L’amore nascosto nell’Inghilterra dei ’50. “My Policeman” su Prime Video


In molti hanno ritrovato nelle bellissime pagine della scrittrice britannica Bethan Roberts la tormentata storia d’amore dello scrittore britannico E.M. Forster con un poliziotto sposato, vissuta nella Gran Bretagna dei 50, quando l’omosessualità era condannata dalla legge.

Parliamo di My Policeman. Storia di un amore impossibile, il romanzo della scrittrice inglese del 2012, pubblicato in Italia da Frassinelli nel 2022 in occasione dell’uscita del film su Amazon Prime Video.

Il libro ha ottenuto una grande accoglienza da parte della critica, diversamente dal film che riesce comunque nel racconto dell’amore travolgente tra Patrick Hazlewood, fascinoso esperto d’arte e responsabile di un museo, e il suo poliziotto, Tom Burgess.

Il film, come il libro, si sviluppa su due diversi piani temporali. Inizialmente, vengono mostrati tre personaggi ormai anziani, di cui non ci viene fornita alcuna indicazione e, poi, si ripercorrono le tappe salienti del loro rapporto attraverso il racconto del loro passato.

Marion (da giovane Emma Corrin e, poi, Gina McKee) è follemente innamorata di Tom (nei suoi panni Harry Stiles e, successivamente, Linus Roache) e riesce perfino a coronare il suo sogno d’amore con un matrimonio. Matrimonio che, però, si rivelerà di convenienza. Un modo, cioè, per nascondere la relazione adulterina e illegale tra Tom e Patrick (dapprima David Dawson e, poi, un sublime Rupert Everett), sempre presente ai loro primi appuntamenti.

Il personaggio femminile, molto più energico e interessante nel romanzo, viene snaturato all’interno del film, dove non viene messa in luce la rabbia della donna, ma piuttosto la sua vulnerabilità e la sua impotenza. Naturalmente una precisa scelta registica, allo scopo di mostrare la tenerezza e la sofferenza del rapporto tra il marito e l’amante.

All’inizio del film, siamo di fronte ad un triangolo amoroso, sulla scia di tanti classici del genere di cui Truffaut e Bertolucci, tra i molti, hanno regalato titoli da antologia. Il britannico Michael Grandage, regista del bellissimo lungometraggio Genius e vincitore di tantissimi premi in ambito teatrale, cerca perfino di ingannare lo spettatore facendogli credere che Patrick non sia innamorato di Tom ma di Marion.

Il regista gioca con i nostri stessi pregiudizi, quindi, per poi proseguire con il racconto di questa tormentata storia d’amore. Prende, inoltre, ulteriore distanza dal libro optando per un finale che non rispetta davvero la complessità emotiva dei personaggi.

Com’è stato già fatto da Jane Campion per Il potere del cane e, molti anni prima da Ang Lee con I segreti di Brokeback Mountain, il regista di My Policeman prende un mestiere considerato simbolo di mascolinità e lo capovolge. In fondo, cosa è più macho di un cowboy? Forse, solo un poliziotto.

Sono nato in un’Inghilterra dove la legge era come all’inizio di questo film, ho paura a dirlo – racconta il regista, dichiaratamente omosessuale – Quand’ero solo un ragazzo, l’omosessualità era vietata e severamente punita e, anche dopo, c’erano ancora tantissimi pregiudizi da affrontare. Sono molto orgoglioso di far parte di una comunità che ha fatto progressi incredibili negli ultimi quarant’anni, rendendo possibile, per esempio, il matrimonio gay che era del tutto inconcepibile quand’ero ragazzo”.

In My policeman, il suo quarto lungometraggio, il regista vuol metter in guardia lo spettatore. Adesso, infatti, viviamo tempi più tranquilli, ma Grandage è consapevole che tali conquiste non sono per sempre: “sento per la prima volta nella mia vita che tutto sia così fragile e che potremmo facilmente tornare a quel periodo se non stiamo attenti”. Un’affermazione che difficilmente potremmo non condividere.