“I Peccatori” (anti-Trump) battono il record di candidature. Inseguiti dagli ex rivoluzionari di Anderson-Pynchon

Sembra davvero una fotografia delle tensioni sociali che stanno attraversando l’America di Trump queste nomination agli Ocar 2026, annunciate in diretta il 22 gennaio dal Samuel Goldwyn Theater dell’Academy a Los Angeles. Batte il record di tutti i tempi con 16 candidature “Sinners – I Peccatori” horror molto politico e antirazzista del regista black Ryan Coogler. A seguirlo con 13 nomination “Una battaglia dopo l’altra” in cui Paul Thomas Anderson, rifacendosi al romanzo di Thomas Pynchon, racconta con ironia l’America degli ex rivoluzionari in un presente deformato dal controllo e dall’autoritarismo di Trump …

È la sorpresa assoluta di quest’anno. E nessuno avrebbe immaginato che a fare il pieno di nominations sarebbe stato l’horror politico anti-Trump – ma sì, diciamolo – di Ryan Coogler. Così è stato: 16 candidature per Sinners – I Peccatori catapultano il film del regista di Black Panther nell’empireo del record dei record, superando Titanic e La La Land, che si erano fermati a quota 14.

Cosa ha fatto raggiungere questo traguardo? Intanto, incassi record nelle sale Usa. E poi, certamente, i temi trattati. Ambientato nel Mississippi razzista del 1932, con tanto di Ku Klux Klan, il film gioca senza tregua col genere e con l’intera mitologia nera americana. Materia incandescente nell’America di Trump dove la “sua” polizia anti-immigrati spadroneggia indisturbata, usando la forza contro le minoranze e i movimenti civici: l’omicidio di Renee Nicole Good, cittadina americana e madre di tre figli, da parte dell’agente dell’ICE, ha recentemente riempito le piazze.

Ambientato in un clima culturale così teso, Sinners – I Peccatori ha evidentemente toccato corde profonde, traducendo in immagine cinematografica questioni di identità, violenza istituzionale e memoria collettiva, cogliendo l’attenzione non solo del pubblico ma anche dell’Academy. Così che corre praticamente ovunque: miglior film, miglior regia (Ryan Coogler), miglior sceneggiatura originale (Ryan Coogler), miglior attore protagonista (Michael B. Jordan), miglior attrice non protagonista (Wunmi Mosaku), miglior attore non protagonista (Delroy Lindo), miglior colonna sonora (Ludwig Goransson), miglior canzone originale (I Lied To You), fotografia, scenografia, costumi, sonoro, montaggio, trucco e acconciature, miglior casting ed effetti visivi. Un dominio che ridisegna gli equilibri dell’intera stagione.

Alle spalle di Coogler, con 13 nomination, si piazza Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, dark comedy di forte impronta autoriale e di origine letteraria (c’è alla base Vineland di Thomas Pynchon), che racconta con ironia l’America degli ex rivoluzionari in un presente deformato dal controllo e dall’autoritarismo di Trump. Il titolo è candidato per miglior film, miglior regia (Paul Thomas Anderson) e per le interpretazioni di Leonardo DiCaprio, Teyana Taylor, Benicio Del Toro e Sean Penn, oltre a una lunga serie di categorie tecniche. Le 13 candidature rappresentano un’ipoteca pesante sui premi Warner, che totalizza complessivamente 30 nomination.

L’edizione si conferma sempre più internazionale. Due produzioni non in inglese entrano nella top ten del miglior film: il brasiliano L’agente segreto di Kleber Mendonça Filho (4 candidature) e il norvegese Sentimental Value di Joachim Trier. Proprio Sentimental Value, insieme a Frankenstein di Guillermo del Toro e Marty Supreme di Josh Safdie, porta a casa nove candidature a testa.

Altro titolo chiave, e altro esempio da sottolineare di cinema di origine letteraria, è Hamnet di Chloé Zhao, tratto dal romanzo di Maggie O’Farrell. Il film ottiene otto nomination, tra cui quella per la miglior regia (Chloé Zhao), confermando la centralità dell’adattamento letterario anche in una competizione dominata dai grandi numeri.

Tra le sorprese più clamorose spicca l’esclusione di Wicked – Parte 2, a solo un anno di distanza dal primo capitolo, e quella dalla cinquina per la regia di Guillermo Del Toro e dell’iraniano Jafar Panahi con Un semplice incidente, Palma d’oro a Cannes 2025. Sul fronte attori resta fuori Paul Mescal, a differenza della sua costar di Hamnet Jessie Buckley.

A 30 anni appena compiuti, Timothée Chalamet diventa il più giovane interprete a raggiungere tre nomination in carriera. Se dovesse vincere per Marty Supreme, sarebbe il più giovane premiato dopo Adrien Brody, che aveva 29 anni quando vinse per Il Pianista.

Ancora una volta brillano i film internazionali anche sul fronte delle interpretazioni, con un record di quattro attori candidati per ruoli recitati in lingue diverse dall’inglese: Inga Ibsdotter Lilleaas, Renate Reinsve e Stellan Skarsgård per Sentimental Value, e Wagner Moura per L’agente segreto. Il precedente primato, fermo a tre, risaliva al 1976.

Infine, un tocco d’Italia nella categoria miglior canzone originale con Sweet Dreams of Joy (Ana Maria Martinez) dal documentario Viva Verdi!, dedicato alla casa di riposo per artisti d’opera di Milano, in gara contro Dear Me (Diane Warren: Relentless), Golden (KPop Demon Hunters), I Lied To You (Sinners – I Peccatori) e Train Dreams (dall’omonimo film).


Gino Santini

redattore

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