Dove è arrivata “L’onda lunga” dell’Anac? 70 anni di passioni e battaglie collettive in un doc

In sala dal primo aprile (per Cinecittà Luce) il doc per i 70 anni dell’ANAC “L’onda lunga. Storia Extra-Ordinaria di un’ Associazione” di Francesco Ranieri Martinotti, da un’idea di Alessandro Rossetti e Alessandro Trigona. Tra interviste e repertorio la storia della storica Associazione degli autori cinematografici. Quell’onda di passioni radicali, battaglie culturali e voglia di cambiare il mondo che ha segnato il suo percorso collettivo. Il film già presentato a Torino FilmFest è stato l’Evento speciale al Bif&st  …

L’ultima (l’unica?) bandiera rossa che sventola è quella che annuncia mare grosso sulla spiaggia del Lido di Venezia. Mentre Marco Bellocchio tra una folla di ragazzi parla di cinema, politica e di come oggi tra i due si possa tornare a trovare un nesso attraverso altre forme. Chissà “lo stesso cellulare può essere utilizzato a fin di bene” ci dice.

È davvero un’ Onda lunga, la stessa partita settant’anni fa con la nascita dell’Anac (era l’11 febbraio 1952) quella che è arrivata ad oggi come ci racconta Francesco Martinotti firmando questo doc per celebrare il compleanno della storica Associazione degli autori cinematografici. Oppure quell’onda di passioni radicali, battaglie culturali e voglia di cambiare il mondo, si è interrotta ormai irrimediabilmente?

A guardar bene, zigzagando tra meraviglioso repertorio e fantastiche testimonianze di fantastici autori che la storia del cinema (e dell’Anac) l’hanno fatta, la sensazione è che l’unica onda ad essersi rivelata davvero lunga sia il potere del mercato in barba (anche) al cinema d’autore. Ieri era la crisi delle sale cinematografiche che chiudevano sotto i colpi delle tv commerciali (e che emozione rivedere Fellini che parla di atti di “teppismo” e “azioni da codice penale” a proposito degli spot nei film), oggi sono i colossi dello streaming che hanno dato il colpo finale. Insieme a un ministero della cultura – è l’era Franceschini –  che ha dimenticato il cinema d’autore finanziando sempre più le serie televisive, diventate il vero business per le grandi produzioni.

Allora, almeno, la mobilitazione era compatta, gli autori comprendevano l’intero arco costituzionale e generazionale dell’universo cinematografico (da Blasetti ai Taviani, da Zavattini alla Cavani, da Visconti a Scola), invece che frammentarsi in un puzzle di sigle come oggi e le loro battaglie erano culturali. Dall’occupazione della Mostra di Venezia nel ’68 per cambiare lo statuto d’era fascista della Biennale alla riforma della Rai a quella del cinema pubblico, quella sì era un’onda lunga che ha cambiato il volto democratico e politico dell’Italia. Alla testa dell’Anac c’erano De Sica, Damiani, Pasolini, Bertolucci, Maselli, Lizzani, Gregoretti. E tanti dei loro racconti – ci sono anche interviste d’epoca – sono pure i momenti più gustosi del documentario.

Ugo Gregoretti che rievoca di Zavattini con tanto di seggiola incollata al sedere, portato via di peso dalla polizia durante l’occupazione della Mostra ormai è parte del nostro immaginario. Con Jean-Luc Godard che ritira da Venezia il suo film per solidarietà e il repertorio ci porta in laguna al “contro festival” tra manifestazioni, pugni chiusi, proiezioni ed Elio Petri che intervista il leader del 68 francese Daniel Cohn-Bendit.

Nel mezzo ci sono le battaglie contro la censura, Cecilia Mangini nel mirino con i ragazzi di vita pasoliniani di Ignoti alla città, i “panni sporchi da lavare a casa” e ancor prima della censura democristiana quella fascista. Citto Maselli che – fra tanti interventi – ricorda la  prima di Ossessione a Roma, quando arrivarono i fascisti in camicia nera e rasarono i capelloni di allora, compreso il nipote di Pavolini che disse orgoglioso “voglio le basette a punta”. O ancora Giuliano Montaldo ritornare ai tempi lontani di Achtung! Banditi girato grazie ad un primo esempio di crowdfunding popolare perché nell’Italia del dopo guerra, ma già in piena Guerra fredda, evocare la resistenza era diventato scomodo.

L’Onda lunga via via arriva fino agli anni Duemila. Le battaglie al fianco dei lavoratori di Cinecittà contro la cementificazione degli studi vedono schierati in prima fila Maselli, Scola, Gregoretti ed è forse una delle ultime grandi lotte dell’Anac. Poi l’onda comincia ad affievolirsi, a disperdersi. Soprattutto e anche con la perdita del “collettivo”. Di cui qualcosa ci dice anche questo documentario del resto. Settant’anni di una grande storia collettiva raccontata da un solo autore. L’ Onda lunga di questa Storia Extra-Ordinaria di un’ Associazione sembra essersi davvero fermata. Ma forse è solo un’impressione.