La caduta della casa Primic. Alessandro Gassman torna al cinema (e in sala) col teatro di Maurizio De Giovanni

In sala dal 16 settembre (per Vision Distribution) “Il silenzio grande” terzo film da regista di Alessandro Gassman, ispirato all’omonima pièce di Maurizio De Giovanni. In una decaduta villa dai fasti passati si consuma il dramma della famiglia Primic in pieno declino economico. Tra tanti silenzi, non detti, va in scena un film sull’incomunicabilità. Presentato come Evento speciale delle Giornate degli Autori veneziane …

Siamo negli anni Sessanta, nella grande e decaduta villa della non più agiata famiglia napoletana dei Primic, nei giorni in cui tutti i suoi componenti devono prendere ufficialmente coscienza del proprio declino.

Il noto scrittore Valerio e Rose, sua moglie, coi figli Massimiliano e Adele, senza dimenticare la cameriera Bettina: tutto, ne Il silenzio grande, parla del passato, di agi non più possibili a causa del declino economico della famiglia.

Fin dalle prime scene lo spettatore apprende che Rose, la padrona di casa, non vede altra possibilità se non di vendere la lussuosa residenza, la vera protagonista della storia, per saldare debiti e risollevarsi dalle ristrettezze, scontrandosi con il marito che vorrebbe rimanere in quella villa, simbolo del buon nome dei Primic. L’imminente vendita sostiene l’intera narrazione, innesca ricordi e confessioni tra i membri della famiglia.

Attraverso conflitti, equivoci, confronti, voci e silenzi di un paesaggio umano colto ed elegante ma nel suo intimo caotico e disfunzionale, si mette in scena un film sull’incomunicabilità, sui non detti, sui silenzi che a volte sono salvifici.

Rose stessa ma anche i figli Massimiliano e Adele, si aprono forse per la prima volta con Valerio, accusato dalla domestica/confidente Bettina di non riuscire mai ad ascoltare e a sfuggire agli altri.

Il silenzio grande, terzo film da regista di Alessandro Gassman dopo Razzabastarda e Il premio, è passato alle Giornate degli Autori a Venezia e dal 16 settembre sarà nelle sale.

Si presenta con ottime credenziali: è tratto dall’omonima pièce teatrale di Maurizio De Giovanni (più noto per la serie letteraria e tv I bastardi di Pizzofalcone, di cui Alessandro Gassman è interprete), che firma la sceneggiatura del film insieme a Gassman e Andrea Ozza. Nel cast schiera Massimiliano Gallo nel ruolo del protagonista Valerio, a fianco di Margherita Buy (Rose), Marina Confalone (Bettina) Antonia Fotaras (Adele) e Emanuele Linfatti (Massimiliano).

Un’opera di buona fattura questa di Gassman che, tuttavia, nel passaggio su pellicola non ha saputo o voluto discostarsi dall’originale teatrale (diretto sempre da lui) svolgendo l’intera azione unicamente negli interni, che si tratti di realtà come di memoria.

La polvere e l’odore della carta di mille e mille libri dello studio, unico luogo dove Valerio si sente protetto, o il pulviscolo delle scene in flashback sembrano essere l’ingrediente segreto o la sostanza stessa che induce Valerio e i suoi affetti a parlarsi e riconoscersi.

Molta della forza del film sta nella sua inattualità, nel voler usare apertamente un linguaggio visuale antico, sposare i ritmi teatrali rafforzati dalla scenografia fisica di questa casa magnifica ma ormai fatiscente, come del resto i legami della famiglia Primic.