Gli anti Sanremo che inventarono i cantautori. “Nel blu dipinti di rosso” storia doc dei Cantacronache
Appuntamento venerdì 30 gennaio (ore 20,00) al Nuovo Cinema Aquila di Roma per “Nel blu dipinti di rosso”, documentario di Stefano Di Polito dedicato alla straordinaria storia dei “Cantacronache” (produzione Magda Film), quel collettivo di musiciti, poeti e letterati che a fine Cinquanta, gettarono le basi della canzone d’autore. Erano Fausto Amodei (appena scomparso), Emilio Jona, Sergio Liberovici, Michele Straniero e Margherita Galante Garrone. A loro si unirono anche Italo Calvino, Gianni Rodari, Franco Fortini e anche Umberto Eco. Ce l’avevano soprattutto con Sanremo: “Evadiamo dall’evasione” era il loro motto. Riscoprirli settant’anni dopo, di questi tempi, è una buona indicazione …

Era il 1957, la guerra era finita da poco più di 10 anni, loro erano ragazzi. Piemontesi, intellettuali, artisti: volevano divertirsi e fare qualcosa di interessante, uno suonava il pianoforte e componeva, l’altro ci sapeva fare con la chitarra: si riunirono in un gruppo per fare musica.
Si chiamarono I “Cantacronaca” e durarono qualche anno, dal ’57 al ’62, ma riuscirono a seminare idee e spunti che sono stati raccolti per anni, ben al di là del mondo della musica Folk e popolare. Prima delle canzoni d’autore c’erano loro.
Nel blu dipinti di rosso (dal titolo di un giornale dopo un concerto romano) è un bel documentario (produzione Magda Film) sulla storia di questi ragazzi, raccontato proprio da due di loro: Fausto Amodei (scomparso a settembre scorso) ed Emilio Jona (nella foto). Gli altri erano Sergio Liberovici, Michele Straniero, giornalista de l’Unità torinese e Margherita Galante Garrone (Margot).
Lo ha diretto Stefano DI Polito che è riuscito a inserire materiale straordinario come la registrazione del primo concerto, riportando i protagonisti nella sala dove si svolse, o le voci delle mondine in mezzo all’acqua delle risaie, che ci riportano ad un mondo ancora capace di una creatività diffusa.
I “Cantacronache” ce l’avevano soprattutto con Sanremo e le canzoni di evasione. Uno dei loro motti era proprio “Evadiamo dall’evasione”. Racconta nel film Emilio Jona: “non volevamo fare i giullari dell’era industriale, e neppure gonfiare le bolle di sapone”.
Al cinema c’era stato il neorealismo, a quello s’ispirarono per le loro canzoni, ma con una bella dose d’ironia. Basta riascoltare i loro pezzi, come il tarlo o Dove vola l’avvoltoio, canzone pacifista , una delle tre scritte da Italo Calvino per i “Cantacronache”. Le altre a cui collaborò sono Canzone triste e Oltre il ponte (il testo è nella foto in copertina).
I ragazzi del “Cantacronache” piacquero subito e in molti tra gli intellettuali dell’epoca si misero in gioco con loro, dopo Franco Fortini anche Gianni Rodari, con Girotondo di tutto il mondo e pure Umberto Eco che però ai “Cantacronache” sembrava poco adatto alle canzonette.
Ha reso omaggio a loro Enzo Jannacci, Fabrizio de André ne La guerra di Piero riprende i versi di Dove vola l’avvoltoio. Anche una canzone dei CCCP inizia col primo verso di Per i morti di Reggio Emilia.
Oltre ai loro testi memorabile è la loro ricerca per il recupero delle canzoni popolari non solo italiane. Una delle imprese fu quella di raccogliere in Spagna, in pieno franchismo, i testi popolari di resistenza e guerra civile.
In una delle loro canzoni, La gelida manina attaccano senza peli sulla lingua il sindaco di allora di Torino. Qualcuno potrebbe mai farlo oggi, in una grande città? Certo da allora l’Italia è molto cambiata ma uno dei vantaggi dell’essere inattuali è l’altissima probabilità di diventare premonitori. Il nuovo interesse su un gruppo di settant’anni fa sembra dimostrarlo.
Carla Chelo
Giornalista. Ha lavorato all'Unità, al settimanale Diario e in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica, Alice Werblowsky e da sola una guida sul verde in città: "Milano, Parchi e giardini", Touring club italiano.
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