Ciao Teresa Vergalli staffetta partigiana per tutta la vita. Adesso tocca a noi pedalare

Se n’è andata a 98 anni, dopo una vita straordinaria e sempre in prima linea, Teresa Vergalli, staffetta partigiana e scrittrice. Era una ragazzina di appena sedici anni quando col nome di battaglia Annuska ha cominciato a fare la staffetta col fiatone e la paura, tra i sentieri dell’Appennino. E non ha mai smesso, proseguendo soprattutto con le battaglie dalla parte delle donne e per l’istruzione. È stata maestra appassionata di intere generazioni di studenti e nelle scuole ha continuato ad andare fino all’ultimo per portare la memoria della resistenza. Lunedì 19 maggio l’ultimo saluto al Tempietto Egizio del Verano a Roma (dalle 15 alle 16). La camera ardente, stesso giorno, al Policlinico Tor Vergata (dalle 12 alle 13.30) …

“Teresa Vergalli è una staffetta partigiana. Una staffetta è una che porta comunicazioni, che mette realtà diverse in contatto…  un lavoro che non ha mai smesso da allora”. Di portare “messaggi”, infatti, come scrive Alessandro Portelli, Teresa Vergalli davvero non ha mai smesso. Fino a che ne ha avuto la forza. Fino a poco fa. Ancora lo scorso 24 aprile Teresa – in collegamento da casa – era sugli schermi di Piazza Pulita a ricordare che i “diritti non sono conquistati per sempre, ma bisogna essere vigili, non adagiarsi mai”.

Lo ripeteva sempre. Nelle interviste, negli incontri e, soprattutto nelle scuole dove, con una generosità da vera combattente, ha continuato ad andare, senza risparmiarsi fin oltre i 90 anni, chiamata dagli stessi studenti alle occupazioni, alle assemblee. La memoria della Resistenza, le battaglie per i diritti, appunto, e quelli delle donne, in particolare. Non si stancava mai di riperlo Teresa: “noi donne durante la Resistenza dovevamo fare anche più degli uomini. Ma a guerra finita avrebbero voluto rimandarci a casa. Quanto c’è voluto anche per far riconoscere il ruolo che abbiamo avuto nella guerra d liberazione …”

Era una ragazzina di appena sedici anni Teresa Vergalli (è dell’11 ottobre 1927) quando nella provincia di Reggio Emilia, Bibbiano, ha cominciato con quei “messaggi”, nascosti tra i vestiti, nelle trecce, nel cestino della sua bici con cui si faceva chilometri e chilometri ogni giorno, col fiatone e la paura, tra i sentieri dell’Appennino. Nome di battaglia: Annuska. Tra il 1944 e il 1945, poi, si è ritirata in montagna per sfuggire ai rastrellamenti, dove c’erano già il padre e il fratello antifascisti da sempre.

A guerra finita ha proseguito, nel partito comunista e sempre dalla parte delle donne (nell’Udi), perché la Resistenza una cosa aveva insegnato tra le tante: “il desiderio di contare, di non essere più sottomesse agli uomini”. Resistenza nella Resistenza, infatti, è stata quella delle donne in quei giorni di lotte: «Gli uomini in montagna ci sono andati anche costretti. Dovevano comunque scappare. Ma per le donne era diverso. Si trattava di una vera e propria scelta».

Finché, finalmente – grazie al contributo di tante storiche e partigiane come lei – si è sollevata anche la colpevole coltre di silenzio sulla partecipazione femminile alla guerra di Liberazione, senza la quale – ormai è storia riconosciuta – la Resistenza non sarebbe stata possibile.

Anche questo, infatti, Teresa Vegalli giovane maestra elementare negli anni del dopoguerra ha insegnato ai suoi ragazzi. Nelle scuole delle periferie romane, nell’Italia della ricostruzione. Dove i suoi “messaggi” ancora una volta parlavano di diritti, anche e soprattutto all’istruzione, di uguaglianza, antifascismo, pace, libertà, solidarietà, costituzione. Come “raccontano” pure quei giornalini scolasticileggili qui –  che la maestra Vergalli ha scritto coi sui alunni, tante generazioni di ragazzi con gli occhi ben aperti sul presente, proprio grazie a quel passato resistente che Teresa non ha mai smesso di raccontare. E di condividere, soprattutto, anche coi suoi libri. Ma anche nel  suo seguitissimo blog.

Storia di una staffetta partigiana (Editori Riuiti, 2004), il primo, un diario scritto di getto per contrastare oblio e revisionismi sulla Resistenza, divenuto anche uno spettacolo teatrale (Annuska, il suo nome di battaglia, con Rosa Sironi e la regia di Ferdinando Vaselli) e poi Un cielo pieno di nodi (sempre Editori Riuniti, 2015) dove l’esperienza personale si fa voce delle tante ragazze e donne che nei mesi successivi all’8 settembre scelsero di fare la loro parte nella guerra di Liberazione. Non era una notte buia e tempestosa (2016) raccoglie tre storie di fantasia ma ispirate da fatti realmente accaduti sempre in ambito resistenziale. L’ultima pubblicazione è del 2023, Una vita partigiana. Perché la battaglia per i nostri diritti continua ancora oggi (Mondadori) in cui ricompone l’intero mosaico della sua appassionata esistenza, ribadendo la necessità di continuare a battersi, scegliendo la parte giusta.

Anche questo, infatti, è uno dei “messaggi” che Teresa Vergalli non ha mai smesso di portare e che abbiamo ascoltato, un po’ di anni fa all’Auditorium di Roma, di fronte ad una platea incantata dalle sue parole dopo la proiezione de L’uomo che verrà di Giorgio Diritti: «I partigiani sono stati eroi loro malgrado. La loro lotta è stata caratterizzata dalla spontaneità, dal bisogno di libertà, giustizia e contro ogni guerra. Poi saranno stati fatti pure degli errori. C’è stata anche troppa retorica. Ma non bisogna mai perdere di vista il fatto che la Resistenza sia stata l’unica strada giusta da seguire».

Di Teresa ricordiamo anche i tanti racconti nel suo bellissimo salone vista pratone in zona Palmiro Togliatti a Roma (non gliel’ho mai chiesto, ma chissà se la scelta di quella casa non è stata casuale), le cene con tante amiche, le mille iniziative nelle quali ti coinvolgeva con la sua passione contagiosa, i magnifici cappelletti che faceva a mano e ti regalava in quantità “così puoi surgerlarli e ce li hai sempre pronti”. Ma ancora quel bellissimo compleanno dei 90 anni, circondata da un affetto e un’ammirazione incredibili. Ai figli Alberto e Corrado va il nostro abbraccio, ma anche ai suoi nipoti di cui era così orgogliosa e di cui non perdeva occasione per raccontare i loro traguardi negli studi.

Altroché se ci mancherà Teresa. A ciascuno di noi il compito di ricordarla continuando a diffondere e far circolare i suoi messaggi.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.


© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581