Francis Ford Coppola, la seconda apocalisse. “Megalopolis”: è una favola kitch il mondo futuro

Passato in concorso a Cannes, col clamore dell’evento planetario “Megalopolis” il nuovo film (testamento?) di Francis Ford Coppola. Una  favola barocca, debordante, kitch e dal cast stellare. Siamo a New Roma, una New York del futuro (molto prossimo) che come la Roma repubblicana alla fine sta morendo tra la corruzione e la fame di potere di pochi. Ancora un film sull’utopia di un ragazzo di 85 anni. Pieno di citazioni letterarie (a partire dalla Congiura di Catilina), Marco Aurelio, Shakespeare, Emerson. Dopo quarant’anni di gestazione, però,  sembra essere arrivato fuori tempo massimo. In Italia uscirà distribuito da Eagle …

 

Mentre l’intero pianeta del cinema (un mondo davvero a parte) in diretta da Cannes si scontra tra chi fischia e chi plaude Megalopolis, il film più atteso del festival, meglio dell’anno, ha già battuto un record: aver superato in citazioni letterarie persino Godard col suo Nouvelle Vague.

Alcune di Marco Aurelio incise addirittura sul marmo, altre di Ralph Waldo Emerson, campione del pragmatismo americano, offerte al pubblico dal sindaco speculatore Frank Cicero; con Shakespeare in pole position, a cominciare dall’essere e non essere, declamato da un novello Cesare del futuro, col potere di fermare il tempo.

Del resto deve tanto alla letteratura Francis Ford Coppola, almeno per due dei suoi capolavori: Apocalypse Now da Joseph Conrand e la saga de Il Padrino dal romanzo di Mario Puzo. Passando da quel – già dichiarato nel titolo – Dracula di Bram Stoker, il cui successo al botteghino, nel ’93, risollevò le sorti della sua Zoetrope da uno dei fallimenti annunciati.

Ed ora è tornato il regista americano due volte Palma d’oro (La conversazione e Apocalypse Now, appunto). È tornato e il festival di Cannes si è assicurato il film-evento, il film atteso da quarant’anni, riscritto fino a 300 volte, iniziato e poi sospeso, pagato di tasca propria con la vendita dei vigneti di famiglia in California (120 milioni di euro), pensato come la Congiura di Catilina e covato già nel cuore del ragazzino davati al suo primo film di fantascienza (La vita futura di William Cameron Menzie su sceneggiatura del britannico H. G. Wells) in cui gli scienziati dovevano salvare il mondo.

Coppola, Il più punk degli autori della New Hollywood, a 85 anni è di nuovo quel ragazzino a cui il fuoco dell’utopia non si è mai spento, nonostante le cadute. Capace cioè di immaginare ancora un futuro, ultimo dei romantici, attraverso questa favola barocca, debordante, kitch quanto basta per evocare triclini dorati, gare tra gladiatori wrestler al Colosseo, abiti-peplum rivisitati e statue-colossi della giustizia che crollano nel caos urbano.

Le metafore si rincorrono per le strade di New Roma, una New York del futuro (molto prossimo) che come la Roma repubblicana alla fine, sotto i colpi dei congiurati, sta morendo tra la corruzione e la fame di potere di pochi. Un’umanità che ha perso la bussola, alla deriva, in totale decadenza in cui si contrappongono i due protagonisti: un Adrian Driver col caschetto nerissimo nei panni di Cesare Catilina, una sorta di Elon Musk, architetto e illuminato che pensa ad una città Eden, dove vivere in pace nel rispetto della natura, anche grazie ad un materiale portentoso ed ecologico (il magalon del titolo) per costruire ogni cosa, persino la sua testa sforacchiata dai proiettili degli attentatori. E dall’altra Franklyn Cicero (Giancarlo Esposito) il sindaco ultraconservatore, palazzinaro senza scrupoli e cinico affarista.

In mezzo ai due la figlia dello spietato sindaco, Julia Cicero (la bella Nathalie Emmanuel) che ridarà a Cesare quel che è di Cesare: l’amore perduto e un bel pargolo per il futuro (di tutti). Nel mezzo assistiamo a scontri di piazza, senza casa in lotta, speculazioni di ogni sorta, colpi bassi tra contendenti al potere, tra cui troneggia un trumpiano tribuno del popolo col volto di Shia Labeouf, in stato di grazia.

Come spesso accade ai film dalle gestazioni molto lunghe Megalopolis propone tematiche ed estetiche che d’avanguardia e persino profetiche lo erano negli anni ’80,’ 90, al concepimento. Cesare Catilina dall’alto del Chrysler Building (è la scena iniziale) riesce a fermare il tempo. Al vecchio Francis, invece, non è riuscito.