Addio Pino Solanas, grande combattente del cinema argentino

È stato il Covid a portarselo via. Lui che nella sua vita ha combattuto regimi e dittature denuciandoli attraverso il cinema, ma anche attraverso la politica attiva, è morto il 6 novembre in un ospedale di Parigi, “sconfitto” dalle complicazioni legate a questo maledetto virus.
Fernando Solanas, Pino per gli amici, il padre del Cine-Liberation argentino (insieme a Octavio Getino e Fernando Vallejo), a Parigi, dove negli anni Settanta ha vissuto l’esilio, era tornato attualmente in veste di ambasciatore presso l’Unesco, a ricordare il suo impegno culturale mai sopito.
Una militanza, la sua, lunga cinquant’anni che ha seguito ed accompagnato non solo la storia (funesta) del suo paese (nato il 16 febbraio 1936 a Buenos Aires), ma quella dell’intero continente Latino Americano, che rivelò al mondo nel ’68 con L’ora dei forni, visionario racconto (dalle parole del poeta cubano José Martì) sull’onda rivoluzionaria di fine anni Sessanta che attraversò quelle regioni, nel nome e nella memoria di Che Guevara, assassinato mentre le riprese erano in corso.
Presentato in anteprima mondiale al Festival di Pesaro (in quegli anni la rassegna del Nuovo cinema era davvero un covo di ribelli) e “ripreso” l’anno dopo a Cannes con Godard ad accompagnarlo, L’ora dei forni è diventato un manifesto del cinema militante di tutti i tempi, e, soprattutto, il simbolo di cosa da lì in poi sarebbe stato il cinema di Pino Solanas e di tutta una generazione di cineasti orgogliosamente combattenti.
Una scelta pagata con l’esilio in Francia (narrato in Tangos, l’exil de Gardel, gran premio speciale a Venezia ’85), ma che non l’ha mai alluntanato dal racconto della realtà. Quella degli ultimi, degli oppressi, dei desaparecidos (con Sur nell’88 vince Cannes) e della denuncia contro il regime che, al suo rientro in Argentina, gli costa anche un attentato e infiniti processi. Sono gli anni di Menen, del neoliberismo sfrenato che porta il paese al default coi depositi bancari dei cittadini svuotati.
Fernando Solanas lo denuncia. Prima da parlamentare del Frepaso, il fronte di centro-sinistra (dal ’93 al ’97) e poi nuovamente da regista con La memoria del saccheggio, lucidissima analisi delle selvagge privatizzazioni che misero in ginocchio l’intera Argentina e che portarono alle rivolte di piazza del 2001 al grido di “Que se vajan todos!”. E di cui Solans ha proseguito il racconto a più riprese, puntando il suo obiettivo sulle battaglie del popolo, la sua resistenza e la solidarietà (La dignità degli ultimi, Argentina Latente, Oro Negro).
Ci mancheranno il suo sguardo critico e lucido sul mondo, la sua arte e il suo impegno a ridare dignità e riscatto agli ultimi del mondo.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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