Libri “beni essenziali”. Librerie aperte anche nelle zone rosse e contro Amazon indipendenti all’attacco
Editori e librai plaudono alla scelta del governo di tenere aperte le librerie anche nelle zone rosse. Riconoscendo, finalmente, il valore di “bene essenziale” dei libri. Intanto la Francia si mobilita contro la chiusura, mentre in tanti si organizzano per vendere online i loro titoli, contro il monopolio assoluto di Amazon. E in Italia le librerie indipendenti si difendono con la vetrina virtuale Bookdealer.it. La parola d’ordine, insomma, è resistere …

Le librerie rimarranno aperte anche nelle zone rosse. Il governo ha ascoltato l’appello di Ali Confcommercio e dell’Associazione Italiana Editori che, in vista del Dpcm appena varato, avevano chiesto di considerare il libro “bene essenziale” e risparmiare le librerie dalla chiusura.
“Bene essenziale”, perché – come la scrittrice Lidia Ravera ricordava in un appello al ministro Franceschini durante il lockdown di marzo – “I libri sono generi di prima necessità. Come il pane. E senza questo pane, in questo momento, rischiamo di morire di fame”.
Il ritorno dei lettori in libreria dopo il lungo periodo di chiusura ha dimostrato l’importanza salvifica che la lettura ha assunto in una situazione di totale isolamento e difficoltà psicologica. In mesi di reclusione – per molti trascorsi di fronte a uno schermo in smart working e per molti altri senza lavoro alcuno – il libro è stato un rifugio, una compagnia, una terapia.

Nel momento in cui le sale sono chiuse per decreto come i teatri, una libreria aperta può trasformarsi in atto simbolico di resistenza, scintilla di una socialità che si costruisce con la trasmissione di saperi, la riflessione e lo scambio di idee.
“Luoghi della vita e della cultura nel cuore delle città”: questo è il valore attribuito alle librerie in una petizione francese – al momento rimasta inascoltata – al presidente Macron, che durante l’annuncio del lockdown nazionale è stato accusato di aver taciuto sulla voce “cultura”.
In una Parigi in cui la sindaca Anne Hidalgo invita a non acquistare libri su Amazon, a favore del commercio indipendente, anche la storica libreria Shakespeare and Company – luogo d’incontro di Pound, Hemingway e Fitzgerald – si è trovata costretta a lanciare un appello a causa della grave crisi: i lettori sonostati invitati ad acquistare i libri online e a ritirarli in negozio.
La lotta intrapresa dalle librerie negli ultimi mesi è per la sopravvivenza, e non si gioca soltanto sul fronte delle possibili chiusure, ma soprattutto sulla possibilità di creare un’alternativa ai grandi store online. È una battaglia che in diversi luoghi sta assumendo la forma dell’alleanza e della coalizione.
Un esempio significativo è Bookshop.org: un sito web che consente alle librerie indipendenti di creare una propria vetrina virtuale, raccogliendo l’intero margine di profitto da ogni vendita, e che negli Stati Uniti conta già oltre 900 negozi affiliati, e sta riscuotendo molta risonanza anche in Gran Bretagna.
Bookshop, nato da un’idea dello scrittore Andy Hunter, è stato lanciato negli States a fine marzo, e si definisce una “benefit corporation” che si propone di “favorire il bene pubblico contribuendo al benessere della comunità letteraria indipendente”. Tra le regole statutarie, infatti, è previsto il divieto di vendere ai grossi rivenditori statunitensi, primo fra tutti Amazon.
Da fine estate, anche in Italia è possibile sostenere le librerie indipendenti con un click. La piattaforma si chiama Bookdealer.it, ed è stata ideata da Leonardo Taiuti (editore di Black Coffee), Mattia Garavaglia (libraio della Libreria Golem di Torino), Daniele Regi e Massimiliano Innocenti.
Anche in questo caso, il servizio non impone alla libreria alcuna percentuale sul venduto, né costi di gestione: al cliente viene chiesto soltanto un piccolo sovrapprezzo per la consegna, che verrà utilizzato dai librai per sopperire alle spese quotidiane. Il portale di Bookdealer offre inoltre ai lettori la possibilità di visitare virtualmente i negozi affiliati e partecipare alle iniziative promosse dalle librerie, oltre che di ricevere consigli di lettura da parte dei librai e dagli altri utenti.
Se il libro è un “bene essenziale”, è importante sostenere e preservare anche il mondo a cui appartiene. La battaglia per tenere le librerie aperte è una resistenza, prima che culturale, etica. E con pochi accorgimenti e un acquisto consapevole, può essere diffusa e abbracciata da tutti i lettori.
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