Cogli l’attimo. Gli scatti immortali di Elliott Erwitt in un doc
Passato al recente, Asolo Art FilmFest, il più antico e prestigioso festival dedicato alla relazione tra cinema e arte, “Elliott Erwitt: Silence sounds good” di Adriana López Sanfeliu (Francia-Spagna). Un viaggio intimo attraverso l’opera e la vita del grande fotografo americano, tra i padri del fotogiornalismo che, nella sua lunga carriera, ha ritratto presidenti, papi e star del cinema (Fidel Castro, Marilyn Monroe, John F. Kennedy), ma anche persone normali con i loro cagnolini …

Adriana Lopez Sanfeliu, storica d’arte, fotografa e regista barcellonese, ha confezionato questo interessante documentario costruito come una lunga intervista a Elliott Erwitt nel suo appartamento a Manhattan. Con questo documentario Lopez ci invita a considerare il suo lavoro come una nostra eredità.
Così afferma la regista: «Il mio obiettivo è rappresentare Elliott nel suo spazio personale, attraverso le sue fotografie o i “silenzi” nelle nostre conversazioni. Queste sono spazi di intimità in cui un tema, un’immagine, una domanda o un ricordo, diventano un passo di danza che, a volte in armonia e altre in dissonanza, darà origine ad alcune risposte o ulteriori domande».
Elliott Erwitt, è un fotografo statunitense, nato a Parigi nel 1928 da genitori ebrei di origine russa. Portato piccolissimo in Italia vi ha vissuto fino al 1938, anno delle leggi razziali che costrinsero la famiglia a emigrare negli Stati Uniti. Qui Erwitt ha studiato fotografia dal 1942 al 1944 e poi cinema al Los Angeles City College dal 1948 al 1950.
Si è andato poi a specializzare in fotografie pubblicitarie e in quelle documentarie, diventando famoso per i suoi scatti in bianco e nero che ritraggono situazioni quotidiane ironiche e paradossali. Elliott Erwitt ha trascorso la vita fotografando presidenti, papi e star del cinema (Fidel Castro Marilyn Monroe, John F. Kennedy), ma anche persone normali con i loro animali domestici.
Un suo riferimento è stato sicuramente Henri Cartier-Bresson, maestro nel cogliere l’attimo decisivo, ma è stato influenzato anche dall’incontro con fotografi famosi come Edward Steichen, Robert Capa e Roy E. Stryker. Quest’ultimo, allora direttore del dipartimento di fotografia della Farm Security Administration, assunse Erwitt per lavorare su un progetto fotografico per la Standard Oil. Dopo questo periodo Erwitt ha fatto il freelance per riviste come Collier’s, Look, Life e Holiday e compagnie aeree come KLM e Air France.
Dal 1953 fa parte della prestigiosa agenzia Magnum Photos, che gli ha dato molta visibilità e che gli ha permesso progetti fotografici in tutto il mondo.
Una parte del documentario di Lopez mostra un viaggio a Cuba – di ritorno dopo il servizio fotografico fatto nel 1964 – dove il maestro fissa storie di genere come dei bambini che giocano a baseball, un vecchio che fuma i famosi sigari o le bambine che fanno ginnastica. Ritrae anche Alicia Alonso una famosa ex ballerina classica di 98 anni diventata cieca che insegna danza nella scuola che ha fondato all’Havana.
Uno dei temi preferiti da Erwitt sono i cani che ha fotografato spesso e sono diventati divertenti oggetto di quattro suoi libri: Son of Bitch (1974), Dog Dogs (1998), Woof (2005) e Elliott Erwitt’s Dogs (2008).
Dal 1970 ha dedicato gran parte delle sue energie al cinema. Tra i suoi lungometraggi, spot televisivi, documentari e film: Arthur Penn: the Director (1970), Beauty Knows No Pain (1971), Red, White and Bluegrass (1973). È stato anche il vincitore del premio Glassmakers di Herat, Afganistan (1977). In quegli anni è stato operatore di Gimme Shelter (1970), poi fotografo di scena di Bob Dylan: No Direction Home (2005) e fotografo aggiunto di Get Out Yer Ya Ya (2009), secondo album dal vivo dei Rolling Stones.
«Il tipo di fotografia che piace a me, quella in cui viene colto l’istante, è molto simile a questo squarcio nelle nuvole. In un lampo, una foto meravigliosa sembra uscire fuori dal nulla». Così Elliott Erwitt descrive la fotografia (in copertina) che lo ha portato ai vertici del fotogiornalismo mondiale. Come dargli torto?
Ghisi Grütter
Architetto e Professore Associato di "Disegno", fa parte del Dipartimento di
Architettura dell'Università Roma Tre. Autrice di numerosi libri e saggi, tiene la rubrica "Disegno e immagine" nella rivista on line
"Ticonzero" e scrive nella sezione micro-critiche di "DeA Donne e Altri".
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