Il ritorno dell’infernale Mark Twain con 5 lettere eretiche (e inedite). Aspettando che la Rai lo riscopra

A 110 anni dalla morte di Mark Twain arrivano in libreria “Lettere Eretiche” (Piano B), nuova edizione delle “Lettere dalla Terra” con cinque missive inedite, del 1909, che costituiscono un’ulteriore escalation della sua serrata e sarcastica critica della religione (di ogni religione). Così “pericolose” che lo stesso scrittore aveva deciso di non pubblicarle in vita. Torna in mente uno storico sceneggiato Rai (“Questa sera parla Mark Twain”) che sarebbe bello riscopire per l’occasione, magari su RaiPlay …

«Solo ai morti è permesso di dire la verità». Mark Twain, la verità – o perlomeno la sua verità – l’ha detta: in vita e da morto. Oltre il grande scrittore “per ragazzi” (Le avventure di Tom Sawyer, Le avventure di Huckleberry Finn); oltre le sue incursioni fanta-storiche (Un americano alla corte di re Artù); oltre l’autobiografia (Vita sul Mississippi: da giovanissimo fu pilota di battelli sul grande fiume); oltre questo e molto altro, fu un abile, ironico giornalista, un caustico conferenziere e un intrattenitore.

Senza peli sulla lingua, politicamente scorretto – si direbbe oggi – o, meglio, politicamente antirazzista, anticolonialista, antimperialista (magari con qualche contraddizione). E antireligioso. Non glielo perdonarono: fu osteggiato, perseguitato da cause (soprattutto finanziarie) e, quando morì (nel 1910, era nato nel 1835 con il nome di Samuel Langhorne Clemens), la sua stessa famiglia distrusse parecchi suoi manoscritti o li tenne ben chiusi in un cassetto. A cominciare dal più urticante, quello delle Lettere dalla Terra che furono pubblicate per la prima volta nel 1962.

Oggi, a 110 anni dalla sua morte, la casa editrice Piano B manda in libreria con il titolo, Lettere Eretiche, una nuova edizione delle Lettere dalla Terra (la prima italiana fu nel 1964, per i tipi degli Editori Riuniti), una raccolta che simula un’irriverente corrispondenza che l’Arcangelo Satana – esiliato da Dio sulla Terra a causa dei suoi commenti impertinenti riguardo la Creazione – scrive ai suoi compagni, gli Arcangeli Gabriele e Michele.

Questa nuova edizione presenta, oltre alle undici originarie, altre cinque “lettere” inedite con la nuova traduzione e curatela di Guido Negretti. Cinque testi, risalenti al giugno del 1909, che costituiscono un’ulteriore escalation della sua serrata e sarcastica critica della religione (di ogni religione). Twain stesso – conscio della “pericolosità” delle lettere – aveva deciso di non pubblicarle in vita e di consegnarle a un diario da gestire, forse, post mortem.

E certo, il Dio di Mark Twain mostra fin da subito «la Sua natura vendicativa, ingiusta, gretta, spietata e rancorosa. È sempre nell’atto di punire: punisce misfatti di poco conto con una severità mille volte maggiore, punisce bambini innocenti per le malefatte dei loro genitori, punisce popolazioni inoffensive per i misfatti dei loro governanti, e addirittura scende a infliggere una vendetta sanguinaria nei confronti di innocui vitelli, agnelli, pecore e torelli come punizione per delle violazioni insignificanti commesse dai loro proprietari».

Sistema così la Creazione e il Vecchio Testamento ma non ci va leggero, lo scrittore americano, neppure con il Nuovo Testamento, con l’angelo dell’Annunciazione: «un completo estraneo, un presunto angelo, che forse, sì, sarebbe potuto essere un angelo, ma anche un esattore delle tasse». E con «il nostro cristianesimo… malvagio, sanguinario, spietato, succhiasoldi e rapace (specialmente nel nostro Paese…)».

Non risparmia l’Inferno e il Paradiso, peccato e perdono e, soprattutto, i pulpiti e il clero: «È a questi farabutti celestiali che il coniglio umano, ingenuo, fiducioso e illogico, rivolge il proprio sguardo per un Paradiso di beatitudine eterna, che sarà la sua ricompensa per il fatto di aver pazientemente sopportato la miseria e le sofferenze inflitte a lui qua in basso».

Cala il suo sarcasmo sulla storia, sulle guerre combattute in nome di Dio, sulle persecuzioni e le stragi come quella di re Leopoldo II del Belgio «il macellaio» massacratore dei neri del Congo. La sentenza è pesante: «Dio, e solo Dio, è responsabile per ogni azione e per ogni parola della vita di un essere umano tra la culla e la fossa». Ma non è che l’uomo venga assolto del tutto. Ecco come lo secca in un suo aforisma: «Io non ho pregiudizi di razza, di casta o di religione. Tutto quel che m’importa sapere di un uomo è che sia un essere umano: questo mi basta… non potrebbe essere niente di peggio».

È perlomeno curioso che, qualche mese dopo l’uscita in Italia delle Lettere dalla Terra, la Rai mandasse in onda (dal 28 marzo al 9 maggio 1965) Questa sera parla Mark Twain, uno sceneggiato televisivo in sette puntate, diretto da Daniele D’Anza su testi di Romildo Craveri e Diego Fabbri.

Di quelle Lettere, ovviamente non c’è traccia, e lo sceneggiato, piuttosto, metteva a fuoco gli ultimi anni della vita di Mark Twain, narrati in prima persona dallo scrittore e intervallati da siparietti con l’adattamento di suoi racconti e novelle. Il cast degli attori era di tutto rispetto: Paolo Stoppa faceva uno splendido Mark Twain e Rina Morelli era la dolcissima moglie Livy, mentre nei personaggi di contorno si alternavano grandi nomi come Sergio Tofano, Roldano Lupi, Achille Millo, Riccardo Garrone, Renzo Palmer, Nando Gazzolo e tanti altri che diventeranno star della tv (e non solo) come Loretta Goggi (che interpretava la figlia Susy) e Roberto Chevalier.

Le musiche di Fiorenzo Carpi e l’originale scenografia di Nicola Rubertelli e Giuliano Tullo (un uniforme sfondo nero su cui spiccavano, quasi come apparizioni, arredi, porte, cornici) contribuirono a questo capolavoro della tv d’antan per molti aspetti anticipatore di moderni linguaggi.

Memorabile – almeno per chi scrive – la messa in scena del racconto di Twain Punch, brothers punch nel quale lo scrittore descrive l’ossessione che gli procura il ritornello di una canzone ascoltata per strada. Il jingle – per chi non lo ricorda – faceva così: «Oh fattorino dal ciuffo nero, fora il biglietto al…
fora il biglietto al… al passeggero! Foralo bene, con diligenza, fin dal momento del.. fin dal momento del… della partenza”…» (ascoltalo qui). A cantarlo nella quinta puntata dello sceneggiato tv era un giovane Paolo Poli nelle vesti di un musicista girovago.

Questa sera parla Mark Twain fu una pagina di grande televisione e di grande teatro (allora le cose marciavano assieme). E non sarebbe male che la Rai lo recuperasse su RaiPlay (oggi si trova sparso su YouTube o in Dvd). Magari inserendolo in un ipotetico palinsesto di una futura «netflix» della cultura che il ministro Dario Franceschini ha invocato in questi tristi tempi di messa in quarantena dello spettacolo.