorentino Sergio Oricci (Gattomerlino edizioni), 100 brevi frammenti di scintillante poesia con cui ti sembra di assistere, spiando da un caleidoscopio, a 100 brevi sedute di psicanalisi di questo ex adolescente “problematico e cattivo”, che si racconta per immagini con folgorante e dolorante autoironia. Confermandoci quanto scrittura, poesia & ironia siano al dolore, per chi li legge o li scrive, di non poco aiuto…

I sorprendenti pesciolini di vetro, che il fiorentino Sergio Oricci (emigrante controcorrente in Romania per amore e forse anche per disgusto dell’Italia) colleziona, nuotano al ritmo di scintillante poesia in questo piccolo libro: Pesci di vetro, edito da Gattomerlino nella collana Quaderni di pagine nuove, curata e diretta da Piera Mattei.

Cento brevi frammenti di folgorante e dolorante autoironia con cui ti sembra di assistere, spiando da un caleidoscopio, a 100 brevi sedute di psicanalisi di questo ex adolescente “problematico e cattivo”, che si racconta per immagini con sguardi di poetico umorismo, sempre incalzate da ricordi che non può dimenticare.

Del resto, com’è possibile farcela a superare l’imprinting di un papà scoperto doppio all’improvviso?
Diagnosticato paranoide schizofrenico, il babbo suo ha preferito allontanarsi sempre più. Insomma, togliere il disturbo per rifugiarsi in un paese in Val Brembana che (fonte: Wikipedia), risulta avere 180 abitanti.

Ma al figlio Sergio, che oltre ai pesci di vetro, per non pensare al suo papà, colleziona anche album di vecchie foto di famiglia altrui finite in vendita nei banchi dei mercatini, e che a trovarlo in Val Brembana c’è andato una sola volta, gli abitanti sono sembrati al massimo solo 22.

Com’è possibile del resto superare il terrore di avere, anche solo in parte, la stessa sorte? Quando anche tu cominci a intuire in te le prime tracce di un male oscuro? “Quando ho iniziato a non star bene – si racconta – cercavo un motivo anche nei mobili a parete”.
Ma, per fortuna, era “soltanto” depressione con qualche attacco di panico. E vabbè.

“Mi sono normalizzato, ho smesso di essere disoccupato, mi sono anche sposato. Tutte cose orribili, certo. Ma chiunque direbbe che sto meglio. Io dico che sono diverso e che qualcosa nel viaggio è andato perso”.

Esilaranti e dolorosi, questi frammenti ci confermano quanto scrittura, poesia & ironia siano al dolore, per chi li legge o li scrive, di non poco aiuto.